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11 SETTEMBRE 2010

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Fermiamoci a riflettere. In questi anni trascorsi da quando migliaia di persone hanno perso la vita negli attacchi contro il World Trade Center, milioni di persone come me hanno visitato il luogo nel quale un tempo sorgevano le Twin Towers per rendere omaggio alle vittime di New York. Niente a New York è come nove anni fa. Il sindaco ha piazzato le seggiole su Broadway giù fino a Times Square trasformando il centro del mondo in una paciosa piazza di paese. Le scuole sono riaperte e Obama, che ha assunto il ruolo di predicatore nazionale, parla agli studenti da preside democratico, dateci dentro che son tempi duri. Gli scolari dell’asilo e molti delle elementari non erano nati l’11 settembre del 2001, quando i commandos di al Qaeda colpirono e distrussero le Twin Towers. Il mondo è così cambiato che i ragazzini delle scuole, accompagnati da mamma e papà commossi, quando toccherà loro studiarlo al liceo resteranno sbalorditi. La breve solidarietà svanì presto, nelle rigidità ideologiche dei falchi intellettuali di Bush e del suo vice, il duro Cheney, sporcata dalla difesa della tortura del giurista John Yoo e degenerata poi nel carcere di Abu Ghraib.

Oggi, intorno alle 8 e 40 ora locale, capannelli di passanti si fermeranno a ricordare i caduti, civili, militari, poliziotti e pompieri e le guerre che da quella strage son venute, in Afghanistan prima e Iraq poi con i loro morti, americani, alleati, iracheni e delle varie tribù afghane. Si prega nelle chiese, nelle sinagoghe e nelle moschee. Osama voleva battere non gli Stati Uniti ma la globalizzazione, un mondo tollerante dove fedi e culture possano coesistere nello scambio economico, come aveva previsto il saggio scozzese Adam Smith. Che gli americani infedeli gestissero la propria società a piacimento era, ed è, per lui ok, come ha scritto nel suoi manifesti. L’attacco orrendo di otto anni fa serviva a intimidire il nemico, persuaderlo a ritirarsi nei propri confini e lasciare la regola della sharia imporsi nell’area dell’antico Califfato. Recarsi a Ground Zero è una esperienza molto difficile e molto penosa. Ma è anche fonte di ispirazione. Quando riandiamo col pensiero ai terribili avvenimenti dell’ 11 settembre, è importante che teniamo ben presente che la società americana è stata attaccata per ciò in cui crede. Attaccata perché crede fieramente nella libertà, nella libertà politica e in quella economica, mentre i terroristi credono fermamente nella tirannia e nell’ oppressione. Ma un popolo libero prevarrà sempre. Vivere in libertà conferisce una scorta di coraggio e di determinazione che non si sa neppure di avere fino a quando il nostro stile di vita è messo in pericolo.

Dobbiamo guardare al luogo dove sorgeva il World Trade Center come ad un promemoria del fatto che la libertà e la democrazia si ottengono a caro prezzo, il prezzo della vigilanza. E non dobbiamo mai chiudere gli occhi nei confronti di coloro che cercano in ogni modo di fare a pezzi i valori che lottiamo così duramente per difendere. Quel posto, infatti, è un imperituro ricordo del fatto che l’ 11 settembre, il giorno in cui ebbero luogo gli attentati, l’ America vinse la guerra contro i terroristi. Ora dobbiamo continuare a vincere tutte le battaglie. A partire da quella per la democrazia reale. Scopo degli individui che hanno attaccato l’occidente era di distruggere il suo spirito. Si è trattato infatti di un attacco contro l’ idea stessa di società libera e civile. Un attacco vigliacco come vigliacco è vigliacco il pastore  Jones che ha rinunciato al rogo  solo per convenienza perchè a motivarlo è stata solo la cupidigia.

Magliette, tazze stampate, spille e copie del suo libro Islam is of the Devil vanno a ruba tra i suoi fan che hanno creato un gruppo su Facebook il cui numero di iscritti continua ad aumentare. Jones, immortalato sul sito a cavallo di una luccicante Harley, e la moglie sembrano condurre una vita più che agiata: due appartamenti nella contea di Alachua nella Florida centrale, 9 intestati alla loro chiesa, un appartamento con vista sul mare a tre ore da Treasure Island. Quando osservo Ground Zero, penso ai vigili del fuoco che pur non essendo di turno si precipitarono al World Trade Center appena seppero degli attacchi, e lì persero la vita. Penso anche a tutte quelle persone alle quali non si potrà tributare il giusto riconoscimento. La città di New York è riuscita ad affrontare questa tragedia – e a superarla – in gran parte perché ha ricevuto un simile aiuto e incoraggiamento da parte di tutto il resto del paese. E dal mondo. Quel mondo libero, pacifico, democratico, che non dovrà più farsi guidare dal furore per battere la logica del terrore. l’ 11 settembre insegna anche questo.

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