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23 MAGGIO 2017: LA SCUOLA CONTRO OGNI MAFIA

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La ricorrenza del 23 maggio è divenuta una data simbolo che richiama anche quest’anno, a distanza di 25 anni le stragi di Capaci e di via D’amelio, punti di non ritorno della barbarie mafiosa e dell’impegno civile antimafia dello Stato e dell’associazionismo. Si tratta di una data simbolo che, impressa in modo indelebile nella memoria di quanti hanno vissuto direttamente o indirettamente quegli anni, la violenza di un corpo estraneo ma fin troppo infiltrato nello Stato, il tentativo di sovvertimento dell’ordine costituito in almeno 4 regioni del nostro Paese. E’ giusto che questa data venga trasmessa, con tutta la sua forza dirompente e evocatrice, anche alle giovani generazioni nate e cresciute in un’epoca che appare ormai tanto distante, non solo dal punto di vista cronologico, ma soprattutto dal punto di vista dell’ethos culturale, rispetto al dispiegarsi degli eventi che questa data, nonché la memoria della medesima è destinata ad evocare. In realtà, attorno alla giornata del ricordo delle stragi di Capaci e via D’amelio, molti sono gli eventi che vengono promossi ogni anno, sia che si tratti di istruttive e meritorie iniziative televisive, editoriali, come pure di eventi celebrativi deliberati dalle istituzioni pubbliche, nonché, con finalità più specificamente didattiche, da vari enti culturali e scolastici.

E anche dalle università di tutta Italia, non solo come evento commemorativo di pur tragiche vicende storiche del passato, bensì anche e soprattutto come evento culturale e didattico destinato ad incidere sull’attualità come essenziale momento formativo delle coscienze. La memoria delle stragi è carica di messaggi per il nostro presente. Il ricordare fa emergere nelle coscienze in primo luogo il riconoscimento del grande e permanente debito che la nostra cultura, la nostra civiltà, la nostra stessa vita democratica hanno nei confronti di uomini come Falcone, Borsellino, Chinnici, Impastato, Grassi, Livatino, Montana, Di Salvo, La Torre, Fava, Cassarà, e tanti altri. E nei confronti dei valori e delle proposte di pensiero di cui la tradizione democratica e dunque antimafia è stata portatrice. In secondo luogo, tenere viva e attuale la memoria di avvenimenti che oggi possono apparire inconcepibili, in quanto rappresentano la negazione stessa delle basi del vivere civile, dei valori fondanti della civiltà europea, induce a interrogarsi ancora una volta sul come una simile moderna barbarie sia stata possibile, senza aver suscitato una generalizzata rivolta delle coscienze. Si tratta di un’interrogazione salutare e dolorosa che apre la via alla vigilanza ed all’impegno più fermo all’insegna del “mai più”.

Il presidente Mattarella ha parlato della “banalità del male” segnalando come l’ottundimento delle coscienze possa generarsi quasi impercettibilmente dalla mancata vigilanza, dalla caduta del senso etico, dall’oblio sulle vicende della storia passata e presente. L’antidoto a tutto questo va certamente ravvisato nell’impegno a risvegliare le coscienze dei più giovani e dei meno giovani che anche oggi rischiano di essere disorientate e distratte se non obnubilate dalla molteplicità dei messaggi, sovente contraddittori, nonché dalla grande mole di informazioni per lo più prive di un preciso ordine e di una gerarchia di valori, che gli strumenti tecnologici sono in gradi di riversare nella vita di ogni giorno. Risvegliare le coscienze dei giovani al senso delle alternative fondamentali che vedono contrapposti il bene ed il male, l’affermazione dei valori della legalità, democrazia, convivenza, tolleranza civile, dell’accettazione delle diversità e la loro più o meno radicale, più o meno consapevole negazione è un preciso dovere etico per tutti noi e soprattutto per chi esercita funzioni di formazione. La Scuola costituisce la più rilevante istituzione culturale presente nel territorio, rilevante per la molteplicità dei saperi che vi sono coltivati, non meno che per le dimensioni quantitative che raggiungono, con le sue offerte formative.

Certo, si tratta di offerte formative che si sostanziano in molti casi nella trasmissione di conoscenze scientifiche e tecniche, tuttavia la Scuola verrebbe meno alla sua vocazione precipua se non si proponesse altresì l’obiettivo di trasmettere alle giovani generazioni il senso dei valori etici e civili, delle grandi opzioni di fondo, quali sono quelle che scaturiscono dal rifiuto di ogni logica mafiosa, di ogni forma di mafia. La Scuola in tutte le sue componenti certamente saprà accogliere e far proprio anche quest’anno il messaggio e le sollecitazioni preziose che provengono da questa celebrazione. Meglio non saprei concludere che con queste parole di Giovanni Falcone: “Ai giovani vorrei dire cheoccorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l’essenza della dignità umana. Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’ esaltazionedei  valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’ amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere”. Leo Nodari per “Il fatto quotidiano”®

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