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35 ANNI DOPO: CI VORREBBE UN PASOLINI

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Ci vorrebbe un nuovo Pasolini. Un nuovo Pasolini capace di dire le cose che nessuno piu’ sa dire. Capace di parlare di umanita’ e di antropologia, di civilta’ e di politica, ma anche di sport e di pallone. E capace di usare su ogni fronte la parola che intriga, il pensiero che urtica. Di mettere in difficolta’ le autorita’ costituite ma anche i loro oppositori. Scomodo per tutti finche’ e’ vivo, idolo per tutti dopo che e’ morto. Serve qualcuno per condannare un mondo che si accinge a vivere ancora una volta il Natale in arrivo con lo spirito pagano di chi nulla sa e nulla vuole sapere: della Natività, della grotta, del Figlio dell’Uomo. Ma che vuole consumi e ancora consumi, il pensiero e l’animo piatti, la gaiezza piu’ piena nel vuoto dello spirito. Serve qualcuno, anche, per condannare senza inchini una religione che pretende di farsi potere temporale, di sopprimere la dimensione spirituale e di ridurla a un catalogo di proibizioni, compresa quello del preservativo nei paesi dove l’Aids ne uccide a milioni. Serve un Pasolini per dire di nuovo: “Io so. Io so i nomi. Io so i nomi dei responsabili della strage”.

Uno che non si faccia scrupoli di passare per giustizialista o antigarantista se fa funzionare i vincoli e le connessioni della storia oltre le dichiarazioni dei tribunali, se sa andare oltre le loro pavidità e i loro opportunismi, oltre il quieto vivere dei magistrati scrupolosamente attenti agli umori del potere. Dobbiamo tornare alla franchezza della provocazione e alla immaginazione che solca cielo e mare per ridare un senso a tutto. Per non dovere scoprire a bocca aperta, magari con il manganello in mano, che Terzigno  non è un’astrazione sulla cartina geografica ma un insieme estremamente concreto di territorio e di comunità, di storia e di popolazioni. Per non dovere scoprire che dietro Ruby e il bungabunga c’è un concentrato di potere vero, politico, economico, mediatico, Ci vorrebbe un nuovo Pasolini che rompa il quieto vivere altrui. Ma per molti meglio un intellettualoide che rimorchia i ragazzini. Giusto?

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