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4 OTTOBRE: L’ATTUALITA’ DI SAN FRANCESCO

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Diciamolo, oggi un giovane può avere serie difficoltà nell’interpretare l’ideale di vita francescana. In questi ultimi anni molti sono tornati a interessarsi di Francesco di Assisi, figura singolare, sempre controcorrente e sempre attuale, una delle più luminose forse che il Cristianesimo e lo stesso Occidente abbiano mai prodotto. C’è chi lo chiama l’“ultimo cristiano”o il “primo dopo l’Unico”, cioè dopo Gesù Cristo. Di sicuro possiamo dire: quando il Cardinal Bergoglio ha scelto questo nome, ha voluto segnalare un progetto di chiesa in linea con lo spirito di San Francesco. Questo era l’opposto del progetto di chiesa del suo tempo, che si esprimeva attraverso il potere temporale su quasi tutta l’Europa, fino alla Russia, attraverso immense cattedrali, sontuosi palazzi e abbazie grandiose. San Francesco optò per il vangelo puro, alla lettera, per la povertà più radicale, in una semplicità quasi ingenua, con una umiltà che lo poneva accanto alla Terra, al livello dei più disprezzati dalla società, vivendo tra i lebbrosi, mangiando con loro nello stesso piatto. Mai criticò il Papa o Roma. Semplicemente non ne seguì l’esempio. Per quel tipo di Chiesa e società, confessa esplicitamente: “Voglio essere un ‘novellus pazzus’, un nuovo pazzo”: pazzo per il Cristo povero e per Madonna Povertà, come espressione di libertà totale: niente essere, niente avere, niente potere, niente pretendere.

Si tiene un pò nascosta la sua frase: “Desidero poco e il poco che desidero è poco”. In realtà non era niente. Si spogliò di tutti i titoli. Si considera “idiota, meschino, miserabile e di nessun valore”. Per il livello di progresso a cui siamo arrivati è intollerabile assistere a ciò che la quotidianità, a causa degli infimi sistemi finanziari, del “valore” di scambio e ricatto della moneta, mostra con crudezza ai nostri occhi: assenza di lavoro, terrorismo, paura, morte, corpi di bambini dilaniati da bombe e accatastati come in un mercato infernale, rigidi, con l’ultimo sguardo rivolto a chiedere perché l’umanità sia divenuta povera come non mai. I giovani non hanno più ideali ne valori, non provano stimoli nei confronti della realtà, non riescono a pensare a iniziative che li possano attrarre, diventano apatici. I veri valori, la giustizia, l’amore, la cultura, sono stati subordinati a un unico “valore” moderno, l’apparenza, il consumo, la “democrazia dell’avere”. Le cause scatenanti di questa crisi risiedono nella mancanza di punti di riferimento, di guide che possano divenire modello dei giovani.

Gli unici messaggi che i giovani sembrano recepire sono quelli inviati quotidianamente dai mass media. Nel circolo dei mass media c’è del bene e c’è del male: il bene è nell’informazione capillare che si realizza e nel potente impulso all’economia, quindi al benessere che ne deriva; il male è nella possibilità della disinformazione, della manipolazione delle coscienze, del condizionamento delle scelte degli individui. L’umanità così è continuamente impoverita di sogni. Per la maggioranza del pianeta è solo il male che modella le geografie economiche dell’umanità. Questo è falso: la povertà francescana può rivoluzionare il sistema di un mondo in cancrena. Sì, scegliendo la “ricca” povertà che è sposa del santo di Assisi e dei suoi frati. Questo cammino spirituale, fu vissuto a costo di grandi sacrifici perché a mano a mano che i suoi seguaci accorrevano, sempre più gli si opponevano, con la richiesta di conventi, regole e studi. Resistette finché poté e alla fine dovette arrendersi alla mediocrità e alla logica delle istituzioni, che presuppongono regole, ordine e potere. Ma non rinunciò al suo sogno. Frustrato, tornò a servire i lebbrosi, lasciando che il suo movimento, contro la sua volontà, fosse trasformato nell’ Ordine dei Frati Minori.

L’umiltà sconfinata e la povertà radicale gli permisero un’esperienza che viene all’incontro delle nostre ricerche: è possibile una fraternità talmente universale che includa tutti, come fece lui: il sultano d’Egitto che incontrò alla Crociata, la banda di rapinatori, il feroce lupo di Gubbio e perfino la morte? San Francesco ha dimostrato che era possibile realizzandola in una vita semplice e appassionata. Non possedendo nulla intrattenne una relazione diretta di convivenza e non di potere con qualsiasi essere della creazione. Essendo radicalmente umile, si pose sulla stessa terra e ai piedi di tutte le creature, che considerava sorelle. Sentí di essere fratello dell’acqua, del fuoco, degli uccelli, delle nuvole, del sole e di qualsiasi persona che incontrasse. Inaugurò una fraternità senza frontiere: in basso con gli ultimi, a fianco con gli altri simili, senza guardare se erano papi o servi della gleba; in alto con il sole, la luna e le stelle. Tutti sono fratelli e sorelle, figli dello stesso padre di bontà. La povertà e l’umiltà così praticate non hanno niente di balordo né di bigotto. Suppongono qualche premessa: rispetto illimitato davanti a ogni essere. Pieno di devozione, toglie un lombrico dal sentiero, perché non venga calpestato, fascia un rametto sciancato, perché si riprenda; dà cibo d’inverno alle api, che ronzano intorno a vuoto. Si mise in mezzo alle creature con profonda umiltà, sentendosi loro fratello. Non negò l’humus originale e le radici oscure di dove siamo venuti tutti.

Rinunciando a qualsiasi forma di proprietà, respingendo tutto ciò che lo avrebbe potuto mettere al di sopra delle altre persone e cose, possedendole, si è distinto come fratello universale. Andò incontro agli altri a mani vuote e puro di cuore, offrendo loro unicamente gentilezza, amicizia, amore disinteressato, pieno di fiducia e tenerezza. La fraternità universale nasce quando ci mettiamo con grande umiltà nel seno della creazione, rispettando tutte le forme di vita e ciascuno degli esseri. Questa fraternità cosmica, basata sul rispetto senza limiti, costituisce il presupposto necessario per la fraternità umana. Senza questo rispetto e questa fraternità difficilmente la Dichiarazione dei Diritti Umani sarà efficace. Sempre ci saranno violazioni, per ragioni etniche, di genere, di religione o altro. Questo suo atteggiamento di fraternità cosmica, assunto seriamente, potrà animare la nostra preoccupazione ecologica di salvaguardia di ciascuna specie, di ogni animale o pianta, perché sono nostri fratelli e sorelle. Senza la fratellanza reale, mai arriveremo a formare la famiglia umana che abita la sorella e Madre Terra con rispetto e cura. Questa fraternità richiede pazienza non reversibile, ma racchiude pure una grande promessa: essa è realizzabile. Non siamo condannati a liberare l’animale feroce che ci abita dentro e che quotidianamente prende le sembianze umane in ogni angolo del pianeta. Voglia il cielo che il Papa Francesco di Roma nella sua prassi di pastore locale e universale onori il nome di Francesco e mostri l’attualità dei valori vissuti dal Fratello di Assisi

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