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60 ANNI E SENTIRLI TUTTI

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A voler essere ottimisti ad ogni costo, quando scoccano i sessant’anni comincia la pubertà della vecchiaia, l’adolescenza della quarta stagione. A sessant’anni smetti di vivere da maturol’età giovanile e vivi da giovane l’età senile. Ti senti agli albori della senilità, ed entri da cadetto nella squadra dei seniores.

Nella Roma antica rottamare i sessantenni non era un modo di dire: sexagenari da ponte, ossia i sessantenni erano da gettare dal ponte Sublicio nel Tevere. Era quello allora lo scivolo per la pensione e il trattamento di fine rapporto con relativa liquidazione. In realtà il lancio era figurato, buttavano nel fiume il simulacro del rottamato. Ora ci sono modi più soft per rimuoverti e ci sono perfino privilegi risarcitori, come la carta d’argento con lo sconto sui treni e al cinema. E scatta la solita consolazione del paragone coi sessant’anni dei nostri padri o nonni, per dire che ora a sessant’anni si è solo diversamente fanciulli, seppure calanti. Ai loro amori tardivi Paolo Contiha dedicato ora un libro, Batticuore. Adesso che trasloco anch’io nello Stato dei sessantenni, ho smesso di considerarmi Io e mi ritengo altro, uno tra i tanti, nell’infinita sequenza dei viventi di passaggio.

Ho accolto conamor fatiun destino marginale, ho smesso ogni pretesa, anche giusta, amo la verità pur senza esserne ricambiato, non mi faccio più illusioni, so di scrivere sull’acqua. Gioco a carte scoperte con la sorte. Aspetto il turno, paziente. Sessantezza, primavera di saggezza.

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