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A NATALE REGALATE IL RITMO DEL JAZZ…IN UN LIBRO

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Se a Natale dovesse venirvi voglia di regalare un bel libro, invece della solita stronzata raccattapolvere  buono solo da riciclare, io vi consiglio il libro del mio amico jazzista e magistrato Domenico Manzione “Chet, una tromba dietro le sbarre” che presenterò a Roma mercoledi all’alexander platz jazz club di Roma, il più antico e famoso d’Italia. il ritmo del Jazz percorre tutto il libro. Il grande Chet  Baker che suona seduto sul davanzale della camera d’albergo. Che viene arrestato nella toilette di un’area di servizio, sulla strada per la Bussola di Focette. Henghel Gualdi che con il suo clarino, e quattro accompagnatori, improvvisa un concerto, la sera di Natale, sotto il carcere di Lucca, dove Chet Baker è rinchiuso, e viene subito interrotto dalle guardie. Domenico Manzione, lucchese, magistrato, a quei racconti ha aggiunto una ricerca e intorno ci ha costruito un libro, «Il mio amico Chet», appena pubblicato da Maria Pacini Fazzi Editore. Un libro sulle avventure e le disavventure di Chet Baker, tra i maggiori trombettisti jazz del secolo scorso, erano entrate da tempo nei racconti mirabolanti, magari un pò romanzati, di chi ne era stato testimone.  

Un’idea nata quando un amico rievocò i tempi in cui i ragazzini come lui si trovavano sotto le mura per ascoltare il suono della tromba di Baker che usciva dalla cella nel carcere di San Giorgio. Nell’agosto del 1960, Chet Baker, grande musicista jazz in fuga dagli Stati Uniti per problemi di droga, viene fermato nel bagno di un distributore di benzina sulla provinciale che da Lucca porta all’autostrada per Viareggio. La occupa da un’ora e mezza quando il benzinaio decide di chiamare la polizia, che abbatte la porta a spallate. Trovano una scia di sangue, una siringa, fiale di Palfium e un americano che dice di essere, da verbale, «Baker Chesney Henry». Seguono le indagini, il processo, la condanna, l’appello che arriva a fine ‘61, quando Baker ha giù scontato 16 mesi di carcere. Negli ultimi mesi gli viene concesso di esercitarsi in cella, per cinque minuti, due volte al giorno, e il suono della sua tromba si diffonde per la città come il pianto struggente di un uccello in gabbia.

Di qua e di là dell’Oceano all’epoca si parlò molto e si scrisse altrettanto di queste vicissitudini tristi e molto paradossali ma oggi la storia sembrava un po’ dimenticata.  Da magistrato, la sorpresa è stata trovare un sistema giudiziario che pareva funzionare più celermente, da un lato, e dall’altro un modo di lavorare decisamente più sbrigativo, con molte garanzie in meno per l’imputato. Come finì la storia, lo sappiamo bene. Per quanto la detenzione italiana l’avesse di fatto costretto a uscire dalla dipendenza, Baker non tornò più ai fasti degli Anni 50, quelli che l’hanno consegnato alla storia del jazz. Suonò ancora molto, e molto in Italia, e morì nel 1988 a Amsterdam, cadendo dalla finestra della stanza dell’hotel in cui alloggiava. Tutti pensarono che avesse voluto suicidarsi, ma non i lucchesi, che lo ricordano ancora, con la sua tromba, seduto sul davanzale della stanza numero 15 dell’Hotel Universo, in piazza del Giglio.  

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