A PARTE SECONDO GIRO

A PARTE SECONDO GIRO

All’Arena del Sole di Bologna Ludovico Einaudi prova il suo “The Solo Concert”. Tra poco il teatro che festeggia i suoi 200 anni sarà gremito di gente. Ascolto le magiche note che ballano, conto i biglietti, preparo i fogli paga e guardo la diretta in Tv. Come tutti coloro che passano a salutare, chiedere, parlare, dire, penso che ci sia  qualcosa di surreale nel dibattito a cui assisto. Un po’ rido, un po’ di arrabbio, un pò resto perplesso. Se provate a fare una statistica delle parole più ripetute da giornali e televisioni troverete che sono parole come Berlusconi, Fini, Bocchino, Fli, fiducia, sfiducia, maggioranza, voto. Da mesi l’Italia è appesa a un malsano sentimento di sospensione, di incertezza, di attesa. Prima per il discorso di Fini a Mirabello, poi Berlusconi in parlamento, poi Fini a Bastia, infine Berlusconi per la fiducia. E tutto questo per che cosa? Per un voto che, comunque vada, servirà solo a decidere una manche della partita a tennis che Berlusconi e Fini da due anni stanno giocando sulla pelle di tutti noi.

Vista dall’esterno è una situazione ridicola, per non dire tragica. Mentre il mondo vive una delle più drammatiche crisi e le economie avanzate si trovano di fronte a rischi immensi, da una stagnazione, fino al crollo dell’euro, mentre gli esperti si dividono sulle migliori terapie perdiamo ancora del tempo e dell’attenzione a interpretare una frase di Bocchino, a decodificare una battuta di Bossi, a indovinare le intenzioni di un parlamentare corteggiato per non dire altro. Con gli immensi problemi economico-sociali che l’Italia ha di fronte, con le enormi difficoltà che ci attendono, permettiamo al nostro ceto politico di baloccarsi nei suoi giochi di palazzo, nelle sue vanità, nelle sue miserevoli rivalità personali, senza mai metterlo di fronte alle sue responsabilità vere. Che non sono di salvare un governo, o di costituirne uno nuovo, ma di offrire soluzioni credibili. Possibilmente più credibili di quelle che l’attuale governo ha fornito fin qui.

Non è credibile Berlusconi, che si è permesso il lusso di governare mediocremente in una situazione che avrebbe richiesto ben altre priorità e ben altro coraggio. Non è credibile Fini, la cui giusta battaglia per una destra moderna e normale è compromessa dai modi in cui viene combattuta e dai soggetti che la conducono. Ma il punto è che chiunque aspiri a guidare una nuova politica economica e sociale non può cavarsela con formule propagandistiche. Perché il primo problema di qualsiasi governo in questa fase non è di convincere i propri cittadini, ma di convincere anche i mercati.

La mia impressione è che molti semplicemente non si rendano conto degli ordini di grandezza in gioco: mentre si discute di alcune centinaia di milioni in più o in meno a qualche ente locale o ministero o istituzione, non ci si rende conto che un aumento anche di un solo punto del costo del nostro debito pubblico ci può presentare, di colpo, un conto da 18 miliardi di euro all’anno, una somma pari ad una Finanziaria e 50-100 volte superiore alle cifre di cui con tanto accanimento si parla e si negozia in questa stagione di tagli. Per questo la vacuità dell’opposizione è un problema per l’Italia. Il rischio non è che Berlusconi resti in sella, visto che al suo disarcionamento stanno già lavorando il tempo, la non infinita pazienza degli italiani, nonché la sua attitudine ad autoribaltarsi, come causticamente ha fatto notare Bersani. Il rischio vero è che, nel momento in cui Berlusconi sarà costretto a farsi da parte, non ci sia nessuno abbastanza credibile, e abbastanza ferrato, da saper portare la nave dell’Italia al riparo dalla tempesta che l’attende. Vorrei che fossimo su scherzi a parte. Ma il problema vero è che quello che vedo in Tv è tutta verità.

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