A PINETO SI SCATENA LA BELVA UMANA

A PINETO SI SCATENA LA BELVA UMANA

La notizia è di quelle semplici. Come è semplice la brutalità, come è semplice nel suo agire la belva feroce. La notizia non è commentabile. La sentenza è già scritta. Eppure ci interroga e chiede di fermarci, di guardarci dentro, di riflettere. E, poi d’impegnarci e darci da fare contro questa ondata di cattiveria, di odio e di razzismo che pervade il Paese. Non siamo a Tor Bella monaca, lato nord della via Casilina, all’esterno del Grande Raccordo Anulare, frazione di Roma “sotto controllo della criminalità organizzata” (lo ha detto il Prefetto di Roma pochi giorni fa alla commissione antimafia). Non siamo nella Scampia di Gomorra. Non siamo allo zen di Palermo. Non siamo al Quarto oggiaro , zona nord di Milano, oltre la fiera, da sempre malfamata, invivibile, degradata. Niente di tutto ciò. Siamo in un tranquillo pomeriggio di un giorno qualunque, in una cittadina camomilla simbolo, Pineto.

Nel piazzale di un supermercato la sorte infame fa incrociare un disabile, che  si era recato al supermercato per fare la spesa, e un altro essere umano. Indefinibile. Nello spiazzo antistante al negozio, l’uomo, costretto a muoversi con la sedia a rotelle, trovando il posto riservato ai disabili occupato da una bicicletta, ha chiesto ad un uomo che era lì vicino se fosse sua e se potesse spostarla per parcheggiare la sua auto. Il proprietario della bici, già noto alle forze dell’ordine, ha tolto la catena antifurto alla sua bicicletta e con questa si è accanito contro il disabile e sua moglie, che era accorsa in suo aiuto. Le urla della coppia  hanno attirato l’attenzione dei passanti che hanno chiamato immediatamente i carabinieri. I militari hanno bloccato l’aggressore e chiamato i soccorsi: l’uomo in carrozzina è stato ricoverato al pronto soccorso di Atri per diverse lesioni. La notizia finisce qui. Semplice, come è semplice la cattiveria. Se la vedranno i giudici. Qui, però, iniziano i social, i commenti della gente, le critiche e le condanne, la voglia di vendetta e di forca. Quindi inizia una riflessione che ritengo obbligatoria. Che, spero, abbiano fatto in tanti. Cristo riesce a perdonare anche i subumani, le persone odiose, stupide, cattive.

Io, carico delle mie contraddizioni, ammetto di avere qualche difficoltà. Eppure dico “restiamo umani”. Anche davanti a tanta brutalità dico “restiamo umani”. Anche a quelli come lui, emarginate e marginali, sofferenti che fanno soffrire, carichi di odio e rancori, dico “restiamo umani”. Leggo commenti duri, cattivi, carichi di odio come pieni di odio è stato l’aggressore. In momenti come questi, certo, è più difficile accontentarsi del carcere. In momenti come questi si chiede la morte, si invoca l’ergastolo, si è pronti a tirare su i patiboli e insaponare la corda. La rabbia prevale. Facciamola soffrire questa belva, che ha fatto soffrire chi già soffriva. E’ anche straniero ? Facciamolo soffrire ancora di più. Il carcere non basta per un essere così spregevole. Tutto giusto. Però è proprio in questi momenti che mi sento di dire: “restiamo umani”. Umanità, niente di più. Ci si può confrontare sulle misure da adottare, ma restando umani. Mentre una nuvola nera va nuovamente addensandosi sulla società, sulle istituzioni, sulle nostre città, piccole e grandi. Mentre riemerge dai cupi anfratti in cui essa, con il suo bagaglio di intimidazioni, odio e discriminazioni, era stata a forza ricacciata dai valori dei nostri padri. Torna. Prende spunto da questi episodi. Ridà corpo agli spettri del revanscismo, del razzismo, del disprezzo del diverso. 

Del più debole. Genera il risorgere, brutale e generalizzato, della violenza. Di quella di Stato. Di quella squadristica. Di quella del più forte contro il più debole. Di fronte a essa noi siamo chiamati a decidere da che parte stare, se con i profeti e gli artefici dell’orrore fascista o con chi si batte per un mondo libero, democratico e giusto.  Siamo chiamati  a dire che non siamo disposti né ad accettarla, né a subire, la violenza di chi vuole instaurare nuove forme di razzismo, intolleranza ed apartheid. Anche se ad allarmarci profondamente è, se mai, piuttosto il clima di indifferenza, egoismo, timori, intolleranza che tutto ciò ha alimentato e reso possibile. È la ricerca del nuovo nemico contro cui sfogare i propri peggiori istinti e dirottare recriminazioni e frustrazioni.

Sono più povero, è colpa dell’handicappato. Sono senza lavoro, è colpa del negro. Mia moglie mi tradisce, è colpa dello straniero. Non posso andare in vacanza è colpa del cinese, malato e infettato. Contro questa deriva, contro la desertificazione delle coscienze e dello spirito critico che essa va provocando, ritengo essere imperativo morale e politico ineludibile reagire prima che sia troppo tardi: restando umani. Combattivi. Solidali. Pronti a impegnarsi a fronte alta. Senza paura.  Ma con umanità. La vicenda di Pineto, lungi dal reclamare vendetta, ci invita a chiedere giustizia e pietà. La stessa pietà che hanno gli animali che non hanno fame. Bisogna contrastare questa emorragia di umanità, questo cinismo dilagante alimentato dagli imprenditori della paura. L’Europa moderna, l’Italia che vogliamo non è questa. E’ libera, solidale, fraterna. Anche quando intorno a noi l’umanità pare si perda, noi restiamo umani.

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