You are currently viewing A TERAMO C’È IL VIRUS

A TERAMO C’È IL VIRUS

  • Autore dell'articolo:
  • Commenti dell'articolo:0 Commenti

Una catastrofe si è abbattuta in questi giorni sul nostro pianeta. Un nuovo virus è precipitato sulla terra. E miete vittime. È un’epidemia che infetta e non permette di sperare in un nuovo anno pieno di gioia e serenità. Questo virus è arrivato anche a Teramo. Si avete letto bene: a Teramo c’è il virus. Ci sono già moltissimi infettati dalla “micidiale tossina sub microscopica che si replica all’interno degli altri organismi, infettando tutti i tipi di vita, capace di determinare una malattia”. È mutante. E’ contagioso. Si propaga facilmente. Si presenta in forme diverse. Spaventa. Miete vittime. E’ un’emergenza internazionale. Ed è anche a Teramo. Colpisce gli anziani, ma soprattutto i giovani. I poveri ma soprattutto i ricchi. Colpisce e si manifesta negli uomini, ma di più nelle donne. E veramente pericoloso. Più pericoloso del coronavirus. E’ il virus della stupidità e del razzismo. Se il coronavirus fa paura io temo di più quest’altro virus. La stupidità della gente che teme il contagio: la pandemia.

L’ignoranza  di chi guarda con sospetto quelli che ormai sono considerati – in maniera irrazionale –  dei veri e propri untori: i cinesi. Temo molto questa psicosi collettiva, che si alimenta con le notizie a volte male interpretate e con i messaggi che le stesse istituzioni diffondono, e che sono oggettivamente emergenziali. Una fobia che non riesce a volte ad essere contenuta e che sfocia in episodi di razzismo. In ogni dove. Temo il virus dell’egoismo che ha causato un’ondata di panico e preoccupazione ovunque in Italia. E’ il virus che unisce in un legame, senza ragione, l’inutile mascherina con la tutela della nostra salute; influenza, sushi e ristoranti cinesi, coronavirus e cinesi, anche quelli nati in Italia che in Cina non ci sono mai stati. È un virus che ricorda la feroce discriminazione che subirono i cinesi quando, 17 anni fa, si diffuse la Sars. E’ la “sinofobia”. E’ la paura di tutto ciò che è cinese. E’ il virus del razzismo che riemerge sconosciuto e inconsapevole. E’ il peggiore dei mali, quello scatenato sui social-network italiani, pieni fino al vomito di aspre critiche, continui attacchi, contro il popolo cinese, vittima incolpevole. 

Ma in una tale crisi del dragone, in una tale disfatta di un popolo messo in quarantena, le persone non dovrebbero forse sostenere i cinesi e mostrar loro compassione? Se questo virus è nemico dei cinesi, allora non dovrebbe essere nemico di tutti. Cosa da motivo – spesso alle persone più grette ed ignoranti – di insultare fino alla gogna delle persone di grande spessore, lavoratori instancabili e uomini pacifici. In questi giorni il razzismo becero e ignorante si innesta sul panico incontrollato da coronavirus: e quindi assistiamo allibiti ad aggressioni nei confronti di persone cinesi (ma anche di colore) ma anche poveri in genere. Nel caso del virus, si sommano pregiudizi razziali e assenza di fondamenta scientifiche Ma sono anni, anzi decenni che la leggenda metropolitana porta avanti una espressione razzista e discriminatoria nei confronti dell’estremo oriente: è la ” Chinese syndrome “. 

Sui social, nelle tv anche nazionali, c’è chi denuncia mal di tesa, chi un arrossamento cutaneo. Altri denunciano bruciore alla bocca e alla gola, nausea, affaticamento. Nulla di più generico, come si vede, ma il tutto viene ricondotto ai cinesi. Soprattutto se si tratta di bambini questi sono comportamenti molto pericolosi, capaci di procurare alla società danni inestimabili. Chi e cosa dà il diritto di insultare l’intera nazione cinese ? Eppure molti operatori sanitari, militari, volontari, in Cina stanno rischiando la loro vita pur di trovare un modo per debellare il virus, combattendo la guerra contro questa epidemia. La Cina ha sbarrato le porte.

Il governo locale e quello nazionale stanno combattendo con tutte le loro forze per garantire la sicurezza del popolo cinese e del mondo intero. Riuscite a immaginare l’entità del sacrificio dei cittadini di Wuhan? Riuscite a provare empatia per un popolo che soffre? Smettiamola di sprecare la nostra vita nell’ignoranza, umiliando chi è in difficoltà, insultando senza distinzione. In un momento come questo, tutto ciò di cui c’è bisogno è umanità e solidarietà.I cinesi non sono soli, se tutto il mondo si unisse in un abbraccio di solidarietà, il nuovo temibile coronavirus non avrebbe scampo.

Lascia un commento