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A VENEZIA IL CINEMA ITALIANO ESCE SCONFITTO: A ROMA MUORE

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Mentre scorrono ancora i titoli di coda dei migliori film presentati alla 67° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in 13 sale delle capitale arriva dal 13 al 19 settembre, da tutte le sezioni, la ricca selezione di titoli con “Le vie del cinema da Venezia a Roma 2010″. Nella pizzeria da “Remo” a Testaccio,  dopo il taglio del nastro, Francesco Alberoni, presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia è ancora incredulo e allibito. “Tagliare i fondi statali – dice Alberoni – significa cancellare il CSC. Una decisione di questo tipo o è demenziale, scaturita dalla mente di qualche burocrate incompetente che ignora cosa sia il CSC, o peggio ancora criminale, frutto della volontà di ferire a morte il cinema italiano”. Le prime telefonate parlano di 2000 persone accorse al Giulio Cesare per “La passione” di Mazzacurati. E sono di più i prenotati per la prima di mercoledi de “La pecora nera” di Celestini al 4 Fontane.   Ma nei palazzi dei governicchi romani questa passione non arriva, quest’arte non si avverte.  Così vi basti pensare che, anche in termini semplicemente economici, cancellare il CSC significa distruggere un patrimonio di decine e decine di milioni di euro, una cifra ben più consistente dei dieci milioni che lo Stato assegna ogni anno al CSC.

Presso la Cineteca nazionale infatti sono conservati migliaia e migliaia di pellicole che richiedono un trattamento particolare. I film devono essere custoditi in appositi “cellari” a temperatura ed umidità costante per evitare il deterioramento. Tutto ciò richiede costi per il personale, per l’acquisto delle apposite strutture e per il pagamento delle bollette elettriche. Senza soldi saranno semplicemente costretti a spegnere gli interruttori e mandare al macero i film.A qualcuno verrebbe in mente di fare qualcosa di analogo con i libri della Biblioteca nazionale? E come se non bastasse il meglio, o l’assurdo, è che una legge dello Stato prevede che obbligatoriamente una copia di ogni film che viene prodotto in Italia debba essere depositata presso la Cineteca nazionale. Ma come si potranno conservare i film se si tagliano i fondi? “Non si può pensare che tutto ciò accada” commenta Alberoni. Ma evidentemente al governo qualcuno lo ha pensato. Forse non tutti sanno che anche Gabriel Garcia Marquez ha studiato e si è diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia (CSC), richiamato dall’eccellenza e dal prestigio di una scuola, apprezzata a livello mondiale.

Fondato nel 1935, il CSC ha formato intere generazioni di registi, sceneggiatori, tecnici e interpreti e ora rischia di morire per effetto della manovra del governo. Sono stati allievi del CSC  Michelangelo Antonioni e Alida Valli ed anche oggi gran parte dei nomi che contano nel cinema italiano provengono da questa scuola, dalla generazione di Bellocchio e della Cavani a quella di Verdone, Virzì, Archibugi. Così come fra gli attori hanno frequentato il CSC Riccardo Scamarcio e Alba Rorhwacher. E ancora il CSC è una biblioteca specializzata frequentata da studiosi di tutto il mondo; una casa editrice che produce libri e periodici di cinema ed è soprattutto l’ente incaricato di preservare, conservare e diffondere la memoria storica del cinema italiano. Infatti fa parte del CSC anche la Cineteca nazionale dove sono custoditi migliaia di film. Si tratta insomma di una sede di attività rilevantissime dal punto di vista culturale e proprio perché prive di fini di lucro sostenute da sempre, ovvero fin dalla nascita del CSC, con fondi pubblici. Cosa accadrà  ora che queste risorse sono state improvvisamente cancellate? La riposta è molto semplice e drammatica: è lo stesso presidente a dirlo oramai apertamente. Il CSC semplicemente scomparirà.

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