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AFFARI FEDE MATTONE & POLITICA…

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Tutti i commentatori, non solo nazionali, sono rimasti colpiti dalle forti espressioni di sostegno che il Papa ha riservato ieri ai vescovi belgi definendo «deplorevole e sorprendenti” le perquisizioni della magistratura belga. Mai difeso così il vescovi del latino america torturati, uccisi in ‘Africa, martiri in Asia. Si è mosso invece per dei vescovi accusati di pedofilia. Strano. Lo stesso Papa in questi ultimi mesi aveva più volte detto che sui casi di pedofilia la giustizia doveva fare il suo corso e che la Chiesa avrebbe collaborato. Ora invece lo stesso specifica “la reciproca specificità e l’autonomia della Chiesa”. Strano. L’idea che io mi sono fatto è che il Papa non sia preoccupato del fatto che tra i Vescovi del Belgio si scoprano altri porci, oltre quelli già scoperti. Ma che volesse far capire a chi doveva capire che il Papa e la Chiesa “difende i suoi figli” Che parlasse di Belgio, di cui non gliene frega una mazza, per tranquillizzare l’ex “Papa rosso” card. Sepe.

Ricordiamo che per difendersi dalle accuse dei pm di Perugia il cardinale Sepe – indagato per corruzione – aveva minacciato chiaramente di coinvolgere la Segreteria di Stato che continuava a marcare sempre più la differenza fra vecchia e nuova gestione di “Propaganda Fide”. Aveva creato molto allarme oltretevere il rischio che Sepe potesse mettere ufficialmente in mezzo negli interrogatori il vertice della piramide pontificia, come già fatto marginalmente nella sua conferenza stampa citando il Papa, la Segreteria di Stato e la Prefettura degli affari economici della Santa Sede.

Ora corrono ai ripari Bertone-Bagnasco per neutralizzare la chiamata di correità di Sepe, per ridurre a più miti consigli il combattivo cardinale campano. Tenuto conto che al tempo stesso la Conferenza episcopale, del cui Consiglio permanente Crescenzio Sepe fa parte, non può permettersi una nuova débâcle d’immagine con conseguenti e inevitabili contraccolpi sull’8 per mille già in calo. Il “papa rosso” Sepe, ex regista del Giubileo, controllava la nomina dei vescovi destinati in Africa, Asia e parte dell’America Latina (un terzo delle 2.800 diocesi del mondo) e smistava flussi planetari di denaro, come i proventi delle collette nelle parrocchie per le giornate missionarie. Insomma, ha documenti e conoscenza diretta dei fatti: quanto basta per suscitare inquietudine e apprensione nei Sacri Palazzi. Con in mano le deleghe sugli appartamenti da affittare nella capitale i fedelissimi di Sepe hanno intrecciato una ragnatela di amicizie e favori a politici e grand commis.

Non è facile smantellare tutto, confermano nell’inner circle di Ratzinger che pure criticò apertamente il modo «disinvolto» in cui la macchina giubilare scavalcò qualunque limite e che, appena eletto Papa, non rinnovò a Sepe il mandato quinquennale a «Propaganda Fide» allontandolo dalla Curia. Però i tentacoli della piovra rimasero a Roma. Perché il cardinale Crescen¬zio Sepe tanto buono e caro metteva a disposizione un appartamento a via Giulia (campo dei fiori) a Bertolaso il santo? Perché il cardinale Crescen¬zio Sepe tanto puro e ingenuo vendeva per 4 milioni di euro uno stabile di Congrega¬zione Propaganda Fide in via dei Prefetti (lato dx via del corso) che di miliardi ne valeva 12. Me lo chiedo. E se lo sono chiesti anche i pm perugini Sergio Sotta¬ni e Alessia Tavarnesi a cui queste notizie sono stte fornite da due che di queste cose se ne intendono: Die¬go Anemone, e Angelo Zampolini.

Come è stato possibile? Forse non tutti sanno che Crescenzio Sepe e il gentiluomo di Sua Santità Angelo Balducci come gli altri protagonisti del «sistema Giubileo» sono stati per un decennio gli intoccabili gestori del mattone ecclesiastico. Un giro di miliardi inimmaginabile alla faccia dei poveri. Un giro di decine di migliaia di appartamenti alla faccia dei senza dimora. L’arcivescovo di Napoli ora è indagato per corruzione. Destano perplessità e sospetti le sue relazioni di potere ed i suoi affari a tutto campo attraverso la sua rete efficientissima di contatti trasferita nel 2001 dal comitato organizzatore dell’Anno Santo agli scenari mondiali di Propaganda Fide. Al riparo dai controlli burocratici della Santa Sede, i plenipotenziari del cardinale si sono mossi al massimo livello sulle due sponde del Tevere avvalendosi di una cintura di «professionisti competenti». Professionisti affiorati nell’inchiesta sul G8, ma ben noti in Curia molto tempo prima che se ne occupassero le cronache giudiziarie.

Un giro da banda della magliana dove controllati e controllori finivano per coincidere, come quando nell’imminenza del Giubileo i lavori del maxiparcheggio del Gianicolo stavano pericolosamente per essere paralizzati dal ritrovamento di preziosissime tombe d’epoca neroniana. In Curia la linea pubblicamente dichiarata è quella della collaborazione con i magistrati, ma dietro le quinte si lavora per stemperare i toni. E’ qui che Bagnasco dovrà condurre la sua mediazione, convincendo Sepe a circoscrivere e non ad allargare le contestazioni. C’è, poi, una domanda che ieri il segretario di Stato Bertone, prima di mettersi in viaggio per Genova, ha rivolto ai suoi più stretti collaboratori: “Perché questa vicenda è venuta alla luce proprio ora?”. Oltretevere, cioè, si fa strada il sospetto di un “redde rationem” innescato da qualcuno che dall’interno della gerarchia ecclesiastica o in ambienti vaticani abbia cercato di danneggiare l’operazione trasparenza e il profondo rinnovamento che Benedetto XVI sta perseguendo a tutti i livelli: in Curia come negli episcopati nazionali.

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