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ANCHE A TERAMO IL TINTINNIO DI MANETTE PER GLI AMICI DI BECCIU

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Onnipotenti e rapaci, hanno architettato operazioni diaboliche per depredare la Santa Sede. Dopo le voci le inchieste. Ora sono i pentiti che sollevano il sipario sul verminaio di corruzione che ha travolto il Vaticano . Con tanti rivoli che interessano gli amici della combriccola del Becciu. Molti lo adoravano. Molti si inchinavano. Molti lo servivano ginocchioni. Molti erano ai suoi ordini. Molti volevano entrare nella combriccola. Molti imbroglioni lo assecondavano. Molti partecipavano alle sue iniziative in nome di Cristo. Molti applaudivano “osanna osanna” . Molti erano al suo servizio contro la crisi dei valori. Molti cialtroni non hanno visto. Molti mascalzoni non hanno parlato. Molti che ora lo scansano sono stati colpevoli, collusi, complici quanto lui. Ecco l’uomo. Ecco chi era l’uomo attorno al quale si era creato il “sistema Becciu”. Quello che emerge – dopo tre anni di inchieste – dalla rogatoria presentata dalla procura pontificia è il ritratto impietoso di un vero e proprio assalto alle finanze vaticane .

La ricostruzione di un saccheggio da 454 milioni.  Che ha coinvolto Roma, Londra, Mosca, gli aiuti umanitari, i petrodollari africani,  ma anche diverse diocesi italiane. Dopo la notizia dei fondi dell’Obolo di San Pietro usati per l’acquisto di un palazzo a Londra per 160 milioni, l’inchiesta sale di livello .  Scava scava  esce l’affare “Mosquito” con i suoi diamanti e l’ora di cui deve contornarsi ogni cristiano; l’affare Falcon Oil con i dollari insanguinati come le mani di Cristo in croce; il Fondo Centurionnei paradisi fiscali dove ogni cristiano è invitato a versare i soldi in nero come i cattolici e religiosissimi oligarchi della mafia russa.

Scava scava escono gli appalti al Bambino Gesù a uomini dei clan mafiosi. Cioè sembra uno scherzo. Pignatone quando legge le carte crede a un errore. E invece no. Prelevati perfino 20 milioni di sterline dal deposito riservato di Francesco. Scava scava escono i soldi per i fratelli. Non solo i soldi per viaggi e lusso. Ora vengono a galla regali per creare falsi testimoni per far condannare il cardinale Pell che lo ostacolava. Altro che massoneria. Alla P2 erano dei veri dilettanti. Il cristianissimo cardinalissimo ha scritto nuove regole del gioco. Mi ostacoli ? Ti faccio arrestare con false accuse di pedofilia. Per fare questo occorrevano soldi. Soldi in nero. Fondi occulti. Ma soprattutto ominuncoli manovrabili. Vescovi corrotti e abili a corrompere gli ominunculi. Ecco chi era il capo della combriccola. Dopo le proteste e la falsa meraviglia, dopo aver spergiurato di essere andato via, mentre in realtà è stato cacciato a calci in culo, ora la lettera di scuse.

Le scuse, l’ammissione di colpa. Un vero quaquaraquà. Una evoluzione di una strategia difensiva consolidata, che affonda le radici nell’atavico ed italianissimo “tengo famiglia” prodotto del familismo amorale che attanaglia da sempre la cosa pubblica, anche quando dovrebbe essere oltre che pubblica anche sacra. Ogni formula di addebito descritto ora viene infatti giustificato ora con la carità (in fondo che sono i 700 mila euro girati dal cardinale alla cooperativa di un fratello), ora con la naturale inclinazione ad usufruire di un (altro) fratello falegname per cambiare infissi e arredi per i suoi lussuosi appartamenti; e ancora con la possibilità di autonomia imprenditoriale di un (terzo) fratello nel ramo della distillazione della birra “Angel’ssrl”,  che avrebbe ricevuto un ingente finanziamento di un milione e mezzo di euro.

Solo che la combriccola del doberman Pignatone ha scoperto che questa “Angel” alla visura camerale risulta “inattiva”. E non ha mai comunicato all’Agenzia delle Entrate il proprio inizio delle attività o non ha presentato i bilanci. Resta quindi da capire come una società inattiva possa movimentare una somma ingente di denaro. Dove sono finiti questi soldi ?Per fare cosa ? Secondo la procura pontificia – ora guidata dal procuratore che ha sconfitto la mafia siciliana e arrestato il “mondo di mezzo” di mafia capitale –  appare chiaro che questi fondi rappresentano una delle innumerevoli scatole aziendali che servivano per drenare denari e farli girare su una rete economica con una circolazione poco tracciabile del denaro.

Insomma servivano per “gli amici” del rappresentante di Cristo. Questi soldi dati per i poveri sarebbero serviti per mantenere viva una rete di clientele e di potere dell’ex uomo di Dio. Per fortuna è ovvio che lui non ci crede altrimenti ci sarebbe da essere preoccupati al suo posto. Ora si dice che parte di questi fondi siano passati anche in Abruzzo. Per fare che ? Dove sono andati ? A foraggiare chi ? Per fare cosa ? In realtà le voci sono più precise di quelle che io posso raccontare.  Il tema che appare evidente, dietro l’asserita casualità degli incontri, è il disegno lobbistico che invece si cela dietro i contatti dell’ex cardinale. A raccontare il funzionamento del “sistema” ora sono due dei quattro del cerchio magico, con la consegna di carte e conti alle autorità giudiziarie vaticane. Ma Papa Francesco è stato netto: “Una cosa corrotta puzza. Una società corrotta puzza. E un cristiano che fa entrare dentro di sé la corruzione non è cristiano, puzza”. Non ci sono equivoci. Il dado è tratto. Per i mercanti del tempio i giorni sono contati. La combriccola ora trema e si sfalda. E il tintinnar di manette si fa vicino. 

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