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ANCHE GESU’ ERA UN CLANDESTINO

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Dopo le parole volgari di Berlusconi sugli immigrati, dopo la scoperta in puglia di una nuove favelas stile Rosarno, ieri Papa Ratzinger è tornato -nuovamente- sul tema dei diritti dei lavoratori e sui diritti umani dei migranti con frasi importanti.  ”Il migrante e’ una persona umana con diritti fondamentali inalieneabili da rispettare sempre e da tutti” … ma soprattutto – nuovamente – ha ricordato a tutti che ”Gesu’ stesso ha vissuto l’esperienza del migrante perche’, come narra il Vangelo, per sfuggire alle minacce di Erode dovette rifugiarsi in Egitto insieme a Giuseppe e Maria”. (Asca).  La bella immagine della “Fuga” dipinta da Giotto nella Cappella degli Scrovegni di Padova mi aiuta a pensare che davvero quando uno ragiona in astratto magari riscuoterà anche consensi e prenderà anche dei voti ma deve ricorrere sempre a delle categorie (meridionali, terroni, rom, gay, albanesi, negri) e generalizza per elementi comuni e diffusi. 

Molti non hanno curiosità verso le persone e il mondo e gli è sufficiente non verificare quello che si pensa.  Tanto più se è opinione comune.  Ieri non si affittavano case ai meridionali perché sporchi, tanti e un poco delinquentelli.  Poi se invece aguzzi la vista e decidi di vedere quello che succede, allora un caleidoscopio di fatti e mille sfumature complicano la nostra vita perché ogni opinione diventa meno certa.  Pensi ai Rom e pensi ai ladri, ai matrimoni combinati, al rapimento dei bambini, allo spaccio, alla sporcizia e al loro malanimo.  Tutto vero per carità.  E non sono affatto indulgente.  La sicurezza dei cittadini è prioritaria.  La legalità è necessaria.

La giustizia è fondamentale per uno Stato autenticamente libero e democratico. Non sono indulgente.  Anzi.  E’ giusto isolare i violenti e i delinquenti, è sacrosanto tutelare l’ordine, è doveroso punire i colpevoli.  Non sono indulgente.  Anzi.  Ma neanche vendicativo.  E soprattutto non sono un rozzo ignorante costretto a generalizzare per non pensare.  Penso che la giustizia si basi sulla responsabilità individuale e non di gruppo, di censo, di “razza”.  Quando uno delinque si persegue e lo si reprime con durezza e senza sconti.  Se pensare che “geneticamente” e “culturalmente” un popolo sia delinquente e colpevole tanto valeva rimanere alla vecchia idea degli ebrei che hanno messo in croce Gesu.  Però dovrebbe esserci un imperativo morale, un dovere dell’anima e del cervello: i colpevoli, come le vittime, meritano la dignità di ogni uomo.  Invece succede che in quanto stranieri e in quanto –per definizione- delinquenti o non integrabili ci si possa vendicare e dare sfogo rimanendo impuniti.  È ovvio che non è accettabile.

  Esiste un precetto biblico che aiuta a rinfrescare cupi e torbidi pensieri: una via d’uscita faticosa e necessaria ed è quello dell’immedesimazione. Ricordare che nell’Esodo: “In ogni generazione ciascuno deve considerare se stesso come se fosse uscito dall’Egitto”  Invece ieri si chiudevano nei ghetti (sporchi, disordinati, puzzolenti e sovraffollati come un campo rom di oggi) oggi si negano fazzoletti di terra e si confinano persone sotto i ponti: per non vederli e per non occuparsene.  Si da il caso che i maggiori e, fatemelo dire, ipocriti difensori della sacralità della vita sono quelli che fremono per menar le mani spogliando le persone di ogni cosa.  Gli amici del puttaniere, quelli del lodo Alfano, quelli dei condoni, quelli della finanza creativa, quelli della giusizia elastica… ora provlamano la sicurezza.  Gli amici della camorra e i soci dei mafiosi. Ma bravi !!  Giustificando le ordinanze comunali con la sicurezza dei cittadini, dimenticando che il mezzo pregiudica il fine: il che vuol dire una comunità fondata sulla paura e l’esclusione non sarà mai coesa, stabile, serena e prosperosa. 

La politica alta sembra scomparsa e il resto è pura amministrazione che rincorre le brutture delle nostre genti.  Non sogna e non sembra capace di progettare, unire, elevare. Si rincorrono gli spiriti bassi e si fanno danni. Una volta che avranno cacciati i rom le periferie rimarranno quelle di prima: sporche, tristi e insicure.  La politica mostra quindi la sua prepotenza insignificante; la parte nobile dell’impegno civile e sociale è zittita e indebolita perché sconfitta dalle proprie debolezze, pochezze teoriche che hanno capitolato in fretta davanti alle restaurazioni semplici e aggressive.  Resiste malconcio qualche prete roccioso, la Caritas, Tettamanzi e qualche associazione cattolica o cristiana.  « Voi che vivete sicuri, nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per un pezzo di pane… » (Primo Levi)  Ma le macerie sono ovunque. E pare di capire che siamo al di là di un piccolo passo.  C’è qualche voce allarmata, ma un’indignazione morale no. Si preparano tempi duri, durissimi per gli ultimi e i meno amati.  Ovviamente lascio stare per questa volta il diritto sacrosanto a sentirsi sicuri.  Qui non c’entra niente.  Qui c’è solo accanimento, stupidità e violenta indifferenza: si prende una categoria come origine di ogni nefandezza. 

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