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ANNI FA, BRUCIAVAMO I LIBRI

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Ora chiudono i teatri’. Così recita lo slogan che campeggia davanti al cinema capranichetta. Ieri tre ore, con momenti anche infuocati, di assemblea unitaria, tutti assieme, imprenditori e lavoratori dello Spettacolo, per lanciare l’allarme e dire al governo che è ora di fare un atto di responsabilità. Sì, perchè se oggi il Consiglio dei Ministri non deciderà il reintegro del Fus (il contributo dello Stato al settore) e degli incentivi fiscali al cinema per altri tre anni, è la fine. Spettacolo e Cultura saranno azzerati: sarà sempre più difficile produrre, fare fiction, alzare i sipari dei teatri.

E’ un “ultimo appello” al governo quello lanciato al cinema Capranichetta di Roma, proprio a pochi passi da Montecitorio, da tutte le associazioni del mondo culturale e di spettacolo italiane, quelle che riuniscono lavoratori e imprese, Agis (Associazione generale dello Spettacolo), Anica (Associazione nazionale industrie cinematografiche ed affini), Federculture, i 100 autori, i rappresentanti dei i sindacati Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e Movimento Zeropuntotre che raccoglie i precari, il grosso dei lavoratori dello Spettacolo che sono 300 mila fissi, ma oltre un milione con i contratti a termine e gli intermittenti. L’appello è un documento di due pagine a firma unitaria che denuncia “il collasso aziendale” e l”oggettiva impossibilità di trovare margini di redditività e possibili risparmi” da parte del settore visti i tagli del governo che hanno raggiunto il 50 % per la cultura, con il Fus ridotto al minimo storico di 262 milioni di euro per il 2011.

Sette le richieste: si va dalla necessità di riportare il Fus 2011 ai 471 milioni di euro del 2008 alla proroga triennale del tax-credit e tax shelter per il cinema, e ancora dall’abrogazione delle norme che limitano le spese per attività culturali agli enti locali al ripristino dei fondi destinati al cinque per mille. Appelli e dichiarazioni danno il senso che quella dello Spettacolo è una battaglia etica, per fermare il disastro culturale del paese, per denunciare la mancanza di politica nell’intervento pubblico e affermare che quello privato non è compensativo.

Ma ci dicono che quella dello Spettacolo è anche una battaglia economica perchè come tutti hanno sottolinerato al Capranichetta, questo è un settore che produce ricchezza e impresa e che è una risorsa per il paese. L’industria culturale conta per 40 miliardi di euro, vale il 6 % del Pil. Solo lo Spettacolo fattura dai 400 ai 500 milioni di euro di Iva (lo dice Luca Barbareschi che da parlamentare sottolinea di non aspettarsi nulla dalla politica e invita a produrre piattoforme già pronte). Per non parlare del cinema: occupa il 58 per cento dei biglietti venduti e il 40 per cento del mercato, con soli 40 milioni di investimento dello Stato, mentre in Francia al solo cinema lo Stato dà 750 milioni di euro. Crisi o non crisi.

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