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ARIA DI CASA MIA

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Compleanno in riva al mare tornando al paese natale, ascoltando un passo famoso di Cesare Pavese – un paese ci vuole non foss’altro per il gusto di andarsene via – che mi ha inviato un’amica cara.

E poi leggere, annotare, respirare l’odore del mare e inondarsi di sole e di vento.

Tutto per dare un senso a un anniversario che ho voluto trascorrere tornando, dove vivono e dove riposano i miei. Qui, nei luoghi di casa, dove sorse la vita, dove crebbe l’infanzia, proruppe la giovinezza e poi la partenza e gli infiniti ritorni, la festa degli arrivi, la tristezza dei congedi, piccoli e grandi.

Se penso ai rientri, penso a mia madre festosa che spalanca le braccia e mi fa trovare gli spaghetti sfritti, passione golosa da quand’ero bambino.

Se penso alle partenze, penso a mio padre che mi accompagna in stazione e io lo spio sulla banchina mentre il treno si allontana e lui si fa punto movente verso casa.

Ripenso a loro – stavo scrivendo all’oro, e vorrà pur dire qualcosa l’aureo refuso – con un’intensità che vanifica il tempo e rende eterni i ritorni e presenti le assenze.

Rivedo i fratelli, ritorno alla casa paterna. Poi riprendo le mie partenze che in fondo hanno solo uno scopo: giustificare i ritorni e gustarli come giorni rinati, fino a che faccia notte.

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