You are currently viewing ATTACCO DEL REGIME AL GIORNALISMO?

ATTACCO DEL REGIME AL GIORNALISMO?

  • Autore dell'articolo:
  • Commenti dell'articolo:0 Commenti

Pensiamo a nuove strade per il giornalismo. Viviamo un mondo che tutela il crimine, allontanandolo dalla scena e rendendolo sia invisibile, sia impunibile. Un mondo dove i custodi della democrazia sono neutralizzati e il popolo, bendato perché disinformato, vive e vota dopo esser mutato interiormente.  Quel che va in scena è la controffensiva d’un governo che si sente asserragliato più che responsabilizzato: che a parole annuncia misure anti-corruzione, e nei fatti predispone un’autentica tenda protettiva, tale da coprire il crimine, sottraendolo agli occhi dei cittadini e della legge con tecniche di occultamento sempre più perverse, garantendo a chi lo commette impunità sempre più vaste.  Per l’ennesima volta nell’ultimo quindicennio, Berlusconi tenterà di imbavagliare i mezzi d’informazione. 

Se la legge bavaglio sarà approvata casi come quelli parmalat, scaiola, moggi, fazio e furbettini, marrazzo e fauna trans, mastella e lady, appalti G8 e bertolaso, Aquila e sciacalli non li avremmo conosciuti e denunciati. Ma bersaglio dell’operazione è non solo la stampa ma il cittadino.  PER0’…..cosa succederebbe se tutti avessero l’opportunità di promuovere un’inchiesta giornalistica, di farla pubblicare e circolare a livello globale utilizzando la rete?  Come cambierebbe l’informazione tradizionale se fosse data a tutti la possibilità di partecipare attivamente all’individuazione e alla diffusione delle notizie? Due anni fa negli Stati Uniti David Cohn, giornalista freelance 26enne, si è domandato proprio questo: come trovare il modo di rendere il giornalismo un processo partecipativo più che un prodotto. 

La sua risposta è stata la creazione di Spot.Us: una piattaforma web basata sul sistema del “crowdfunding journalism”, un giornalismo basato sulla raccolta di fondi tra centinaia o migliaia di utenti per finanziare un progetto.  L’idea è quella di sfruttare al massimo le potenzialità offerte dai social media, creando un luogo di incontro tra giornalisti freelance e lettori. Dando potere ai freelance e ai lettori. Il meccanismo è semplice: segnalazione dei temi da trattare, proposta del progetto per la realizzazione di un reportage da parte del giornalista e del budget necessario per realizzarlo.  Infine, se il lettore condivide le finalità dell’inchiesta, può decidere di sostenerla con dei micro finanziamenti. Che ne pensate di 1 euro al mese per i soli lettori e 2 euro per che detiene il potere di scelta dei pezzi e di commento degli stessi ? Negli Stati Uniti il sistema del crowdfunding è diventato famoso anche per l’utilizzo che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ne ha fatto durante la campagna elettorale.

Cohn ha applicato l’idea al giornalismo, ed ha avuto un grande successo. E nelle piccole realtà di Provincia è replicabile questo successo? E’ pensabile pensare che in ogni piccola realtà il giornalismo diventi un processo partecipativo e non più un prodotto.  Mentre il settore dell’informazione attraversa un pesante periodo di crisi, mentre molti ritengono superfluo se non inutile acquistare un giornale, se il 37% ritiene eccessivo spendere poco più di un “caffè” per sapere cosa accade, c’è chi si muove con l’idea di rivoluzionare il concetto stesso di giornalismo. Fornire nuove risorse ai cittadini e dargli gli strumenti per dettare essi stessi l’agenda dei media.  E’ questo il “manifesto” di Spot-Us Italia.  Piattaforma direttamente ispirata all’esperienza americana, che vuole adottare la filosofia di Spot.Us USA adattando il progetto alla realtà del nostro Paese, che è stata presentata al festival del giornalismo di Perugia.  Spot.Us Italia vuole adottare la filosofia e lo schema base di Spot.Us Usa adattando il progetto alla realtà italiana attraverso un meccanismo di continuo work in progress compiuto insieme alla comunità di cittadini e reporter.

Per raccogliere le proposte di associazioni, comitati, gruppi online e a far realizzare non solo inchieste classiche, ma fotoreportage, video-inchieste e altre nuove forme di racconto e indagine della realtà.  Per costruire un ecosistema tecno-sociale transnazionale, attraverso cui scambiare esperienze e confrontare risultati. Tutto chiaro. Ma perché pagare per avere delle informazioni, potrebbe chiedere un cittadino.  Infatti il cittadino non paga per avere delle informazioni ma dona per ottenere risposte. Per una riappropriazione del “racconto della realtà” da parte della società civile. E se il modello avesse davvero successo, potrebbe portare, pian piano, a una ridefinizione dell’agenda dei media, dettata dai cittadini e non dai media stessi.  E potrebbero nascere dei luoghi di analisi e approfondimento senza veli ovunque. Anche in una piccola realtà di provincia.

Lascia un commento