ATTENTI A SGARBI

ATTENTI A SGARBI

Come per qualsiasi rogo acceso in piazza, sia essa fisica o mediatica, il rischio è che prima o poi nessuno sarà in grado di domarlo. Dicono che il suo cachet ora sia schizzato da 2.000 a 10.000 euro per ogni comparsata politica. Più di quando inventò “capra capra” che alzava gli ascolti. “Vabbè ma è Sgarbi”. “E’ solo Sgarbi”. “Fenomeno da baraccone” “Tutto studiato per tornare in Tv a gettone”. Sono un po’ queste le interpretazioni della stampa sulla “sgarbata” di Vittorio Sgarbi, tornato a fare notizia nei modi con cui ha fatto più notizia negli ultimi decenni. Ma non è tutto nelle offese contro delle parlamentari.

Non tutto si riduce alle tristi immagini del suo penoso allontanamento forzato dall’aula della Camera dei Deputati. Che hanno fatto il giro del mondo. Nel circo di fenomeni da baraccone che ha accompagnato la politica italiana delle passate e presenti legislature, Sgarbi si distingue da altri per ricordare – a intermittenza – la sua competenza sulle cose dell’arte e la sua brillantezza di elaborazioni su temi diversi, quando si comporta come una persona normale. Michele Serra lo spiega così “La sua maleducazione patologica, il suo imbarazzante narcisismo, la sua aggressività insopportabile, sono stati protetti e nutriti, per decenni, da conduttori e autori televisivi entusiasti di proporre allo spettabile pubblico, come fece Barnum con la Donna Barbuta, l’Uomo che Strilla. Sono stati incentivati e premiati da sponsor politici convinti che l’arroganza e il disprezzo degli altri fossero manifestazioni di “libertà”.

I veri autori di Sgarbi sono loro, non Sgarbi. Sgarbi è solo vittima dei loro applausi. Così un ragazzo intelligente e colto è diventato un fenomeno da baraccone, solamente perché la nostra epoca, della cultura e dell’intelligenza, non sa che farsene. Ma il suo allontanamento ha offuscato, e fatto dimenticare, le pericolose parole del suo intervento, che assumono maggiore gravità se pronunciate dentro il Parlamento: “Non c’è nessuna relazione tra diritto e giustizia in Italia” e anche “I pm oggi sono Ras incontrastati“. Nel suo intervento, Sgarbi ha richiesto “una commissione d’ inchiesta contro la criminalità dei magistrati, che sono peggio dei criminali… associazione dei magistrati un’associazione mafiosa… Palamaropoli“. Un vero, durissimo, vergognoso attacco alla magistratura, che denuncia un atteggiamento ostile. Un attacco barbarico. Che segue quello di Renzi, Salvini e, naturalmente, Forza Italia. Senza pensare che, se un uomo politico di primo livello, in parlamento, avvalora questa opinione, ogni cittadino soccombente in una causa civile o condannato in un processo penale si sentirà autorizzato a credere nella prevenzione, se non peggio, del giudice nei suoi confronti con effetti devastanti sul sistema. Un attacco sconsiderato, privo di coscienza civile.

Senza affermare la verità: la stragrande maggioranza dei magistrati è estranea alla “modestia etica”, di cui è stato scritto nei giorni scorsi, emersa da conversazioni pubblicate su alcuni giornali e oggetto di ampio dibattito nella pubblica opinione. E, anche per questo, non si può ignorare il rischio che alcuni attacchi alla Magistratura nella sua interezza siano, in realtà, strumentalmente diretti a porne in discussione l’irrinunciabile indipendenza. Le accuse di parzialità rivolte da Sgarbi ai magistrati minano alle basi la fiducia riposta dalla collettività nella Giustizia e spianano, così, la strada a riforme finalizzate a sottoporre la magistratura al controllo dell’esecutivo e degli autocrati di turno. È questa la direzione, molto pericolosa, che si intraprende quando si decide di fare terra bruciata intorno ad un’Istituzione della democrazia, accusandola di agire contro la democrazia. 

Lanciare accuse gravi di “parzialità”, pretendendo di ridurre ad un interesse di parte o personale persino la condivisione dei valori fondanti della nostra democrazia, mira non solo a screditare il lavoro dei ANM, PM eCSM, inevitabilmente, dei giudici che decidono sulle loro richieste. L’obiettivo è delegittimare le funzioni che sono assegnate alla magistratura in ogni Stato di diritto. Sull’esempio di quello che è accaduto e sta accadendo in altri paesi europei, come la Polonia e la Bulgaria, i magistrati sono accusati di perseguire finalità politiche e di asservire a queste finalità le loro funzioni. L’obiettivo è togliere legittimazione alle loro decisioni perché prive del requisito primo del giudicare rappresentato dall’imparzialità, e spianare la strada alle riforme finalizzate a sottoporre la magistratura al controllo dell’esecutivo e degli autocrati di turno. È una direzione molto pericolosa quella che si intraprende quando si decide di far terra bruciata intorno ad un’istituzione della democrazia, accusandola di agire contro la democrazia.

È una via senza ritorno quella che oggi rischiamo di imboccare trasformando il necessario dibattito pubblico sui fatti emersi dalle indagini perugine, e la sacrosanta richiesta alla magistratura di rendere conto delle degenerazioni accertate, in un regolamento di conti che può travolgere l’equilibrio democratico del nostro paese. Le accuse di parzialità che oggi riguardano i PM, domani travolgeranno i giudici, minando alle basi la fiducia della collettività nella Giustizia. E quando nessun giudice sarà più legittimato ad emettere sentenze in nome del Popolo Italiano, perché dietro le sue decisioni vedremo sempre un interesse personale o convincimento di parte; quando la Giustizia non si potrà più amministrare nei Tribunali perché non ci saranno più giudici e PM legittimati a farlo, chi deciderà sui diritti e sulla libertà delle persone?Come per qualsiasi rogo acceso in piazza, sia essa fisica o mediatica, il rischio è che prima o poi nessuno sarà in grado di domarlo.E che a bruciare, insieme ai Tribunali, sarà tutta la città.

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