B-DAY : ECCO COME FINIRA’

B-DAY : ECCO COME FINIRA’

Oggi, 14 dicembre non è certo l’Armageddon, la battaglia finale di cui parla l’Apocalisse tra seguaci di Satana e Dio, tra il bene e il male. Però è il giorno della verità. Il Corsera dice che il governo andrà sotto, Travaglio, al contrario, che terrà senza problemi. Il Fatto sostiene che comunque vada Berlusconi avrà perso, per il Giornale il Cavaliere uscirà in ogni caso vincitore. Lungi da me avere la pretesa di fare chiarezza in anticipo su una giornata alquanto ingarbugliata. Secondo me, ha ragione Travaglio, il Governo resterà sopra3/4 voti tra passaggi last minute e traditori finiani, e al netto delle molteplici variabili che potrebbero introdursi e mettere i bastoni tra le ruote a un puzzle così complicato, l’exit-strategy del post-voto dovrebbe essere la seguente.

Il governo non cade. Ottenuta una risicata fiducia, Berlusconi salirà al Colle e rimetterà il proprio mandato. Napolitano, preso atto del voto di fiducia in entrambi i rami del Parlamento, non potrà fare altro che respingere le dimissioni, e mandare nuovamente il Cavaliere alle Camere. Lì comincerebbe la vera partita. I pontieri del Pdl hanno già impostato le basi della trattativa con il partito di Casini. Il discorso morbido di Berlusconi, scritto da Gianni Letta e gli interventi tutto sommato morbidi di Buttiglione e di Cesa ne farebbero parte. Dopo essere sceso dal Colle, il Cavaliere allargherebbe la propria maggioranza al partito centrista, inserendolo nella compagine di governo. Proprio i due ex-Dc che sono intervenuti nel dibattito parlamentare, sono i maggiori indiziati per entrare in Consiglio dei ministri. Anzi, parlano già come se lo fossero.

Al contrario, serpeggerebbe una forte preoccupazione tra i ministri azzurri. L’ingresso dell’Udc al governo innescherebbe un domino che renderebbe ogni poltrona poco sicura per il suo occupante. Ministri di prima fascia avrebbero espresso in privato tutta la propria preoccupazione, ma si sarebbero anche dimostrati rassegnati a quello che sarebbe un male minore. I soli tre senatori renderebbero la maggioranza a Palazzo Madama non larghissima. Ma in questo modo Berlusconi in un colpo solo rifilerebbe uno smacco politico durissimo a Fini, e avrebbe un argomento sostanzioso per chiederne a gran voce le dimissioni dallo scranno più alto di Montecitorio, relegandolo, a quel punto, ad un ruolo del tutto marginale nel dibattito pubblico e parlamentare. E alla Camera, oggi argomento di tanto penare, si dormirebbero sonni tranquilli. Come diceva il mio professore di Liceo “quando una è puttana resta sempre puttana”. Prossimo giro prossima corsa.

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