B-DAY: TRA TANTA MERDA C’E’ UN’ ITALIA CHE NON E’ IN VENDITA

B-DAY: TRA TANTA MERDA C’E’ UN’ ITALIA CHE NON E’ IN VENDITA

In questi mesi di rivelazioni epocali, di diaspore e di terzi poli, di bunga bunga, venduti, corrotti, lelemora, cocainomani, puttane, case in svendita e metodo boffo, tra tempeste di fango e di lotte fratricide nelle stesse metà campo non è successo niente, di fatto. Niente che già non si sapesse, niente che non fosse già successo prima, niente di nuovo purtroppo per un paese ridotto allo stremo materiale e morale, al limite della sua capacità di sopportare lo spettacolo di una politica sempre più grottesca, sempre più lontana dai bisogni reali, sempre più avida delle vivande servite al suo privato tavolo. Solo una gara al peggio.

Dallo spettacolo delle private debolezze e nefandezze a quello, a cielo aperto, della corruzione ormai eletta a sistema legittimo, dichiarato, esibito. In altri tempi ci avrebbero fatto sorridere i sussulti da vivisezione di partiti «di responsabilità nazionale» che nascono, i cognomi mai sentiti prima di parlamentari improvvisamente decisivi, corteggiatissimi, lusingati nel loro deluso amor proprio che ragionano di mogli e di mutui come se le loro vite private avessero qualche rilevanza per la Nazione. Oggi no, non fanno più ridere. Sono la misura esatta, millimetrica, del punto in cui si arena il caimano. Vittima del suo stesso protagonismo ha reso giganti i nani, ha espulso dalla vita pubblica la politica e l’ha ridotta a mercato.

Il mercato è diventato prostituzione, alla fine, non troppo diversa quella dei giorni da quella delle notti. Quel che di più grave e di meno misurabile tra i disastri avvenuti nell’era politica appena attraversata non riguarda la classe politica, riguarda gli italiani. Come siamo cambiati noi. Lo diceva Altan in quella sua strepitosa vignetta: non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me. Abbiamo subito il deperimento dell’etica pubblica, della dignità delle istituzioni e della politica, l’idea di una doppia morale consentita ai ricchi e ai potenti, il riaffacciarsi di stereotipi insultanti per la dignità della donna, la condiscendenza verso la mentalità pararazzista.

Abbiamo creduto, alla fine, che davvero se sei il nipote o meglio ancora la nipote di qualcuno, che sia Mubarak o il prorettore dell’Università, non devi sottostare alle regole che valgono per tutti. Avere gli amici giusti, gli agganci giusti, l’amante giusto, il leader di riferimento che ti garantisca l’assuzione all’Atac, la ristrutturazione di casa a tua insaputa, dov’è il reato? La realtà è sotto una montagna di bugie. Basterebbe ripartire da qui. Dalla verità dei fatti e da un sussulto di dignità per dire basta così, davvero. C’è un’Italia che non si compra, non è in vendita. Un’Italia che vuole il bene di tutti, che non ha bisogno dell’uomo della provvidenza per difendere il suo paese, che non delega e non volta la testa. Perchè quell’Italia c’è, è al lavoro silenziosa. Quell’Italia sarà lì quando verrà il momento, è qui a vigilare nel frattempo. E’ questione di poco.

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