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BAARIA: UN OMAGGIO POETICO AL NOSTRO PASSATO

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Ieri mattina, in una bellissima giornata dell’autunno romano ho avuto l’onore di essere tra coloro che, con Paolo Mieli, G.Luigi Rondi, Vincenzo Mollica, Enzo Sellerio, Antonio Tabucchi e altri hanno presentato nel bellissimo tempo di Adriano nella bellissima Piazza di Pietra, la bellissima sceneggiatura del film di Tornatore presentato a Venezia (edito Sellerio).  Dopo la delusione di Venezia. Ora con la prospettiva di un Oscar nel 2010. Dopo essere stati a L’Aquila e Bagheria per la prima presentazione, domenica 4 ottobre saremo ad Assisi per chiudere la Festa della Gioventù francescana. Poi Bologna, Siena, Firenze. Oltre 100 richieste di presentazioni giunte in pochi giorni alla Medusa.  Lunedi ore 6,30. Ho appena letto una email di questa notte: in soli tre giorni, tra Venerdi 25 e domenica 27 settembre in oltre 200 sale si è registrato il tutto esaurito, da Milano a Palermo.

Solo a Roma è proiettato il 31 sale.  Perché tanto interesse per il film e oltre il film?  Secondo me perché –come ho già scritto e confermo – Baarìa è un atto d’amo¬re e di poesia.  Certo un atto di amore per la Sicilia. Quella Sicilia magica dove esistono delle tre rocce che, se colpite dal lancio di un’unica pietra, spalancherà la terrà facendo venire fuori un tesoro di immani proporzioni.  Ma un atto di amore anche per tutta la piccola provincia e per l’Italia tutta che si fonde in un’unica dimensione.  La dimensione da cui viene fuori un bambino poverissimo che ha scarpe che neanche possono definirsi tali che potrebbe benissimo essere mio nonno meccanico in terra d’Abruzzo negli anni trenta.  E c’è un piccolo a cui una capra divora il libro di testo e che la maestra punisce perché non sa l’italiano, che potrebbe essere benissimo mio padre ai bagliori della guerra.  E c’è un bimbo che dovrà guadagnarsi da vivere raccogliendo dieci panieri di ulive e se non ci riuscirà gli uomini del padrone, lo sbatteranno con violenza sul tronco di un albero che potrebbe essere mio zio subito dopo la guerra sfruttato dai bastardi negrieri possidenti terrieri abruzzesi.

  Un bambino che promette di mangiare in quattro bocconi un enorme panino con le panelle, e ci riesce, a costo quasi di strozzarsi.  Ambientato nella Sicilia dagli anni trenta al dopoguerra, Baarìa è un ritratto della storia dell’isola e, contemporaneamente, dei grandi temi che attraversarono l’Italia di quella epoca.  In Baaria c’è la storia di tre generazioni di una famiglia di Bagheria che potrebbe essere quella di ognuna di noi, c’è un secolo di storia italiana, la fame, c’è la guerra, il fascismo, le speranze, le paure, il comunismo, l’emigrazione, lo sfruttamento minorile, la democrazia cristiana, l’ironia, la commozione, l’emozione, la musica, l’amore.  Il tutto visto con gli occhi e vissuto sulla pelle del popolo.  E sullo sfondo c’è la mafia che uccide, misteriosa, guidata dai maggiorenti del paese con qualche cenno degli occhi.  In un imponente affresco storico c’è la purezza di Peppino che crede veramente nella giustizia e nel comunismo. Così simile a tutti quelli che hanno creduto nella politica.  C’è la magia dei luoghi incantati siciliani. Belli ma non più belli di tanti e tanti angoli d’Italia.  Per questo “Baaria” è un suono antico, una formula magica, una chiave.

La sola in grado di aprire lo scrigno arrugginito in cui si nasconde il film più personale del nostro premio Oscar.  Una storia divertente e malinconica. di grandi amori e travolgenti utopie. Una leggenda affollata di eroi.  “Baarìa” è dunque il nome di un paese siciliano dove la vita degli uomini si dipana lungo il corso principale. Così uguale al corso della mia Teramo.  Un corso così corto, così stretto. Ma percorrendolo avanti ed indietro per anni, si può imparare ciò che il mondo intero non saprà mai insegnarti.  Baarìa è anche un atto d’amore per una terra Ma anche nei confronti del cinema.  Si colgono omaggi a Sordi, Lattuada, Fellini, Visconti e in particolare a Francesco Rosi.  C’è l’emozione di un bambino, il protagonista, che a cinque anni viene portato dal padre Uno sguardo dal ponte e da quel momento collezionerà fotogrammi.  Ed è un atto di straordinario amore nei confronti della politica.  La politica fatta, come si diceva una volta, dal basso, da quelli che ci credono davvero, quel tipo di politica che è nei ricordi di chiunque abbia dai trent’anni in su. Descritta senza retorica.  E anche il rapporto tra cittadini e politici è raccontato con ironia.  E ancora. Baarìa è un omaggio poetico al nostro passato, che non stende veli sull’ipocrisia, sul male, sugli orrori.  Ma l’omaggio di Giuseppe Tornatore è costruito in maniera tale da far emergere tra le righe e da farci riconoscere i valori che sono andati smarriti e che ci piacerebbe ritrovare nel nostro futuro. 

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