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BERLUSCONI E’ l’ANTISTATO

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Questo premier incarna ormai l’anti-Stato, non più lo Stato. Il Caimano si sente accerchiato. Sente che il suo tempo sta finendo e tira colpi di coda. La legge bavaglio è il colpo di coda del Caimano. Al caimano feroce e impaurito non basta: lancia la “fatwa azzurra”. E subito si avverte, e subito c’è qualcosa di nuovo nell’aria anzi d’antico. Subito c’è un furto di parole nell’aria. Un profumo di otto settembre, di Caporetto, di disfatta nazionale che riappare periodicamente, come un vecchio amico in visita, come gli attacchi di malaria a chi ne è colpito. E, nella migliore tradizione nazionale, il giorno prima della tempesta brillava il sole. Il caimano lanciato la “fatwa azzurra”. E subito sento aleggiare luminose imprese dei nostri governanti esaltate da schiere di lacchè e di servi. Il caimano lancia la “fatwa azzurra”. E subito si scatenano i minzolecca.

Questo premier incarna ormai l’anti-Stato, non più lo Stato. La legge bavaglio è il colpo di coda del Caimano. In una mattinata di “ordinaria eversione”, Silvio Berlusconi è tornato in guerra con il mondo. A palazzo grazioli trasformato nella terza camera parlamentare il presidente del Consiglio ha dato fondo al suo peggior repertorio, sparando ad alzo zero contro tutto e contro tutti: istituzioni e mass-media, avversari dell’opposizione e alleati della maggioranza. Sulla legge-bavaglio per le intercettazioni ha lanciato il suo anatema: il testo che va all’esame del Senato, “ostacolato da toghe e giornalisti”, è il punto di caduta finale per il centrodestra. Le modifiche apportate sono definitive, oltre che ancora una volta peggiorative, e alla Camera non saranno tollerati dissensi: dovrà approvarle così come sono. Strana visione non solo dei rapporti interni al suo partito, dove Fini …ah ah ah ah pretenderebbe pari dignità e rispetto, ma anche del funzionamento del bicameralismo dove il governo non può ipotecare ciò che farà ciascuno dei due rami del Parlamento sovrano.

Sul servizio pubblico radiotelevisivo ha lanciato la sua “fatwa azzurra”: a una Rai “così faziosa contro la maggioranza” non andrebbe rinnovato il contratto di servizio. Detto da un presidente del Consiglio non è male. Poi ci si stupisce, con falsa indignazione, se tanti italiani evadono il canone. Sugli scandali della Protezione Civile ha lanciato un consiglio: i tecnici non vadano più all’Aquila, dopo la “criminalizzazione” cui sono stati esposti dalle inchieste giudiziarie rischiano che “qualche mente fragile gli spari in testa”. Anche questa, in bocca a un capo di governo, non è male. Poi si contesta, con pelosa ipocrisia, chi usa le parole come pallottole. L’ultimo affondo del Cavaliere, in pieno delirio di autocratico-populista, riguarda come sempre le fondamenta della democrazia secondo la dottrina berlusconiana: in Italia (è il suo mantra) la sovranità non è del governo, non è del popolo, ma è “in mano a Magistratura democratica e alla Consulta”. Che dire? Non c’è più limite, né politico né psicologico, alla natura tecnicamente totalitaria e costituzionalmente rivoluzionaria di questo “potere”. Questo premier incarna ormai l’anti-Stato, non più lo Stato

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