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BERLUSCONI INVADE I TG DEI SUOI SERVI…

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Ultimo giorno di campagna elettorale.  E per il Cavaliere è il giorno dell’invasione di ogni spazio informativo.  Tutti i suoi lacchè già a pecorina sono ben lieti di poter subire il piacevole trattamento descritto bene da Daniele “super” Luttazzi.  Interviste a ben sei telegiornali, e poi anche al gr Rai.  In avida attesa di subire detto piacevole trattamento senza vasellina il direttore Masi dichiara che licenzierà Santoro ed in tal senso scrive al cda.  Vedremo. Ne parleremo.  Ma stiamo ai fatti.  E’ andata meglio di quanto attendevo. E’ andata oltre ogni auspicio di chi l’ha organizzata.  Certo per i numeri. Certo per la folla e l’entusiasmo del Paladozza a tratti imbarazzante. Certo per l’expluà di Luttazzi e Benigni. Certo per il contenitore innovativo.  Ma soprattutto perché Rai per una notte ha aperto uno scenario post regime.  Si. Proprio così. 

Rai per una notte non è stato solo un programma televisivo.  Non è stata solo una manifestazione.  Non è stato solo un fatto politico che ha rotto un ordine simbolico.  Rai per una notte ha aperto uno scenario post regime perché per una notte gli italiani sono tornati utenti di un servizio pubblico di cui si è persa memoria.  Per una notte gli italiani sono stati protagonisti di una scelta che ha sconfinato dal palinsesto, messo da parte il palinsesto e scompigliato i riti della politica.  Certo sono importanti i numeri. Certo alla fine del programma tutti li a chiedere “quanti eravamo quanti eravamo” .  Certo importanti le centocinquanta piazze collegate, certo fondamentali la catena di emittenti locali, poi internet, i circoli dell’associazionismo e Current di Sky, che hanno consentito al paese di collegarsi a un evento che ha bucato la censura berlusconiana della comunicazione.  Ma ora , a mente fredda, ragionando meglio, ho la consapevolezza che Raiperunanotte, l’esperimento culturale di Michele Santoro ha aperto uno scenario post regime.  Perchè non solo ha illuminato il buco nero dell’informazione in Italia rilanciando il dibattito sul ruolo dell’opinione pubblica nella battaglia contro lo snervamento della democrazia. 

Non solo la serata al Paladozza di Bologna, autofinanziata (è politica nuova anche chi paga e perché), ha dimostrato in concreto la possibilità di rompere la gabbia asfissiante di una Rai oscurata e ridotta, per responsabilità bipartisan, a sconfinata banlieue berlusconiana.  Ma ha aperto uno scenario post regime perché si è assistito al paradosso di abbonati Rai che per vedere un programma superstite del servizio pubblico hanno dovuto sintonizzarsi su mille canali diversi grazie a quel genio del direttore generale Mauro Masi e dei consiglieri di centrodestra, il governo «signorsì» della Rai.  Ha aperto uno scenario post regime perchè è stato il primo sciopero bianco del telespettatore.  Ha aperto uno scenario post regime perché è stato un boomerang lanciato da Silvio Berlusconi senza argini contro se stesso, testimonianza non l’unica, ma sicuramente la più eloquente di una perduta padronanza dei meccanismi della comunicazione.  Certo: non sono tutte rose.  Certo, quando si entra nel campo della televisione, dell’informazione, dell’opinione pubblica pesa come piombo l’inadeguatezza intellettuale della sinistra, l’opportunismo dei suoi dirigenti, contagiati da un berlusconismo di ritorno riassumibile con la famosa frase di D’Alema, ripetuta qualche giorno fa: non leggete i giornali guardate la tv. 

Certo, una sinistra cieca e indifferente di fronte al dilagante analfabetismo (il 70 per cento, secondo il professor De Mauro), una peste tutta italiana, come direbbe Pannella, che impone a qualunque alternativa in cerca di idee e credibilità, di mettere all’ordine del giorno la ricostruzione di una cultura di base, strappata alla scuola e oggi esclusivo appannaggio della tv commerciale.  Certo, è’ dovuto scattare il black-out perché Bersani si convincesse della centralità dell’informazione nell’agenda del Pd.  Certo: non sono tutte rose.  Ma un passo verso un paese più libero e democratico è stato compiuto. 

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