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BERTOLASO SI DEVE DIMETTERE

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L’interrogativo è uno: esiste una nuova questione morale?  In questi mesi abbiamo assistito al moltiplicarsi di esempi di corruzione della vita amministrativa, persino squallidi nelle modalità, come la mazzetta intascata per strada da un consigliere comunale milanese.  Dalla Puglia all’Emilia, al Piemonte alla Lombardia, è stato un emergere sconfortante di infedeli e concussi, amministratori disinvolti e imprenditori senza scrupoli.  Un fenomeno trasversale agli schieramenti politici, segnato più dall’avidità e dall’edonismo individuali o di gruppo che dalle ragioni di appartenenza a un partito o a una corrente come avveniva con Mani pulite.  I comitati d’affari grandi e piccoli prosperano. Alcuni non si vergognano nemmeno, ne menano addirittura vanto.  La realtà, amara, è che dovremmo domandarci tutti se il livello degli anticorpi della nostra società non sia sceso sotto il limite di guardia.  Alla corruzione diffusa, così come allo scarso senso della legalità, ci si arrende facilmente. Come ci si rassegna a vivere in una città sporca o in un ambiente degradato.  Ma l’esempio per le nuove generazioni è diseducativo e devastante. 

La riforma del titolo V della Costituzione ha abolito un sistema arcaico di controlli di legittimità sugli atti delle regioni e degli enti locali. Spesso la burocrazia centrale uccideva, con ritardi e abusi, la corretta volontà amministrativa. In diversi casi, però, l’accresciuta autonomia locale non si è accompagnata a maggior rigore e senso di responsabilità.  Ma piuttosto all’idea perversa che l’eletto sia legittimato a tutto e le regole un intralcio residuale del passato.  Così è successo anche per le emergenze gestite dalla Protezione civile.  L’emergenza ha certamente bisogno di procedure snelle e decisioni rapide.  Ma non giustifica il moltiplicarsi di filiere autoreferenziali, sottratte a qualsiasi controllo, nelle quali fatalmente chi ha solo il senso degli affari finisce per prevalere e mortificare i tanti volontari animati unicamente da spirito di servizio.  Un terremoto si affronta in deroga a procedure e discipline degli appalti; eventi come un mondiale di nuoto o l’Expo, no.  Troppi strumenti straordinari danno un senso d’inutilità alle gestioni ordinarie. 

In ogni caso, il rendiconto ex post non è solo un fastidio burocratico ma un atto di responsabilità che dà persino maggiore nobiltà formale a opere e gesti solidali.  La trasparenza richiama e incoraggia la generosità. Se so come sono spesi i miei soldi, a favore di chi ne ha bisogno, la prossima volta ne darò di più.  Su Bertolaso ho un’opinione personale. Non credo se ne sia approfittato. Non credo sia un puttaniere come il suo kapo. E’ uno così triste che neppure gli piace la fica. Pensa solo alla carriera. Ma non è un ladro come i suoi amici.  Ma non sfugge che in ogni struttura, anche nell’emergenza, esistono principi di etica e responsabilità oggettiva senza i quali i corpi istituzionali e societari non funzionano.  Amicizie con persone corrotte, mancati controlli, il sospetto di tangenti, gli appalti guidati da Verdini, i giri strani con la brasiliana Monica (non la massaggiatrice francesca), le segnalazioni e le pressioni subite, gli affari della moglie e i soldi avuti per le società di questa, soprattutto la sua equivoca onnipresenza a coprire con la logica dell’urgenza libera dalle regole ogni cosa d’Italia…quello strano incontro a piazza Ungheria con una persona che portava con se 100 mila euro “che non ricorda” dove siano finiti.  Questo volerlo far sembrare a tutti i costi unico e insostituibile.  Bertolaso non è una persona limpida.  Per questo si deve dimettere. 

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