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BLUES BROTHERS: 40 AMMI E NON SENTIRLI

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Oggi dalle ore 15 alle 17 sul GoToWebinar de “La Sapienza”, per gli studenti del Dams, lezione “Blues Brothers : 40 anni e non sentirli” .
Il 20 giugno 1980 usciva il film di John Landis con John Belushi e Dan Aykroyd. Un cast straordinario, una colonna sonora indimenticabile, inseguimenti spettacolari: è diventato un cult. Era l’inizio del 1978 quando Dan Aykroyd e John Belushi, al Saturday Night Live, andarono per la prima volta in scena nei panni dei Blues Brothers e, visto il successo ottenuto, pubblicarono il loro primo album, Briefcase full of blues, una valigia piena di blues. Era l’inizio di un’avventura straordinaria che ebbe il suo apice esattamente 40 anni fa, quando John Landis portò i fratelli Blues al cinema trasformandoli in un successo planetario e facendoli entrare nella leggenda.
Aykroyd e Belushi stavano rivoluzionando, assieme a tanti altri, la comicità americana, i due misero in piedi uno sketch musicale cantando un blues di Slim Harpo vestiti da api, I’m a king bee. L’amante del blues era Aykroyd, armonicista e conoscitore della storia della musica afroamericana, che aveva militato a lungo nella Downchild Blues Band. E il blues era la colonna sonora del club di Aykroyd gestiva all’epoca, l’Holland Tunnel Blues bar, dove Belushi venne “iniziato” al genere, che divenne per lui una vera e propria fede. Fu Howard Shore a suggerire per il duo il nome di Blues Brothers, il cui stile era un misto eleganza cool e di stile gangsteristico, mentre i personaggi di Elwood e Jake Blues furono modellati sui due fratelli che erano alla guida della Downchild Blues Band di Aykroyd.

“La banda” venne messa in piedi con l’aiuto di Paul Shaffer, che era parte integrante della formazione che suonava al Saturday Night Live, che prese altri due componenti dello show, Lou Marini e Tom Malone, e li affiancò con due elementi della storia della soul music, Steve Cropper e Donald “Duck” Dunne, che avevano suonato in ogni singolo di successo della Stax, e con Alan Rubin e Matt “Guitar” Murphy. Una formazione praticamente perfetta, in grado di sostenere in maniera eccellente il duo dei “fratelli”, con i loro numeri musicali e comici, i balletti, le gag e un repertorio di canzoni classiche e imbattibili, in bilico tra blues, soul, jazz e rock’n’roll, arrangiate magistralmente da Shaffer. Il risultato di questo pregevole mix di creatività, divertimento e stile fu un album dal vivo, Briefcase full of blues, che nel 1978 andò velocemente al primo posto in classifica, spinto dalla splendida e divertentissima versione di Soul man di San & Dave che i Blues Brothers interpretarono in maniera fedele ma potentissima. Nelle note di copertina veniva raccontata la storia dei fratelli Jake e Elwood, orfani cresciuti in un istituto di suore a Rock Island, nell’Illinois, dove avevano imparato due religioni, quella cattolica e quella del blues. E quella storia, le cui vicende Aykroyd iniziò a scrivere proprio ai tavoli dell’Holland Tunnel Blues Bar, diventò la storia del film diretto da Landis, un musical perfetto che metteva insieme la musica della band con la storia del blues e del soul, rappresentata nel film dalle stelle più grandi, Ray Charles, Aretha Franklin, John Lee Hooker e il grande Cab Calloway.

Al film seguì un grande tour e un altro album dal vivo, Made in America, seguito da un “best of” nel 1981. Poi la morte di Belushi fece finire la storia, anche se i Blues Brothers hanno avuto altre incarnazioni, persino un altro film con John Goodman al fianco di Aykroyd, Blues Brothers: il mito continua, ricchissimo di musica e di grandi musicisti, ma decisamente non all’altezza dell’originale. Un film e tre album, comunque, sono bastati ai Blues Brothers per entrare a far parte della storia della cultura popolare del Novecento e a entrare anche nel nuovo millennio come figure mitiche; il loro abbigliamento non è più andato fuori moda, la musica, il blues, che loro hanno contribuito a far scoprire alle generazioni che all’epoca erano travolte da punk, disco e elettronica, è ancora tra noi e ci resterà ancora a lungo; e John Belushi, scomparso troppo presto e mai dimenticato, è ancora amato da milioni di persone in tutto il mondo, per come cantava, per come ballava, e per come, in una delle sequenze memorabili di Blues Brothers, abbassando gli occhiali neri e sfoderando uno sguardo ammaliatore, nei panni di Joliet Jake Blues riusciva a convincere persino la fidanzata che lo voleva uccidere.


Landis era reduce dal clamoroso successo di Animal House (1978) quando ha iniziato a lavorare a un nuovo film. Nelle note di copertina del disco era scritta la storia dei Blues Brothers, due fratelli cresciuti a suon di r’n’b in un orfanotrofio dell’Illinois. John Belushi all’epoca era uno dei più popolari talenti comici tra piccolo e grande schermo, quando poi si è aggiunto anche il successo musicale è stato l’amico Dan Aykroyd a pensare di mettere tutto insieme in un film. Ed è stato naturale che il progetto venisse affidato a John Landis che ha sudato sette camicie per riuscire a portarlo a termine. La lavorazione del film è stata infatti lunga, laboriosa e molto costosa, superando ampiamente il budget iniziale, ma ha messo insieme un cast eccezionale e una colonna sonora dichiarata in seguito dalla Bbc “la più bella della storia del cinema”. The Blues Brothersè entrato anche nel Guinness dei primati per il maggior numero di incidenti automobilistici nella stessa scena e per le auto distrutte durante le riprese: tra la sequenza nel supermercato e l’inseguimento finale, sono 103 le vetture demolite, di cui 60 acquistate dalla polizia a 400 dollari l’una. Tutto ruota intorno a Jake e Elwood che devono trovare cinquemila dollari per evitare la chiusura dell’orfanotrofio dove sono cresciuti. Dopo aver avuto la rivelazione in una chiesa ispirato dal reverendo James Brown, Jake con il fratello parte in missione per conto di Dio: l’obiettivo è rimettere insieme la banda e con i soldi dei concerti pagare le tasse e saldare il debito.

I due recuperano i musicisti, acquistano gli strumenti nel negozio di Ray Charlese riescono anche a esibirsi in una sala gremita ma per raggiungere il loro scopo hanno creato diversi problemi e sono costretti alla fuga tra mille peripezie.
L’intera storia del film è ricca di aneddoti e curiosità che hanno contribuito a farlo diventare un cult anche se non è stato ben accolto dalla critica alla sua uscita in sala, il 20 giugno del 1980. John Belushi ogni tanto spariva e lo ritrovavano addormentato in un locale o in casa di qualche sconosciuto dopo notti di feste, toga party e bevute. E si è anche infortunato a una gamba proprio quando dovevano girare le ultime riprese. Carrie Fisher era già famosa come principessa Leila (il secondo episodio di Star Wars era uscito due mesi prima) e in Blues Brothers interpreta l’ex fidanzata di Jake: lo rincorre per tutto il film in cerca di vendetta per essere stata abbandonata sull’altare. Ma a Jake basterà uno sguardo per farsi perdonare, una scena memorabile, l’unica in cui si toglie gli occhiali scuri. Durante le riprese Carrie Fisher si è fidanzata con Dan Aykroyd: l’amore è scoccato dopo che lui ha usato la manovra di Heimlich salvandole la vita. L’attrice ha poi raccontato che subito dopo aver evitato che soffocasse, Dan Aykroyd le ha chiesto di sposarlo e lei ha accettato. Ma non è mai successo, la relazione è durata qualche tempo e nel 1983 lei ha sposato Paul Simon.


Oltre alla colonna sonora, il successo del film è dovuto anche alle spericolate, esagerate e spettacolari scene di inseguimenti con decine e decine di auto tra le strade di Chicago, quasi tutte girate senza l’uso di effetti visivi. Alla guida delle auto c’erano esperti stuntmen e tra questi anche Ethan Wayne, figlio del celebre John Wayne. Per la sequenza finale con i nazisti dell’Illinois che vengono seminati da Jake e Elwood e finiscono nel vuoto da una strada in costruzione, la Ford Pinto è stata lanciata da un elicottero da diverse centinaia di metri d’altezza. L’inseguimento e l’assedio nel centro commerciale è stato girato nel Dixie Square Mall, un centro commerciale abbandonato in un sobborgo della città, mentre per il gran finale è stato usato il Daley Center, il grattacielo che è il centro civico di Chicago, con oltre 500 comparse tra cui 200 uomini della Guardia Nazionale, 100 agenti della polizia su 50 volanti e 15 a cavallo, tre carri armati, tre elicotteri e tre autopompe. Le auto distrutte durante le riprese furono 103, tra cui almeno dodici versioni della Bluesmobile. Un record battuto solo nel 1998 dal sequel Blues Brothers: il mitocontinuaquando John Landis pretese di distruggerne almeno una in più salendo a 104. Ma non è bastato a rimanere sul podio, ormai sostituiti da Die Hard – Un buon giorno per morire (2013), la saga di Fast & Furious e Transformers 3 (2011) che detiene ancora il record con 532 vetture distrutte.
John Belushi doveva iniziare a girare un nuovo film quando è stato trovato morto per overdose di eroina il 5 marzo 198 . Era all’apice del successo grazie soprattutto ai due film diretti da John Landis. Il nuovo progetto era ancora una volta ideato da Dan Aykroyd che lo doveva interpretare insieme a Belushi e Eddie Murphy, ma l’improvvisa scomparsa dell’amico lo gettò in una crisi depressiva facendo slittare la realizzazione di due anni. Il ruolo di Belushi fu affidato a Bill Murray: il film era Ghostbuster, uscì nel 1984 e fu un successo.


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