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BORSELLINO : IL PIU’ GRANDE DEPISTAGGIO DELLO STORIA

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A 28 anni di distanza dalla strage di via D’Amelio in cui morirono il giudice Borsellino e cinque membri della sua scorta, la Corte d’Assise di Caltanissetta ha pubblicato le motivazioni della sentenza del quarto processo per l’omicidio. Vi si dice che “ il delitto è stato l’occasione del più grave depistaggio della storia della Repubblica…. e questo è stato ordito dai vertici della polizia, per creare un falso colpevole e allontanare dalle indagini quello vero … decine di magistrati non si sono accorti dell’inganno e delle menzogne costruite, pur essendo la montatura alquanto grossolana”. E’ la prima volta che si riconosce in un atto giudiziario l’esistenza di un depistaggio. Questo dà oggi la possibilità di approfondire nuove inchieste. Ed è quello che chiede la famiglia Borsellino. 

Nell’”affaire” Borsellino ci sono innocenti condannati all’ergastolo, un pentito fabbricato tra lusinghe e minacce, il più grande depistaggio della nostra storia, lo scempio che è stato fatto del cadavere di Paolo Borsellino, della nostra buona fede, della nostra intelligenza. Non possiamo chiudere gli occhi. Lo so, cadono le braccia. Ma dobbiamo dirlo : viviamo in un Paese sporco perché è dall’alto che viene sbarrata la strada all’accertamento dei fatti, allo smascheramento dei colpevoli, dei registi che tirarono fila, mossero pedine, per poi avvelenare i pozzi, inquinando l’anelito di verità che, indegnamente, dopo 28anni viene ancora soffocato. I cittadini lo vorrebbero più pulito ma sono troppo deboli, incoerenti e facili da comprare. Per questo è stato possibile ciò che è successo.

Ventotto anni di menzogne e depistaggi, micidiali colate di cemento sulla verità. Ma, ora, grazie al processo sulla trattativa tra stato e antistato – voluto da Antonio Ingroia, portato avanti dai magistrati eroi Di Matteo, Teresi, Tartaglia e Del Bene –  tutti hanno capito cosa accadde in via d’Amelio. E perché la verità non sia mai arrivata: Borsellino non deve avere giustizia. Da vivi, Borsellino e Falcone ebbero spalle larghe, larghissime. E nessuno lo chiese loro. Sfidarono il pericolo, il calcolo delle probabilità, i venti impetuosi delle calunnie. Strinsero i denti. Ingaggiarono un’audace lotta contro il tempo. Scoprirono, a fianco a loro, in chi avrebbe dovuto sostenerli, invidie, gelosie di mestiere, doppiezze, tradimenti. Dei “Giuda” in magistratura, non dimentichiamolo mai, parlò Paolo Borsellino, a pochi giorni dalla strage di Capaci, riferendosi ai traditori di Falcone. E anche lui, 57 giorni dopo, conobbe i suoi Giuda Ma ancora oggi continuano i depistaggi. I silenzi. I misteri.

 Questo è un paese in cui i depistaggi sono stati una costante. Dalla strage di Bologna all’Italicus, da Ustica alla Magliana, da Pantani a Pasolini, Da Capaci a via D’Amelio. L’Italia ha una storia che è anche una storia criminale e questa è una consapevolezza di cui dobbiamo prendere atto. Il depistaggio di via d’Amelio, come dice la sentenza, è il più grave della storia italiana perché per la prima volta non sono solo state deviate e inquinate le indagini ma soprattutto perché si è costruito a tavolino un falso colpevole al quale è stata attribuita tutta la responsabilità. E sulla base di questo teorema, totalmente campato in aria, si è portato alla sbarra parte dei delinquenti mafiosi non responsabili della strage per coprire i veri colpevoli e soprattutto i veri mandanti. 

Proprio per questo, non si è ancora raggiunta la verità su quanto accaduto in quei 57 giorni che hanno separato la bomba di Capaci da quella di via d’Amelio. Né su quanto di misterioso è accaduto nel corso dei mesi e degli anni a seguire con le prime indagini e i primi processi. Il caso della strage di via d’Amelio, infatti, come tutte le altri stragi italiane, si risolve se si riesce a individuare la matrice. Quindi se si scopre chi ha deciso che Falcone e Borsellino dovessero saltare in aria. In questo senso tuttavia la risposta ricevuta finora è minimalista perché si è colpita la mafia militare, che c’entra anche in questi episodi, ma non è riuscita a sfiorare i livelli successivi. I così detti mandanti esterni, appunto.

La prima anomalia in via d’Amelio la riscontriamo un minuto dopo il botto. Sulla scena si sono presentati subito agenti dei servizi segreti provenienti da Roma. Un fattore, questo, acclarato a vari livelli. Ma come facevano ad essere lì in così poco tempo ? In ogni caso è proprio agli uomini del Sisde che è stato affidato, “contra legem”, il delicato lavoro d’indagine della polizia giudiziaria e quindi allo stesso Bruno Contrada. L’ex numero tre del Sisde -ulteriore anomalia- all’epoca era sospettato dalla procura di Palermo che poi lo arresterà il 23 dicembre 1992 per concorso in associazione mafiosa. Quindi, mentre la procura di Palermo indagava Contrada , questi viene incaricato di coordinare le indagini giudiziarie sulla strage dalla procura di Caltanissetta o da un piccolo nucleo di essa perché non tutti i pm ne erano a conoscenza.

 L’affidamento del coordinamento delle indagini sulla morte di Borsellino al Sisde è il paradosso dei paradossi, e la massiccia presenza dei servizi in via d’Amelio la si può spiegare soltanto per l’altissima valenza istituzionale che questa strage riveste. Scarantino, confessa tutta una serie di panzane che nella conferenza stampa organizzata il 19 luglio del 1994 viene individuata come la soluzione del caso di via d’Amelio. Ma per quale motivo “si è vestito il pupo?” E qual è la ragione di questa frenesia per la soluzione del caso? Può un meccanismo bestiale di mistificazione clamorosa di questo tipo, con l’ascesa in campo di servizi segreti e funzionari di polizia infedeli e magistrati, chiamiamoli “distratti”, essere giustificato con l’ansia di qualche funzionario di polizia che grazie alla soluzione del caso avrebbe potuto ambire, come poi accaduto, a una luminosa carriera? Il processo trattativa Stato mafia è durato 5 anni. Le vicende di Paolo Borsellino si intersecano con il colloquio avviato da Vito Ciancimino con il Ros nel tentativo di far cessare le stragi. Lo stato dell’arte della ricerca della verità sulle stragi avvenute in Italia dal dopoguerra ad oggi, ci porta a dire che la verità sulla strage di via d’Amelio non la otterremo se la consideriamo come un singolo episodio.  Io sono convinto che riusciremo a capire qualcosa di più se cominciamo a ragionare sul filo che unisce tutte le stragi di questo Paese per cercare di capire e far capire cosa è realmente successo.

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