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CARO AMICO TI SCRIVO

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Anche nell’aula tesi del Dams della “Sapienza” di Roma questo pomeriggio, alle 16, si parlerà di Lucio Dalla. Questa volta non parlerò dei numerosi concerti organizzati insieme, ne del rapporto che avevi con la mia città (dove avevi un socio che ti curava la tua galleria d’arte). Parlerò invece di te, San Lucio Dalla, cantautore per eccellenza, che ormai susciti pellegrinaggi e devozioni di tono chiaramente religioso. Di te, caro amico, che sei il santo laico della Bologna delle osterie e delle nostalgie, degli appassionati di musica e dei disperati, dei giovani che cercano di carpire la tua poesia e degli anziani che ricordano tramite le tue note. In via D’Azeglio è tutto un luccichio delle tue frasi più belle che ognuno di noi porta nel cuore. In Santa Caterina un mendicante mi ferma, ti invoca, ricorda di quando ti fermavi a chiacchierare con lui e si fa il segno della croce e per ottenere qualche spicciolo comincia a cantare “Caro amico ti scrivo” e non la finisce più, la conosce tutta, poi in piazza dei Celestini, sotto il tuo balcone, davanti alla chiesa che frequentavi, vedo la statua che ti hanno dedicato e ci sono tuoi ammiratori anzi tuoi devoti che fanno foto, e mi viene in mente quando ci salutammo alla Manifattura Tabacchi dov’eri andato per una mostra di arte nuova perché a te interessava supremamente il nuovo, non ho mai conosciuto un classe 1943 così attratto dal presente, mentre qui ogni volta che muore un cantante degli anni passati sembra che sia morto Beethoven e tutti a piangere sulla fine della musica.

Tu eri troppo cristiano per non sapere che i morti devono essere seppelliti dai morti: sono certissimo che in questo 2019 avresti ascoltato anche tu “Me la godo” di Bugo e Motta e che ti sarebbero piaciuti moltissimo e che ne avresti tratto presagi radiosi. Mentre il sovranismo radiofonico proposto dalla Lega e supportato da quell’ignorante di Mogol – che avrebbe dovuto limitarsi a fare il genio della musica invece che mettersi a fare il presidente della Siae dimostrando che un genio può benissimo non capire niente di Radio e diffusione della musica visto che non conosce neppure i dati di cui parla – è la classica stalla chiusa dopo che i buoi sono scappati. Poteva avere un senso appunto al tempo di Dalla, Battisti, De André, Jannacci… Oggi significherebbe dare ulteriore spazio a Mahmood, Achille Lauro, Sfera Ebbasta, Salmo (nei nomi il destino), ulteriori soldi a cantanti che parlano sempre di soldi acuendo il problema in chi non ne ha, ulteriori palchi alle ugole del risentimento fra le quali aggiungo Irama con la sua canzone del padre ovviamente abusatore, ulteriori onori al ramadan evocato, se non promosso, dal succitato Mahmood e da Ghali, ulteriori tatuaggi ai piccoli fan di rapper e trapper conformisticamente tatuati, tribalizzati come cannibali della Papuasia (dunque privando per sempre intere generazioni della propria integrità fisica). 

Molta canzone italiana odierna non è cultura ma deculturazione, una legge per favorirla sia considerata non sovranista bensì somarista. Ma torniamo a Lucio: una delle figure più rappresentative della canzone d’autore italiana, poiché rientra in quel ristretto gruppo di poeti-compositori che ha segnato una intera stagione della cultura italiana dagli anni Sessanta al Duemila. Musicista di formazione jazz, Dalla ha attraversato diverse fasi dalla stagione beat alla sperimentazione ritmica, dalla melodia alla canzone impegnata; ha inoltre scritto dei testi a volte semplici, a volte intensi, ma sempre nel segno di una grande umanità e di una vasta cultura maturata nel tempo. “La morte è solo l’inizio del secondo tempo”. Lo ripeteva spesso Lucio Dalla e sono sette anni che il musicista, il compositore, il poeta – si fa fatica a classificarlo – sta giocando la sua ripresa. Il primo marzo del 2012 a Montreux, in Svizzera, la città del jazz, la città che aveva ospitato Freddie Mercury nei suoi ultimi anni, Lucio Dalla muore di infarto in una camera d’albergo. La sera prima si era esibito e la mattina dopo il suo cuore ha smesso di battere: il suo corpo viene trovato dal suo compagno Marco Alemanno mentre i primi a dare la notizia sono i frati della basilica di San Francesco d’Assisi, su Twitter: «È morto Lucio Dalla, dolore e sgomento della comunità francescana conventuale di assisi per l’improvvisa scomparsa del cantautore di Dio», si legge sul social network alle ore 12.10; 23 minuiti dopo arrivano i lanci di agenzia.

Riecheggiano le note delle canzoni più famose di Lucio Dalla dalla sua abitazione bolognese, nella centralissima via D’Azeglio. Le persiane del grande appartamento sono chiuse, ma dalle finestre del palazzo escono le note di alcuni dei suoi successi più famosi, come Caruso e Canzone. Lucio Dalla è stato «autore e voce forte e originale, che ha contribuito a rinnovare e a promuovere la canzone italiana nel mondo. È stato un artista amato da tanti italiani di diverse generazioni. E a me personalmente è caro il ricordo dei nostri incontri, e dell’ultimo, a Bologna, ritrovando in ogni occasione la schiettezza e delicatezza del suo tratto umano. Le sue canzoni profonde e intense, la sua voce straordinaria, la sua musica così ricercata che attingeva alle sue esperienze giovanili nel jazz (soprattutto nell’uso dello scat), il suo personaggio buffo e al tempo stesso delicato, con il cappello e la barba, lo rendono un artista fuori dal tempo, che ha lasciato un vuoto incolmabile nel panorama della musica italiana. Lucio era una persona schiva, riservata , ma anche vulcanica, allegra e positiva. Quando s’innamorava di qualcosa, di un paesaggio, di un’emozione, di una musica, cercava di tradurlo sullo spartito per trasmettere quella stessa sensazione al maggior numero di persone, riuscendo sempre a cogliere nel segno. 

Il primo a intuire il suo talento irregolare è stato Gino Paoli che lo ha conosciuto nel 1963 a un Cantagiro dove Lucio suonava con i Flippers, un gruppo composto da Massimo Catalano,suo fratello Maurizio, Franco Bracardi,Fabrizio Zampa e Romolo Forlai. «Rimasi folgorato da Lucio e me lo tirai dietro per un sacco di tempo – ha dichiarato Paoli ad “Avvenire”- Per me era una sorta di elfo con una genialità e un talento talmente naturali che mi ero messo in testa di farlo emergere a tutti i costi come cantante. Aveva una totale capacità di inventarsi. Lui però, clarinettista che veniva dal jazz, non voleva assolutamente cantare. Io mi intestardii e feci bene». Un altro incontro fondamentale è stato quello con il poeta Roberto Roversi, con il quale strinse un patto di esclusiva a partire dall’album Il giorno aveva cinque teste del 1973. La tumultuosa rottura con il paroliere costrinse Dalla a reinventarsi, a 34 anni, autore dei testi oltre che delle musiche, circostanza decisamente fortunata a giudicare dalla clamorosa trilogia formata da Come è profondo il mare (1977), Lucio Dalla (1979) e Dalla (1980), che gli ha garantito un posto di primo piano nella storia della canzone italiana. Nel 1979 Lucio ha portato per la prima volta la canzone d’autore negli stadi grazie al trionfale tour di Banana Republic con il collega e amico Francesco De Gregori . Un’esperienza che hanno riproposto, con identico successo, trent’anni dopo con sold out in tutta Italia nel 2010. Poco prima di morire, il cantautore bolognese stava lavorando nel 2012 a un nuovo progetto, che non ha mai visto la luce. 

Paolo Piermattei, responsabile editoriale e talent scout della Pressing Line, l’etichetta fondata da Dalla nel 2001, ha trovato cinque brani inediti un hard disk dell’artista bolognese, ai quali stava lavorando insieme ad altri nomi noti della canzone italiana. L’intenzione della Pressing Line, secondo quanto riportato da “Il Resto del Carlino” e “Quotidiano.net”, era quella di pubblicare quei 5 brani all’interno di un ricco box set celebrativo in occasione dei 5 anni della scomparsa di Lucio, quindi a marzo del 2017, due anni fa, ma il lavoro non ha ancora visto la luce per alcuni problemi di diritti d’autore, poiché le nuove canzoni erano il frutto del lavoro congiunto di altri artisti. Il 4 marzo Dalla avrebbe compiuto 76 anni, un ‘età in cui diverse pantere grigie del rock (si pensi ai glimmer twins Mick Jagger e Keith Richards o a Paul McCartney) sono ancora in piena attività. Questa sera, in occasione del compleanno del cantautore e al culmine di tre giorni di festeggiamenti nella sua città natale, il Teatro Comunale di Bologna ospiterà lo spettacolo Lucio Dalla – Quarant’anni dopo, per celebrare i quarant’anni dall’uscita dell’eponimo Lucio Dalla, uno dei dischi più importanti della storia della musica italiana. Un concerto tra musica e spettacolo con gli amici di sempre e i compagni di viaggio di Lucio per ricordarlo. Anche se poi in fondo ricordarlo non serve perché non lo abbiamo mai dimenticato. Perché non siamo mai pronti a notizie del genere, rimaniamo attoniti, sbalorditi, spaventati, arrabbiati e poi tristi molto tristi, senza parole.

C’est la vie, questa è la vita… ha la precedenza su tutto meno che sulla morte, che arriva quando meno te la aspetti… Un colpo a tradimento la fatalità, il caso! Ci sentiamo all’improvviso parte di una stessa grande famiglia a cui viene a mancare il capofamiglia… perchè questo era Lucio Dalla: un padre affettuoso e sempre presente con il suo entusiasmo, le sue idee spesso all’avanguardia per il cantautorato italiano, il suo grande amore per la musica. Che lo ha accompagnato fino all’ultimo e questo ci consola, Lucio se ne è andato come avrebbe voluto, era in tour in piena attività…Nessuno muore mai completamente, qualche cosa di lui rimane sempre vivo dentro di noi! Wiva Lucio Dalla.

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