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CELLULARI ROSSO SANGUE

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Il coronavirus non c’è più. Non c’è più. Non c’è più. Finalmente i bambini saranno contenti. Parlo dei bimbi bianchi al mare. Dei bimbi santi in piscina. Dei bimbi italiani al parco. Quelli che è un dramma se cade il dentino. Quelli che è una tragedia se si ferisce il piedino. Quelli che giù lacrime se si sporca il sederino. Perché degli altri 900 milioni di bambini non ce ne frega un beato cazzo di niente. Il coronavirus non c’è più. Non c’è più. Non c’è più. Sarà una gioia per i bimbi dai 7 ai 14 anni del centro africa. Che gioia. Che sollievo. Finalmente potranno morire d’altro i 60mila bambini di Kivù – Kolwezi, la capitale mondiale delle terre rare, nel sud della Repubblica del Congo. Repubblica per modo di dire. Democratica per modo di dire. In realtà in mano alle multinazionali colonialiste americane e cinesi, che depredano il territorio da vent’anni. Finalmente i bambini potranno morire , ma lentamente, di tumore, due o tre anni di sofferenza, senza cure ne sollievo. Perché il paese, dove da anni è in atto una corsa selvaggia ai minerali strategici del terzo millennio, è poverissimo. Non ci sono ospedali ne scuole. Ma per fortuna ci sono loro. I bambini del Congo, obbligati a morire nell’indifferenza totale.

Per fortuna muoiono loro tra atroci sofferenza. E’ capitato a loro, pazienza, chissenefrega, manco una preghiera. Basta non sapere, basta girarsi da un’altra parte, basta ignorare che da li, dal Congo, da quelle terre ricche del paese tra i più poveri del mondo, viene il 90% dell’offerta di coltan sul mercato mondiale. Coltan e cassiterite. La maggior parte di voi non sa neanche cosa siano, sebbene li abbiate ogni giorno tra le mani. Sono due minerali, utilizzati per costruire i componenti elettronici di cellulari e computer, che si estraggono nelle miniere del Congo. Le multinazionali dell’elettronica, acquistando questi minerali, sono i diretti responsabili del finanziamento delle mafie africane, che corrompono i politici locali, che forniscono ai guerriglieri le armi necessarie a mantenere l’Africa in un continuo stato di schiavitù. Coltan e cassiterite vengono estratti a mano, a suon di martello e a mani nude nelle miniere sparse per tutto il Congo, soprattutto nella regione di Kivu. Nelle zone d’estrazione, i guerriglieri obbligano i “minatori” bambini a estrarre questo tipo di oro. E in queste miniere muoiono ogni giorno decine di persone, a causa di frane, asfissia, lavoro forzato o giustiziati. E qui si sono spostate migliaia di famiglie spesso in fuga dalla violenza delle milizie. Solo negli ultimi due anni circa 350mila persone hanno abbandonato le proprie case e, attualmente, la Repubblica democratica congolese è il secondo Paese al mondo, dopo la Siria, per numero di sfollati interni.

Lo sfruttamento dei minori è abituale per raccogliere e ripulire a basso costo i minerali necessari per il funzionamento di smartphone, tablet, computer e auto elettriche. Apple, Samsung, Nokia, nessuno sfugge. Un quarto dei minori africani è coinvolto in forme di lavoro minorile e circa tre su dieci svolge lavori pericolosi, Come l’estrazione del cobalto. Secondo stime Unicef /maggio 2019 almeno 50.000 bambini lavano le rocce immersi in pozze inquinate per farle trasportare in Cina, che ha il monopolio su questa risorsa. Non vedo signore gridare “Come soffro”. Mica sono cani. Non leggo signori  scrivere “Quanto piango”. Mica sono gatti. Non vedo ne sento giovani  con  esclamare  “Che dolore” . Spendere  20 euro a sera per far finta di divertirsi grazie a una birra, o una canna, va bene. Ma  dare un po’ di beneficenza per questi bambini  manco a morire.  In questo inferno senza regole è arrivata 8 anni fa dal Kenya, con altre consorelle, suor Catherine Muvindi, della Congregazione del Buon Pastore, attiva in 70 Paesi per proteggere donne e bambini. Le ha chiamate il vescovo, che ha donato loro un terreno alle porte della città, in mezzo alla zona mineraria.

La situazione di sfruttamento che hanno trovato è molto forte. Le terre rare sono infatti estratte soprattutto da piccole aziende artigianali. Le famiglie non mandano i figli a scuola perché hanno bisogno del loro aiuto per sopravvivere. Secondo un’indagine nel 2018, nelle comunità del Domaine Marial il 75% dei bambini tra gli 8 e i 12 anni intervistati lavorava nelle miniere. Nel 2019nell’area di Kanina lo faceva quasi l’80% dei bambini in età scolare. Le suore hanno girato le comunità minerarie artigianali piedi e hanno conosciuto diverse famiglie. La malnutrizione è molto diffusa. E, come dimostrato da diverse ricerche, l’ultima pubblicata da Lancet lo scorso aprile, donne e bambini, spesso madri e figli, lavorano per setacciare e lavare il cobalto senza mascherine o guanti e sono esposti ad un elevato rischio di malattie respiratorie e gravi infezioni del tratto urinario. In molti piccoli è stata trovata una quantità di cobalto nelle urine dieci volte superiore alla media. Coinvolgendo alcune madri le suore hanno fondato una cooperativa agricola per coltivare la  terra e produrre il necessario per sopravvivere. Così possono mandare i figli a scuola. La Fondazione del Buon Pastore ha anche avviato dei corsi scolastici e il progetto delle suore coraggiose che stanno combattendo lo sfruttamento con cibo e istruzione con successo ha raccolto riconoscimenti a livello internazionale. Ma la pandemia ha fermato tutto.

Le scuole sono state chiuse, i confini sigillati e manca quindi cibo. Molti bambini stanno perciò ritornando nell’inferno delle miniere a lavare i minerali senza protezione, esponendosi al contagio. Il rischio di ammalarsi è elevato inoltre le milizie possono prendere il controllo delle miniere. E la caduta dei prezzi dei minerali aumenta i rischi di sfruttamento. Senza sostegno ai piccoli minatori Il Covid nella cintura del cobalto rischia di uccidere anche il loro futuro. Sempre che di futuro si possa parlare. E comunque se fosse stato un cane maltrattato mi sarei commosso. In questo caso neppure mi commuovo. Poi anche per me c’è la povertà e anche il mio futuro è incerto. Mica lo posso comprare l’Iphone 11. Ho solo il modello “X” . E soffro tanto. Speriamo che questi bambini muoiano un po’ alla volta senza cobalto come lo farebbero il telefonino per me ?

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