CONTRO CHI VUOLE CANCELLARE I DIRITTI DEI LAVORATORI

CONTRO CHI VUOLE CANCELLARE I DIRITTI DEI LAVORATORI

Il diktat di Marchionne contiene una clausola inaudita: la cancellazione dei sindacati che non firmano l’accordo, l’impossibilità che abbiano una rappresentanza aziendale, la loro abrogazione di fatto. Questo incredibile annientamento di un diritto costituzionale inalienabile non sta provocando l’insurrezione morale che dovrebbe essere ovvia tra tutti i cittadini che si dicono democratici. Eppure si tratta dell’equivalente funzionale, seppure in forma post-moderna e soft, dello squadrismo contro le sedi sindacali, con cui il fascismo distrusse il diritto dei lavoratori a organizzarsi liberamente. Per questo ci sembra che la richiesta di sciopero generale, avanzata dalla Fiom, sia sacrosanta e vada appoggiata in ogni modo.

L’inaudito attacco della Fiat ai diritti dei lavoratori è un attacco ai diritti di tutti i cittadini, poiché mette a repentaglio il valore fondamentale delle libertà democratiche. Ecco perché è urgente che la società civile manifesti la sua più concreta e attiva solidarietà alla Fiom e ai lavoratori metalmeccanici: ne va delle libertà di tutti. O si vota si, o salterà Mirafiori”, più o meno così il signor Marchionne ha liquidato critiche e perplessità. Chiunque dovesse decidere di votare No, si assumerà il peso di un autolicenziamento, di un tradimento della propria famiglia, condannata a disagi e povertà crescenti. Questo sarebbe un libero voto? Questa sarebbe la libera espressione delle volontà dei lavoratori e delle lavoratrici della Fiat? Che senso ha più una consultazione visibilmente truccata? Se e quando il principio sarà passato a Torino, perchè mai non dovrebbe generare un contagio? Perchè non procedere ad una riduzione generalizzata dei diritti e della stessa rappresentanza sindacale? Qui non si tratta tanto di aderire alle posizioni di un sindacato e tanto meno di iscriversi al polo che non c’è, quanto di respingere l’idea che una persona, chiunque essa sia, possa imporre le sue condizioni alla comunità nazionale.

Non solo lo condivide, ma lo ritiene parte della più generale bataglia per tutelare la Costituzione, per difendere il principio di uguglinza, per tutelare il diritto alla libera circolazione dele opinioni, anche le più radicali. Se non è questa una battaglia liberale, quale mai sarà? E’ opportuno che le tante associazioni del cinema, dello spettacolo, della cultura, del giornalismo che da tempo stanno lottando contro le censure, i tagli e i bavagli, trovassero il modo migliore per fare sentire meno soli quelli che hanno deciso di opporsi alla “tristissima macchina da guerra” allestita da Marchionne e dalla vastissima compagnia trasversale che lo sostiene. Il duello, anche dal punto di vista mediatico, è assolutamente impari, uno dei contendenti compartecipa alla proprietà dei media e gode del pieno appoggio della compagnia del conflitto di interessi, l’altro deve contare solo sulle sue forze e sulla onestà intellettuale di quei giornalisti che non hanno ancora rinunciato a dare un volto e una voce a tutte le posizioni in campo. Forse servirà a poco, ma non bisogna lasciare nulla di intentato.

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