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CONTRO OGNI RAZZISMO QUESTO SABATO ANDRO’ IN PIAZZA

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Cittadini, politici, scrittori, ma soprattutto 500 organizzazioni si sono date appuntamento a Roma, questo sabato 17 ottobre, per la manifestazione nazionale contro il razzismo e le discriminazioni.  “Anche quelle sessuali”, aggiungono i promotori del corteo.  All’incontro previsto per le 14.30, sono attesi migliaia di manifestanti.  Ci sarò anch’io tra i tanti per dire “Basta!”  “Basta” con le litanie sull’omofobia ed il razzismo dei romani!  Non se ne può più della liturgia delle condanne e delle solidarietà.  Sono spesso insincere, comunque inutili, come i fatti dimostrano.  Ogni volta che il sindaco garantisce che Roma è città friendly, puntuali il giorno dopo rivolano le molotov e rispuntano i coltelli.  Evidentemente qualcuno, deluso, non è d’accordo e lo vuol far sapere. Eppure, non ci sono dubbi, i romani, come d’altronde gli italiani, non sono omofobi, e nemmeno razzisti o antisemiti.  Semmai lo predicano quelli che ogni tanto ne diventano loro guide e capi.

  Sono state le alte gerarchie civili e religiose a scatenare nel ’38 contro i “perfidi giudei deicidi” l’infamia delle leggi ariane.  Comuni cittadini, umili frati e sconosciute monache invece hanno cercato di salvare il salvabile, spesso troppo tardi.  In terra d’Africa soldati e funzionari impalmavano volentieri le belle abissine e ci mettevano su famiglie parallele, mentre generali e ministri ordinavano di gasare a centinaia di migliaia le faccette nere da colonizzare e civilizzare in quanto tali.  Ora tocca agli omosessuali.  Ma la questione non è tanto la bocciatura indecente a Montecitorio dell’aggravamento della legge che poteva difendere i gay dalle aggressioni divenute in quest’ultimo periodo più frequenti e crudeli.  Leggi contro le aggressioni personali esistono già: se si sapesse prendere gli aggressori, se si volesse sanzionarli, non servirebbe altro. 

I problemi veri sono altri, principalmente almeno tre.  Primo, il pronunciamento dei deputati rispecchia un atteggiamento consueto e maramaldesco di una parte della politica: ignorare i diritti dei più deboli, trascurare le loro esigenze usandole come tema di conflitto tra partiti e di rivalità elettorale.  Secondo e più importante problema: perché vengono aggrediti i gay, oltre alle donne? Sarebbe da sciocchi ignoranti sostenere (stranieri a parte) che alcune fasce di italiani si sono fatte più feroci, intolleranti e avvelenate di pregiudizi.  Ma è vero che proprio leader politici danno cattivi esempi, è vero che una cultura aggressiva e sprezzante degli altri esercita la propria influenza, è vero che l’arroganza di certi governi ha legittimato le persone peggiori, ha permesso alle peggiori pulsioni di manifestarsi e di rivendicare se stesse, ha tentato di ridicolizzare i comportamenti libertari, tolleranti, solidali, altruisti.  Il sordido gioco di accanirsi sui socialmente più deboli non riguarda soltanto i politici. 

Terzo problema: la mancanza di atmosfera utile, di incoraggiamento e di mezzi per fare sì che gli aggressori delle donne e dei gay vengano arrestati e processati, non restino perlopiù impuniti; oppure che le pressioni politico-mediatiche provochino soluzioni sbrigative e sbagliate.  Se alla polizia mancano le auto, la benzina, i giusti incentivi economici, gli agenti sufficienti, il tempo, il modo per conoscere il territorio e i suoi abitanti, è comprensibile che non si concentri sui guai delle persone comuni, in quest’Italia d’autunno.  Checche rionali e froci di quartiere, considerati a ragione inoffensivi, per volontà militante di fascisti di ritorno e clericali di destra e di sinistra improvvisamente sono ridiventati, nell’ordine: peccatori, deviati, disordinati, pericolosi per le famiglie e per la società, perturbatori dell’ordine divino e naturale. Nientedimeno!  Ma soprattutto non meritano tutele esplicite e diritti legali perché, testuale, “non fanno figli” (copyright della Santanchè, Giovanardi, Buttiglione, Binetti, e preti da talk show, peraltro senza prole ufficiale).

  In questo quadro che deve fare il movimento gay più bastonato ed umiliato del mondo?  Tirare fuori gli attributi, è ovvio! E visto il contesto, ce n’è per tutti i gusti e in tutte le combinazioni.  Furono o no le statuarie drag queen dello stonewall di New York a dare il via alla rivolta libertaria a stelle e strisce?  Si sappia che operarono a colpi di borsetta e tacchi a spillo, supportate solo dopo da orde di orsi massicci, pelosi e di cuoio nero ricoperti.  Oggigiorno si possono schierare in campo anche cubisti palestrati guizzanti d’olio e pertanto inafferrabili, e legioni lesbiche che è meglio non aver nemiche.  E poi bisogna imparare dagli avversari.  Al grido di abbasso i culattoni, termine caro a quel virilone del ministro Calderoli, i padani hanno voluto le ronde maroniane.  Ebbene si facciano quelle arcobaleno, con al braccio più o meno gli stessi colori della pace e della apple. Perché, lo so, il popolo romano glbt è più propenso a far l’amore che la guerra.  Ma i reiterati attacchi al village, al Mucca e al coming out dimostrano che qualcuno non ha voluto garantire a quei luoghi simbolo protezione preventiva.  E allora ci si organizzi in proprio.  Come?  Su richiesta ho pronte istruzioni per l’uso che attingono a fonti insospettabili.  Intanto, per favore, anche da parte gay, basta ai piagnistei! 

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