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COPENHAGEN: APPELLO AL VERTICE CHE STA FALLENDO

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Già nel 1971, per l’anniversario della Rerum Novarum, Paolo VI ebbe a sottolineare che, attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, l’uomo rischiava di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione.  Papa Giovanni Paolo II nel 1989, dedicando il Messaggio della Giornata Mondiale della Pace al tema “Pace tutto il creato” richiamava l’attenzione sulla relazione che noi, in quanto creature di Dio, abbiamo con l’universo che ci circonda.  “Si avverte ai nostri giorni – scriveva – la crescente consapevolezza che la pace mondiale sia minacciata… anche dalla mancanza del dovuto rispetto per la natura”.  E aggiungeva che la coscienza ecologica non deve essere mortificata, ma anzi favorita, in modo che si sviluppi e maturi, trovando adeguata espressione in programmi ed iniziative concrete. 

Questo appello si fa ancora più pressante oggi, di fronte alle crescenti manifestazioni di una crisi che sarebbe irresponsabile non prendere in seria considerazione.  Come rimanere indifferenti di fronte alle problematiche che derivano da fenomeni quali i cambiamenti climatici, la desertificazione, il degrado e la perdita di produttività di vaste aree agricole, l’inquinamento dei fiumi e delle falde acquifere, la perdita della biodiversità, l’aumento di eventi naturali estremi, il disboscamento delle aree equatoriali e tropicali?  Sull’argomento torna Benedetto XVI° che scrive al vertice di Copenhagen mentre si profila un clamoroso fallimento.  Per la XLIII Giornata Mondiale della Pace sceglie il tema: “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”  E scrive ai responsabili delle Nazioni, agli uomini e alle donne di buona volontà del mondo intero che il rispetto del creato e la sua salvaguardia diventano oggi essenziali per la pacifica convivenza dell’umanità. 

Scrive il Papa che, a causa della crudeltà dell’uomo sull’uomo, numerose sono le minacce che incombono sulla pace e sull’autentico sviluppo umano integrale – guerre, conflitti internazionali e regionali, atti terroristici e violazioni dei diritti umani -, ma non meno preoccupanti sono le minacce originate dalla noncuranza e addirittura dall’abuso nei confronti della terra.  Per tale motivo è indispensabile che l’umanità rinnovi e rafforzi l’alleanza tra essere umano e ambiente  Nell’Enciclica Caritas in veritate Benedetto XVI° aveva già posto in evidenza che lo sviluppo umano integrale è strettamente collegato ai doveri derivanti dal rapporto dell’uomo con l’ambiente naturale, il cui uso comporta una comune responsabilità verso l’umanità intera, in special modo verso i poveri e le generazioni future.  Aveva già scritto che, quando la natura e, in primo luogo, l’essere umano vengono considerati semplicemente frutto del caso o del determinismo evolutivo, rischia di attenuarsi nelle coscienze la consapevolezza della responsabilità. 

Aveva già scritto che non può essere trascurato il crescente fenomeno dei cosiddetti profughi ambientali: persone che, a causa del degrado dell’ambiente in cui vivono, lo devono lasciare per affrontare i pericoli e le incognite di uno spostamento forzato  Come non reagire di fronte ai conflitti già in atto e a quelli potenziali legati all’accesso alle risorse naturali?  Sono tutte questioni che hanno un profondo impatto sull’esercizio dei diritti umani, come ad esempio il diritto alla vita, all’alimentazione, alla salute, allo sviluppo.  La crisi ecologica non può essere valutata separatamente dalle questioni ad essa collegate, essendo fortemente connessa al concetto stesso di sviluppo e alla visione dell’uomo e delle sue relazioni con i suoi simili e con il creato.  E’ necessario operare una revisione profonda e lungimirante del modello di sviluppo, nonché riflettere sul senso dell’economia e dei suoi fini, per correggerne le disfunzioni e le distorsioni.  Lo esige lo stato di salute ecologica del pianeta; lo richiede anche e soprattutto la crisi culturale e morale dell’uomo, i cui sintomi sono da tempo evidenti in ogni parte del mondo.

  L’umanità ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale; ha bisogno di riscoprire quei valori che costituiscono il solido fondamento su cui costruire un futuro migliore per tutti.  Le situazioni di crisi, che attualmente sta attraversando – siano esse di carattere economico, alimentare, ambientale o sociale -, sono, in fondo, anche crisi morali collegate tra di loro.  Esse obbligano a riprogettare il comune cammino degli uomini.  Obbligano, in particolare, a un modo di vivere improntato alla sobrietà e alla solidarietà, con nuove regole e forme di impegno, puntando con fiducia e coraggio sulle esperienze positive compiute e rigettando con decisione quelle negative.  Solo così l’attuale crisi diventa occasione di discernimento e di nuova progettualità.

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