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COPENHAGEN: BASTERANNO I POCHI GIORNI RIMASTI PER SALVARE LA TERRA

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Dicono i medici che il paziente ha la polmonite.  Rispondono i congiunti: anche se è vero non abbiamo soldi per curarlo e nemmeno siamo d’accordo sulla terapia.  Allora lo lasciamo morire?  Fino ad oggi la risposta è stata: “forse se la caverà”. Intanto speriamo.  Il paziente in questione è la Terra, e i congiunti al suo capezzale sono i cosiddetti “grandi” della Terra, che sono a Copenaghen per un vertice sul clima che suscitava molte speranze e che invece già nasce mezzo morto.  Basteranno i giorni rimasti per salvare il pianeta?  Fino al 18 dicembre leader di governo e scienziati dovranno prendere decisioni vitali per il nostro futuro e non sono per nulla d’accordo su che cosa sia necessario fare.   Ancora si discute se il riscaldamento globale registrato negli ultimi anni sia in corso, o se non si sia invece arrestato – come alcuni sostengono – nel 1998.

L’aumento di CO2 nell’atmosfera è poi davvero dovuto alle attività umane o è una semplice conseguenza delle temperature più elevate? Il ciclo climatico che stiamo attraversando è cominciato con la rivoluzione industriale o è uno dei tanti che si sono susseguiti sulla Terra negli ultimi millenni?  Finalmente gli Stati Uniti hanno un presidente consapevole dell’incombente collasso ambientale; ma Obama è andato in Cina, e la Cina lo blocca.  Subito dopo l’India torna a farci sapere che non è per niente pronta a portarsi bene. Figurarsi tutti gli altri Paesi a «sviluppo ritardato». Se l’India deve ancora crescere (prima di preoccuparsi di altre inezie come il destino dei monsoni), figurarsi loro. Perché non riusciamo a sfondare?  È perché siamo impiombati, oltre che da vischiosissimi interessi costituiti, da un mare di pretesti senza capo né coda.  Eppure assistiamo allo spettacolo di un Occidente piagnone che si sente «colpevole» e promette risarcimenti non dovuti pagati con soldi che, tra l’altro, non ha.  Ma passiamo al punto cruciale: la contabilità, come si conta che cosa. 

Oggi i Paesi che inquinano di più sono, nell’ordine, Cina, Stati Uniti, India. Ma Cina e India obiettano, a loro difesa, che chi sporca e spreca di più sono, pro capite, individuo per individuo, gli americani.  Vero. Ma irrilevante. L’inquinamento è globale, aleggia su tutto il pianeta nel suo insieme. Pertanto quel che conta è il totale, soltanto il totale, delle emissioni inquinanti.  La Cina (e l’India seguirà presto) fa più danno inquinante di tutti perché i cinesi sono un miliardo e trecento milioni. Che poi, singolarmente presi, siano più frugali degli americani, non sposta il problema di un millimetro.  E il fatto resta che se negli ultimi 50 anni le emissioni di Co2 dei Paesi ricchi sono raddoppiate, quelle dell’India sono decuplicate. Ma non è più tempo di recriminare e di mercanteggiare.  Chi si trova a Copenaghen con questi intenti vuole il male di tutti e anche il male proprio.  Ma qualunque sia la risposta a queste domande, è evidente a tutti che sono in corso importanti mutamenti climatici con i quali dovremo fare i conti. Dal 1980 la banchisa artica ha cominciato a sciogliersi, con una accelerazione che l’ha portata a perdere quasi 20 centimetri di spessore l’anno tra il 2004 e il 2008. Per la prima volta, i passaggi a Nord-Est e a Nord-Ovest sono privi di ghiacci. Se questa tendenza non si arresterà, molte zone costiere saranno sommerse dalle acque dei mari, il cui livello crescerà – secondo gli ultimi calcoli, di circa 1,4 metri.

  La desertificazione che sta riducendo alla fame molte popolazioni dell’Africa sta avanzando verso l’Europa e riguarderà anche parte della Spagna e dell’Italia. Improvvise precipitazioni e inondazioni hanno colpito paesi torridi come l’Arabia Saudita.  Ma forse il problema più grave è che l’amento del CO2 nell’atmosfera ha superato la capacità di assorbimento di questa gas da parte degli oceani, che si stanno progressivamente acidificando. L’intera catena alimentare degli organismi marini può essere messa in pericolo da questo fenomeno, che distrugge l’alimento base: il plancton.  Mentre la Terra diventa un luogo sempre più inospitale, la popolazione mondiale cresce senza sosta e supererà i nove miliardi nel 2050. Gli esperti sono concordi almeno nell’affermare che il nostro pianeta non ha risorse sufficienti per sostenere una simile massa di esseri umani, a meno di non introdurre profonde modifiche nelle abitudini alimentari (soprattutto in Occidente) e nelle tecniche di coltivazione, che dovranno fare largo uso di organismi geneticamente modificati.  C’è molto da fare. Ma ci sono anche molte cose che i singoli individui possono fare, in attesa che i loro governi si mettano d’accordo. 

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