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COSENTINO E’ GALANTUOMO, LE PORCATE POSSONO CONTINUATE

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Ruby è la vera nipote di Mubarak Un giovedì mattina d’inizio anno, che a Roma c’è il sole, sull’Italia  grigia, moscia, triste, silenziosa complice del degrado e della tempesta, a poche ore di distanza, piombano due fulmini, due conferme:  il regime è più forte e più in sella che mai. Mi dico che la Res Publica appartiene a ciascuno di noi, non può essere “Cosa Loro”. Il referendum, Cosentino: tutto avviene nel rispetto delle regole, l’equilibrio della Consulta non è in discussione; il diritto della Camera a decidere neppure… Ma qualcosa non quadra, se le regole garantiscono una stortura e un’iniquità… E capisco che è ancora ‘Italia, Italia’, altro che ‘Italia, Europa’: Monti, i sacrifici sopportati con britannico autocontrollo da lobbysta qual’è, lo spread, tutto vero e tutto persino bene; ma poi ti resta il Porcellum e una politica che tutela se stessa e non i cittadini. Il referendum avrebbe consentito ai cittadini almeno di contarsi in un giudizio sulla partitocrazia più che altro simbolico (il Mattarellum infatti non è meglio delle “Porcata”), neppure questo è stato tollerato. Si vuole dunque che i cittadini tacciano, che la vita politica si contragga e immiserisca tutta nella dialettica tra il governo Napolitano-Monti-Passera e i poteri marci del berlusconismo, del marchionnismo, delle banche, delle lobby finanziarie,  delle cricche e bande degli amici degli amici (il Pd, infatti, è come se non esistesse).

Sollecitato dal barista  impegnato in un aspro e sentito dibattito su Tevez al milan si/no e Borriello scopa troppo e gioca poco si/no, cerco di convincermi che non è successo nulla di diverso dal solito, che in fondo lo sapevamo tutti, e l’avevo pure scritto in tempi non sospetti, di come avrebbe votato il Parlamento sul caso Cosentino.  Che per carità, non è che debba essere condannato solo perché lo si sospetta tale. Anzi. Garantista fino alla morte. Ma magari sarebbe stato giusto investigare, giusto per sfatare ogni dubbio, anche perché non è che è accusato di aver rubato pacchetti di caramelle, ma di essere il referente dei Casalesi nelle istituzioni nazionali. Ecco, è questo che mi riesce così difficile forse, accettare la realtà. Accettare che forse, in fondo, l’Italia non è composta da mele sane che non riescono a disfarsi delle mele marce, piuttosto di un albero che è marcio fin dal tronco con alcuni germogli che spuntano qua e là.

L’intervento di un tassista mi toglie pure la forza di ridere dell’incoerenza del centro sinistra che risulta sempre più decisiva nell’impedire che si faccia chiarezza su temi così gravi. Incapace di venire a capo di questo dilemma finisco per dare ragione al barista, al tassista, all’impiegato fannullone, allo scontento per contratto, al silenzioso per interesse, allo studente con la fronte bassa, all’universitario leccaculo, ed a tutti i grigi  silenziosi e complici del sistema che, in fondo, il grande fratello non è così male. E ad accettare di far parte di un paese corrotto, mafioso e ingiusto. E a dire la verità comincio già a sentirmi meglio. O forse no. 

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