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DA IONESCO AD AGNELLI IL PASSO E’ BREVE

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Sono sempre loro. Hanno drogato i loro calciatori. Hanno comprato gli arbitri che poi hanno votato un presidente di federazione calcio pluricondannato. Hanno barato. Hanno truccato partite e campionati. Sono scesi a patti con la Ndrangheta. Questo sono loro. Così cede anche il tifoso più mite, distante, arruolato al buon senso. Cede anche il tifoso platonico, socratico, euclideo. Cede anche il tifoso più adorabile, quello a cui i polsi non tremano. Così cede anche un tifoso come me che va allo stadio per ridere e mangiarsi due lupini. Cede chi crede nel bel gioco, convinto che tutti i torti alla fine si compensino e vinca il più forte. Stavolta c’è di mezzo il Milan, ma cedono i nervi anche ai tifosi interisti, che rivedono immagini antiche, sofferenze mondiali, sogni cancellati. Ma per quale maledizione con la Juventus deve andare sempre così? Ma perché una squadra straricca, integrata, tarata e massiccia come la Juve deve vincere sempre in questo modo? Il solito rigore da Mr Bean, al solito ultimo minuto dell’ultimo secondo. Anzi, ben oltre l’ultimo minuto di recupero. Al novantasettesimo. Dico: al novantasettesimo. Si scatenino gli statistici: trovate un precedente per favore, servirà ad alleviare la delusione e lo scontento. Ma che gusto c’è a vincere con il solito rigore opaco nell’ultima, stanca incursione in area.

Può pure essere che il penalty ci fosse, che l’arbitro non abbia sbagliato: forse, magari, regolamento alla mano dai, mettiamo anche sì. La questione è filosofica, socratica, esoterica, da teatro dell’assurdo, Ionesco e Campanile. Perché sempre lo stesso copione? Quale sillogismo può spiegare il maramaldo cammino bianconero? Quale congiunzione astrale, quale misterioso allineamento dei pianeti incanala le partite sempre nella stessa direzione? Il Milan ha subito, ha resistito, ha reagito, contrattaccato, era messo bene in campo, ha segnato il suo gol ed è stato salvato più volte da Donnarumma. S’è arroccato, ha giocato, a un certo punto sembrava groggy e s’è rimesso in piedi. Il pareggio ci stava: era il risultato giusto. E comunque quel 2-1 agganciato al novantasettesimo non sposta l’asse del campionato. La Juve con la sua panchina lunghissima è più forte delle concorrenti. Può vincere, vuole vincere su tutti i fronti. Lo può fare. Lo sconforto è un veleno sottile: nasce da quel maledetto copione che si ripete ogni volta trascinandosi dietro un passato di fantasmi. 

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