DA TERAMO UN SOLO URLO: “FERMATE SANREMO”

DA TERAMO UN SOLO URLO: “FERMATE SANREMO”

Dopo le polemiche per Rula Jebreal dalla pelle scura, e Rita Pavone leghista come “contrappeso”; dopole accuse di sessismo al capro espiatorie di beghe interne Amadeus, che un genio non è, il Festival di Sanremo ha forse trovato un punto di rottura. La goccia che fa traboccare il vaso: la partecipazione di Junior Cally, alfiere della trap romana con tutti gli eccessi linguistici e valoriali del genere che spopola tra i ragazzini. Su questo no, no, no, su questo non si scherza.

 La Rai parla di “partecipazione inaccettabile” manifestando “forte irritazione”. Ricordiamo -a chi si fosse distratto dalle vicende di Megan e Harry – che  il rapper Junior Cally è uno dei 24 artisti “big” che parteciperanno al70esimoFestival della Canzone Italiana in onda dal 4 all’8 febbraio dal Teatro Ariston di Sanremo e trasmesso in diretta su Rai1 .Alle proteste di tutto il mondo politico per i suoi testi “pieni di violenza, sessismo e misoginia” si aggiungono sui social quelle di molte donne di Teramo. Beta Costantini invia una nota di protesta alla Vigilanza Rai sull’opportunità di fare esibire il rapper Junior Cally sul palco di Sanremo. Tania si batte come sempre con passione. E tutto un analizzare, criticare, giudicare. Franca dice che scelte come quella di Junior Cally “sono eticamente inaccettabili”. Sara dice che nei suoi testi “troviamo che la donna è rappresentata come oggetto di piacere”, addirittura secondo Teresa “la donna diventa un trofeo tribale”. Scatenata è Doriana che minaccia di non guardare un programma dove “verso la donna sono rivolti appetiti sessuali. Ma su quest’ultimo commento molte dissentono.  Così, come un dejavù, anche la nostra comunità dopo aver scoperto (e dimenticato) i testi di Sfera Ebbasta, scopre il rap romano che canta “Lei si chiama Gioia, beve poi ingoia, balla mezza nuda, dopo te la da, si chiama Gioia perchè fa la troia”. Versi che, in effetti. straniscono un pò, se si pensa che il pubblico di riferimento di Antonio Signore, 28enne (in arte Cally) cresciuto nella depredata periferia del litorale romano, malato di un disturbo ossessivo compulsivo della personalità, oggi sotto contratto Sony, famoso più per gli attacchi contro la sua musica che per la musica in sé. è composto in parte da dodicenni, tredicenni e quattordicenni, da poco più che bambini insomma.

Nelle sue canzoni, i temi sono gli stessi della trap e del rap italiano: alcol e sigarette, accessori di lusso e macchine lanciate a duecento all’ora. Crisi esistenziali, notti consumate con il drink in mano, la pula, la droga, i “cuori neri”, i cuori spezzati, le regine di cuori. E ovviamente, il sesso. Un rapper che a settembre è stato al 1° posto dei dischi più venduti e ascoltati , molto seguito dai giovani, come Sfera, GuèPequeno, Ghali, Achille Lauro, per citare i più fashion. Cinque ragazzi al di sotto dei trent’anni, che certificano, con chiarezza, la rivoluzione della musica italiana dei nostri giorni. Rivoluzione generazionale, prima di tutto, che ha portato al centro del mercato e nel cuore del pubblico un’ondata di giovani e giovanissimi che sembra ricordare quella dell’avvento del beat negli anni Sessanta, tale è la quantità e la novità delle proposte.

In meglio o in peggio, non è dato sapere. Ma, davanti a questo fenomeno incontrollabile, l’Abruzzo, e Teramo in particolare, stanno diventando una sorta di tribunale spirituale e tout-court  per questo self-made trapper che incarna i sogni di pseudo-riscatto di una generazione ai margini a colpi di sesso, potere e soldi facili (e poco più). “Ragiono col cazzo/oggi ti prendo e domani ti lascio, hey troia! vieni in camera con la tua amica porca”. Nulla di nuovo, in questo senso, sotto i cieli del rock e del pop: di presunti cattivi maestri son piene le sessantennali cronache, superfluo compilare una lista. Così come sa di déjà-vu l’accusa di flirtare con Belzebù, di essere messaggeri della “musica del diavolo”. Aspettiamo, non manca molto, Don Josè Erismardi Cologna Spiaggia. Ve lo ricordate, infervorato “Sant’Agostino diceva che chi canta prega due volte. Questi rapper hanno una funzione anti cristica, instillano nei ragazzi dei valori sbagliati. Non voglio colpevolizzare il singolo o i genitori: servirebbe una svolta a livello di società e di Stato. Certe canzoni andrebbero anche vietate, censurate per legge”. Non capisco se la polemica sia di carattere musicale . 

Le polemiche non riguardano le rime nel testo di “No grazie”, il brano con cui è in gara tra i big ma, sono legate a canzoni pubblicate da anni. Raccontare la realtà attraverso la fiction è la grammatica del rap. E non solo del rap: la storia della musica ha tantissimi esempi di racconto del mondo attraverso immagini esplicite, esagerate  e spesso allegoriche . È evidente che su questa polemica non solo Junior Cally, le sue rime, ma anche le donne e il sessismo non c’entrano nulla. Due sono le cose: o si accetta l’arte del rap, e probabilmente l’arte in generale, che deve essere libera di esprimersi, e si ride delle polemiche. Oppure si faccia del Festival di Sanremo un’ipocrita vetrina del buonismo, lontana dalla realtà . Certa è solo una cosa: Cally la sua vittoria se l’è già presa. Bene o male, purché se ne parli, lo si segua sui social, se ne imitino le mosse, i tatuaggi, lo slang, il look, lo si detesti aspramente, lo si idolatri. Questo è esattamente il mondo che hanno voluto e costruito molte delle persone che oggi criticano Cally. Per un paio di ore. Giusto il tempo che ricompaia la Durso. Che invece delle donne da uno spaccato rispettoso ed esaltante. E questo i giovani lo sanno per questo si rimettono le cuffie… e andate a fanculo.

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