You are currently viewing DE ANDRE’ & PFM : IL CONCERTO RITROVATO

DE ANDRE’ & PFM : IL CONCERTO RITROVATO

  • Autore dell'articolo:
  • Commenti dell'articolo:0 Commenti

Oggi alle ore 16 /18 sul GoToWebinar de “La Sapienza”, per gli studenti del Dams, 16ª lezione/20 . Parleremo di Fabrizio De Andrè e del suo storico concerto / tour con la PFM .
Dopo oltre 40 anni tornano alla luce le riprese mai viste del concerto genovese del 3 gennaio 1979, tenuto dal cantautore genovese col gruppo rock e precedute da interviste che ne raccontano la genesi. Il passato, bello o brutto che sia, non può più tornare. Per questo spesso ce lo portiamo dentro ammantato da un alone di romanticismo, legato al fatto che eravamo più giovani e/o più spensierati, felici e ignari di quando lo abbiamo vissuto. Per fortuna esistono però le testimonianze video a garantirci che non ci siamo sognati tutto e che qualcosa di bello e duraturo c’era davvero, anche se chi ce lo ha regalato ormai non è più con noi. Per le legioni di ammiratori di Faber , che questo 18 febbraio avrebbe compiuto 80 anni, è un vero e proprio regalo il ritrovamento delle riprese del concerto di Genova del 3 gennaio 1979, dato dal carismatico e schivo cantautore poeta assieme alla Premiata Forneria Marconi o PFM, il nostro gruppo progressive rock di maggior successo anche all’estero, nel tour che li aveva portati, dal dicembre 1978, in giro per la nostra turbolenta penisola. Un’unione, la loro, nata da simpatia e stima reciproca e da una scommessa ardita, criticata all’epoca da quasi tutti: i fan del rock considerarono quasi un tradimento la collaborazione di Franz Di Cioccioe soci con l’autore di struggenti ballate e canzoni di satira e protesta, traduttore di Bob Dylan e Brassens e dell’Antologia di Spoon River trasposta in musica in un disco memorabile, anarchico vicino agli ultimi ma ricco e strapagato. Lo stesso valeva, al contrario, per gli ammiratori di De André, in un periodo storico che vedeva spesso contrapposti ideologicamente cultori del rock e amanti dei cantautori. Ma il loro fu un matrimonio felice, da cui nacquero due dischi live e un documento filmato che solo oggi torna alla luce. Registrato su tre nastri U-matic, sepolti in un archivio di 40.000 deperibilissimi video e conservato dall’autore delle riprese Piero Frattari, il concerto viene restaurato per quanto possibile nel video – De André, gran nemico della tecnologia, dette il permesso a condizione di non accorgersi della presenza della piccolissima troupe e dunque le luci erano quelle che erano – ma con una qualità audio elevatissima.
L’apporto artistico di Walter Veltroni si limita ad aggiungere al concerto mezz’ora di prologo di interviste introduttive. In primis ai componenti storici della PFM che parteciparono al tour e arrangiarono le canzoni di De André (oltre a Di Cioccio, Franco Mussida, Flavio Premoli, Patrick Djivas e Lucio Fabbri), realizzate separatamente e in luoghi diversi: sotto forma di ricordi e aneddoti, in viaggio sul treno, in solitaria nel teatrino parrocchiale dove furono fatte le prove e nell’ex Fiera di Genova ora dismessa e in via di demolizione dove si tenne il concerto. Tra i racconti, sinceri e colmi d’affetto, del tour e dei problemi, delle liti e del divertimento, delle bottiglie schivate durante un concerto e dell’acido ingerito da De André a sua insaputa, emerge l’iconica figura di un artista sicuramente unico nel panorama della nostra musica. Lo fa nonostante (attraverso) la sua assenza, come nella bella foto di Guido Harari della sedia col suo giubbotto, con la chitarra e la bottiglia di whisky poggiate a terra, come se lui si fosse allontanato un attimo e stesse per tornare a cantare le sue bellissime canzoni. Ed è quello che fa, quando iniziano finalmente le immagini del concerto e ascoltiamo la sua voce, l’ironia, il fastidio, gli scambi e le battute col pubblico, quando i cori di “venduto venduto” erano inevitabili, in un’epoca in cui per principio la musica doveva essere popolare, quindi gratis, cosa che oggi, considerando i prezzi dei concerti fa perfino sorridere. Sentiamo gli arrangiamenti della PFM che all’inizio disorientano ma poi si sposano a perfezione con il canto e le parole tanto amate e conosciute da tutti, da La canzone di Marinellaa Un giudice, da Avventura a Durango ad Andrea, a Volta la carta, Rimini, e così via, senza soluzione di continuità, mentre scorrono sullo schermo i testi scritti dalla sua calligrafia nervosa. Il gran fascino che sprigiona anche dalla sua voce e dal suo modo di cantare era quello di un uomo dalle molte contraddizioni, irrimediabilmente piccolo borghese, come si definisce lui stesso durante il concerto, sincero e guascone, ruvido e dolce, innamorato della vita e della sua Dori ma perennemente alla ricerca di qualcosa, con la bottiglia e il fumo a minarne il fisico. Era l’inizio del 1979, epoca inquieta, con gli anni di piombo, i dirottamenti, gli assalti squadristi alle sedi della sinistra, gli attentati terroristici e le Brigate Rosse. E i rapimenti. De André viveva con la famiglia da 4 anni in Gallura e proprio nell’agosto del 1979 sarebbe stato sequestrato e tenuto prigioniero con Dori Ghezzi per quasi 4 lunghissimi mesi. Questo concerto ritrovato è come un’istantanea felice in un momento di grande tensione, fissato per sempre nel ricordo di chi c’era e lo ha ascoltato, ed è il miglior modo per i fan di festeggiare l’ottantesimo compleanno virtuale di di Fabrizio De André, a nostro avviso più di qualsiasi agiografico originale televisivo. Perché Faber, come lo aveva battezzato il suo grande amico Paolo Villaggio, vive soprattutto nella voce e nelle canzoni, che sono uniche e solamente sue. Si erano conosciuti durante le registrazioni di La buona novella, all’alba degli anni 70. Già da allora c’era un buon feeling tra il nucleo storico della Pfm e lo schivo Faber . Ma all’epoca Faber non aveva nessuna intenzione di esibirsi dal vivo. Fece dei concerti a metà degli anni Settanta, trascinato un po’ a forza da ammiratori e fan, ma senza particolare convinzione. Per tirarlo fuori dal suo guscio ci volle proprio la band di Franz Di Cioccio, che verso la fine di quel turbolento decennio lo convinse a tentare una strada fino ad allora inedita: il principe dei cantautori supportato dal vivo da un gruppo rock di fama internazionale. “La Pfm mi diede una spinta verso il futuro”, raccontò anni dopo De André. Ne venne fuori un tour memorabile che prese il via il 21 dicembre del 1978 da Forlì e che poi proseguì per tutto il gennaio successivo. Con alle spalle i musicisti che lui chiamava affettuosamente “la mia tribù”, De André superò ogni remora regalando al pubblico una serie di performance di grande intensità e brillantezza, riuscendo a trovare un magnifico equilibrio tra la canzone d’autore e la formula rock. Nel 1979 venne pubblicato lo storico album Fabrizio De André in concerto – Arrangiamenti Pfm, registrato durante i concerti tenuti a Firenze e Bologna. “Invece di dire che Fabrizio è il Bob Dylan italiano bisognerebbe dire che Bob Dylan è il Fabrizio americano”: la frase, molto nota, è di Fernanda Pivano, grande amante e studiosa di entrambi, nonché una delle massime esperte di letteratura e poesia americana che abbiamo mai avuto.
I due cantautori arrovano da contesti profondamente diversi, ma le loro storie si sono incrociate e sovrapposte: lo si vede anche ne “Fabrizio De André e Pfm. Il Concerto Ritrovato”, la registrazione dell’esibizione del 3 gennaio 1979 al Padiglione C della Fiera di Genova. Il primo motivo è il più evidente: la scaletta, come tutte quelle tour 1978-1979 con la PFM, comprende “Avventura a Durango”, traduzione e rielaborazione italiana di “Romance in Durango”, brano che Dylan incise per “Desire” nel ’76 e che fu uno dei momenti centrali del suo storico tour con la Rolling Thunder Revue nel ’75. Non è la prima traduzione che De André fece di Dylan, anzi: Nel ’74 incise “Via della Povertà”, versione italiana di “Desolation Row”, il brano di chiusura di “Highway 61 revisited” (1965) di Bob Dylan. Fu la prima collaborazione tra De André e De Gregori.

L’altro motivo di connessione tra Dylan e il De André del tour con la PFM e de “Il concerto ritrovato” è più profondo e riguarda il difficile passaggio, in quei decenni, di un cantautore verso il rock. La storia della “svolta elettrica” di Dylan è nota e culminò nel famoso “Giuda!” urlato ad un concerto, di ricorreva l’anniversario proprio pochi giorni fa. Una cosa simile successe a DeAndré: il cantautore venne fortemente fortemente sconsigliato di andare in tour con la PFM – con la quale pure aveva già collaborato in passato. Ricorda Franz di Cioccio. Già: quel tour e questo album “concerto ritrovato” sono ka logica prosecuzione dei due cosiddetti dischi live “Arrangiamenti PFM” pubblicati al tempo è una testimonianza storica di grande valore, di un grande artista in uno dei suo momenti migliori.
Fabrizio De André è stato la dimostrazione vivente che una canzone può essere corrosiva e impervia, lirica e realistica. Un artista rivoluzionario, capace di liberare la musica italiana dal peso della tradizione e di affrontare con coraggio i territori meno battuti. Allo stesso tempo, però, “egli non ha mai dimenticato la tradizione, ma ha saputo rinnovarla, recuperarne le parti più vive ed importanti”.

“C’è una bellissima analisi fatta da Franco Fabbri nel libro ‘Accordi eretici’ – ha scritto Enrico De Angelis in proposito – là dove conia l’idea del ‘blues rinascimentale’ nel senso che De André evita il meccanismo tonica-dominante e l’invadenza della sensibile, e usa il modo minore come era uso nel Medioevo e nel Rinascimento e come poi è stato nel blues e nel folk”.
Questa di cui parliamo è la versione solo sonora del concerto filmato a Genova il 3 gennaio 1979 durante il tour, partito da Forlì il 21 dicembre del 1978, che vide l’artista genovese suonare insieme alla Pfm, allora gruppo di eccelsa ricchezza musicale. In brani quali La Canzone Di Marinella, Andrea, La Guerra Di Piero, Amico Fragile, Rimini, Bocca Di Rosa, Via Del Campo, soltanto per citarne alcuni, ritmi, tempi, schemi armonici e strumentazione si configurano come corredo significante per una voce, quella di De André, piena di note basse e, contemporaneamente, di armoniche alte (non solo: per il cantautore ligure c’è, imprescindibile, l’eleganza del porgere la voce, della dizione nel canto…). Pezzi, scanditi da un’invenzione metrica rigorosissima, costruiti facendo leva su una parola percepita anche come suono; sulla segmentazione della melodia; su un approccio ai testi che ha come centro d’interesse soprattutto la parte più debole e vulnerabile dell’umanità; su un arrangiamento, legato agli stilemi del rock, che si rivela più che mai portatore di senso.

Ogni canzone de “Il concerto ritrovato” pare offrire l’esempio di cosa voglia dire compiere un cammino autentico per raggiungere una consapevolezza sonora e poetica. E De André, “qui diventato un guerriero armato di versi affilati”, per dirla con le parole di Gino Castaldo, riesce una volta di più a infondere a chi lo ascolta quel senso di stupore e spiazzamento che è tipico di tutta la sua musica. “Già a vent’anni avevo scoperto che gli uomini agiscono per meccanismi complessi, anche indipendentemente dalla loro volontà. Allora finisci per trovare poco merito nella virtù e ben poca colpa nell’errore. Se estendi questo tipo di indulgenza anche a te stesso, riesci ad avere un rapporto meno contrastato con il tuo prossimo” (Fabrizio De André).

Lascia un commento