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ECCO COME SI PUÓ SALVARE IL TERAMO CALCIO…

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Il calcio è della gente. La squadra è dei tifosi. Tante volte queste frasi rimbombano pesanti negli ambienti calcistici, soprattutto da parte degli ultras e di quelle componenti che “odiano il calcio moderno”, fatto di soldi, business, leggi repressive. Il modo per far si che le squadre di calcio siano davvero della gente esiste: l’azionariato popolare. Tramite quest’ultimo, si ottiene una capillare diffusione della proprietà delle quote della società, che anziché essere possedute da un numero limitato di soci, è invece in mano ad un numero più alto di soggetti, soprattutto investitori cosiddetti “non istituzionali”.

L’azionariato popolare ha la capacità di favorire una maggiore stabilità politico-sociale con una distribuzione del reddito più omogenea, e consente una partecipazione ampia alle sorti della società attraverso la partecipazione di un vasto numero di soci alle assemblee societarie. In pratica le quote della società diventano dei tifosi. La squadra che costituisce il più grande esempio di azionariato popolare nel mondo è il Barcellona con i suoi 273.000 soci. E direi che le cose gli vanno abbastanza bene. L’azionariato popolare della squadra catalana non è solo un fenomeno di tifo, ma anche una pratica sociale e politica.

Anche in Germania il fenomeno è molto diffuso tanto che nel 1998 il governo del calcio approvò la legge del 50%+1: nessun club di Bundesliga può essere di proprietà di un singolo azionista per più del 50%. Il risultato è che tutti i club tedeschi – a parte il Bayer Leverkusen, di proprietà quasi esclusiva dell’omonima azienda farmaceutica – ha azionisti con più del 50%. Sebbene il modello tedesco sia il riferimento è dalla stessa esperienza che viene dalla Germania che emerge l’assenza di un modello unico, ogni realtà e il successo di ogni iniziativa dipendono dal contesto in cui prende vita, in funzione della situazione economica, del seguito del club e anche dall’attività stessa che svolge il Trust. Iniziative e strategie hanno un filo comune, la passione dei tifosi, ma i mezzi per metterle in pratica hanno spesso forma diversa, rendendo la partecipazione ‘attiva’ dei tifosi in prima persona l’elemento chiave per definire le linee guida dell’ associazione. L’azionariato popolare invece non è molto diffuso in Italia, e quando se ne parla lo si fa soltanto con la chiara finalità di salvare le società calcistiche dal fallimento.

Dagli anni duemila alcune tifoserie organizzate hanno deciso di approcciare l’azionariato popolare o il Supporters Trust, con la nascita di vere e proprie associazioni o cooperative, che si fanno portavoce e mediatori tra il club e i tifosi. Lo scopo è quello di una partecipazione attiva ai processi di governance dei club attraverso la collaborazione con la società di riferimento fino anche all’acquisto di quote societarie. L’Arezzo è stata la prima società italiana con una quota azionaria di proprietà del comitato creato dai tifosi, “Orgoglio Amaranto. Ad Enna il club hala  denominazione in Enna Calcio Società Cooperativa Sportiva Dilettantistica. A Mantova nel 2010, dopo un fallimento societario, un gruppo di tifosi ha risollevato le sorti della squadra.

L’ex presidente del Mantova, Castagnaro insieme ad altri tifosi, ha istituito l’associazione Mantova United, che ha acquisito il 25% del capitale della società e che oggi mette in vendita le proprie azioni con pacchetti che vanno dai 100 ai 2000 euro. Quelli descritti in precedenza sono esempi di collaborazione tra tifosi e società per salvare le società calcistiche. Tante altre sono le associazioni di tifosi nate negli ultimi anni: Rimini, Lucca, Cavese, Ancona, Sambedettenese. Anche società sportive più blasonate hanno delle associazioni di tifosi che collaborano con le società, nello specifico. Ad esempio quelli del “MyRoma” di cui sono socio onorario.  È di questi giorni , la notizia del crowdfunding lanciato dall’associazione “Noi siamo Acireale” per salvare dal fallimento l’Acireale calcio. E ci stanno riuscendo. All’interno di questa associazione sono presenti politici, imprenditori e ultras. Crowdfunding, Azionariato Popolare e Supporters’ Trust,  modalità simili, ma strutturalmente diverse, che maggiormente si sono diffuse negli ultimi anni in Italia.Con interessi divergenti. Le proposte che partono dai club o dalle istituzioni generalmente hanno il fine primario di far quadrare i conti o di salvare le compagini calcistiche cittadine, piuttosto che favorire una partecipazione attiva concreta; operazioni di ultima istanza, spesso velleitarie, che rischiano di compromettere l’immagine pubblica delle iniziative analoghe che però parto dalla base.

Al contrario, le scelte che partono dalla comunità dei tifosi tendono ad essere più coinvolgenti, resta da capire se l’obiettivo finale è quello d’integrarsi pienamente negli assetti societari in maniera non costruttiva o se c’è realmente l’interesse da parte dei gruppi di tifosi di entrare in società con delegati rappresentativi, per gestire “insieme “ la squadra. Ovvio che per entrare in società e decidere occorre anche mettere le mani al portafoglio. Occorre che il tanto vantato amore si faccia concreto. Occorre che l’amore non sia solo sui social o nei bar. Occorre dimostrare concretamente la propria passione. Visto che si è bello che capito come andrà a finire questa storia del Teramo calcio, occorrono solo 100 tifosi teramani da 2.000 euro (uno sono io). Solo 200 da 1.000 euro. Solo 1000 da 100 euro. Sono convinto che davanti alla concreta dimostrazione di tanto amore Campitelli & co non si tirerànno indietro. Se amiamo la nostra città dobbiamo dimostrarlo. Ovviamente in vari settori. Questo è uno. Diversamente tutto resta una chiacchiera per leoni da tastiera.

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