ECCO I NUOVI SONDAGGI … MA QUELLI VERI SONO NEI BAR

ECCO I NUOVI SONDAGGI … MA QUELLI VERI SONO NEI BAR

Leggo di prima mattina i sondaggi presentati ieri sera da Ballarò. Mi convincono poco e comunque a forza di prevedere si rischia di non vedere. Si commissionano i sondaggi elettorali, quando un salto al bar o in una piazza, in una fabbrica  o ufficio, in una scuola o in un centro commerciale, sarebbe meno costosi e più istruttivi. Quello che respira il Paese, quel che pensa e crede giusto e sbagliato lo si avverte in ogni angolo. Quel che si muove nell’opinione pubblica è comprensibile, mentre quel che si muove nella politica dei palazzi è misterioso e dissennato. Non si tratta di prevedere, ma di vedere. Strano: abbiamo il non invidiabile privilegio di assistere alla contemporanea crisi del governo e del sistema istituzionale, tutti se ne aggorcono e nessuno ne parla. Non capita sovente e non è una bella cosa.

Il governo specifico è quello di Silvio Berlusconi, ma la tipologia è data dall’essere frutto di false vittorie elettorali, ottenute mettendo assieme coalizioni composte da soggetti distanti, quando non incompatibili. Vale a destra come a sinistra. Il sistema è quello descritto dalla Costituzione, immutata nella struttura e sfregiata in molte sue parti. La distanza fra la lettera e la prassi, approfonditasi con la fine del sistema elettorale proporzionale, è oramai una voragine. Non si tratta di prevedere, ma di vedere. La sintomatologia elettorale consiste nel deperimento d’ambo i partiti potenzialmente governanti, a vantaggio degli sfasciacarrozze. E’ il modo pacifico, adottato dai cittadini, per mandare a farsi benedire una classe politica dominante che ha stufato. Morale: gli elettori stufi delle alternative reali premiano gli sberleffi. Non è detto lo facciano anche nelle urne, ma una cosa è sicura: ne hanno le balle piene. Scrivendo, provo ad essere freddo e razionale, provo a capire.

Quel che vedo: la nostra classe dirigente è complessivamente bollita. Sono vecchi e incapaci, risvegliandosi solo per regolare conti del passato. Vanno ricoverati. Il fatto è che manca il ricambio, il Paese è fermo, inchiodato, incapace di guardare realisticamente alle opportunità e alle difficoltà, rimpiattato per non vedere le nubi nere che s’addensano all’orizzonte del nostro debito pubblico. Dall’impresa alle professioni, dall’arte alla politica, il nostro è un Paese di famiglie e camarille, di servi e vassalli, di falsi contestatori e voltagabbana, dove i successori neanche sperano d’allargare i dominii degli avi, accontentandosi di camparci sopra. Torniamo alla politica. Perché accade? Perché mancano sia i partiti che le istituzioni, manca il tessuto democratico vero, sostituito da una parodia personalistica e isterica. Mi spiegate dove dovrebbe avvenire il ricambio? I leader degli schieramenti non possono essere messi in minoranza, perché sono i proprietari dei partiti. Si possono solo fondare nuovi partiti, di cui divenire proprietari a propria volta.

La potenziale eternità della loro elezione e della loro ambizione fa sì che nessuno è disposto ad immaginare successori. Non si tratta solo del sistema elettorale. Quello è un dettaglio, importante ma assai meno rilevante e decisivo di quel che tanti trinariciuti propagandisti credono di sapere e s’affannano a raccontare. Va cambiato il sistema istituzionale: si eleggano governi cui si consegnino poteri veri, ma si ponga un limite temporale alla durata di chi ci siede. Potere, competenza, ricambio. Chi farà queste riforme? Chi si accorgerà di qual è la reale alternativa: il passaggio dal declino al degrado e dal degrado al disfacimento, in un moltiplicarsi di odio e cattiveria, alimentati dall’invidia sociale e dalla rabbia degli esclusi. Non si tratta di prevedere, ma di vedere.

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