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“ECCO” NICCOLO’ FABI

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Due ore di note a partire dal disco uscito in ottobre servono bene a delineare  la natura espansa di musico -nato strumentista e paroliere- dell’artista romano che su quella strada ha continuato fino ad oggi. Crescendo senza sosta in raffinatezza cosmopolita, profondità, generosità del sentire, intelligenza musicale. Se qualcuno ancora pensasse che Niccolò Fabi è un cantautore, il concerto del tour di “Ecco” è la smentita definitiva. Non sono roba da cantautori la steel guitar, gli echi, i synth, il dobro, le infinite chitarre che entrano ed escono di scena per tutto il concerto, il luminoso senso d’insieme che accende la performance, durante la quale non un assolo si conquista il proscenio e anche Fabi stesso pare come uscire dal gruppo appena quel tanto che basta a ricordarci che è lui il cantante. Ma che senza l’ispiratissimo Roberto Angelini – di certo uno dei nostri migliori suonatori di steel guitar che apre la serata con un suo delizioso showcase – l’impeccabile ex Tiromancino Daniele Rossi alle tastiere e sintetizzatori, la pulsante, fantasiosa ritmica di Fabio Rondanini, batteria, Gabriele Lazzarotti, basso, e Pier Cortese, chitarre ritmiche, sarebbe tutta un’altra musica.  Non a caso, quando parla della preziosa band che lo accompagna dal vivo il musicista romano la chiama “posse cantautorale”, un gruppo di lavoro a più voci, cui appartiene buona parte del risultato finale di idee, invenzioni, suoni e arrangiamenti.

Un percorso creativo intensamente collettivo: tutta roba che, di nuovo, con l’individualismo del cantautorato non ha nulla a che fare. Così come la ripresa di Age of Aquarius da “Hair” che conclude il pimpante funkettino de I cerchi di gesso, la limpida, ipnotica, dolcissima atmosfera  West Coast tre chitarre-tre voci che fa volare il medley fino al culmine con Il negozio di antiquariato, non hanno niente a che fare coi coatti della citazione che oggi imperversano un po’ dovunque. Sono, piuttosto, il tributo che Fabi e i suoi pagano al loro cristallino amore per la musica tutta. E per quegli anni Settanta così presenti nel disco e in questo concerto. Un omaggio che però, se recupera stili e suoni di quell’età dell’oro, risalta assai più nella rilassatezza dell’atmosfera che il live produce, una rilassatezza carica di energia, concentrata, forbita al punto giusto e quindi in grado di trasmettere emozioni senza strafare narcisisticamente né sprofondare nel copia-incolla oggi nefastamente tanto di moda. Fabi, non è una novità, ha un pubblico molto fedele. Inevitabilmente innamorato della sua onestà, della sua sensibilità, della sua incrollabile fiducia nelle parole  –  e della fatica che da sempre fa nel cercare quelle giuste – oltre che del suo talento. Già sold out la data romana by Samarcanda del 1° febbraio, che raddoppia il 20 marzo.  

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