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“ECCOMI QUI”

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Con una giacca sbagliata Luciano il mago si presenta di nuovo qua. Con un cilindro truccato. Ed un coniglio vecchio quasi come il trucco che fa sul palco. Ed il suo abra cadabra-cadabra abra. Si fa chiamare zingaro Ma e’ uno zingaro di lusso e lo sa. Lo sa. Seconda attrazione del circo Luciano il mago torna a Milano come una star. Le mani molto più ferme e storie di donne che lo aspettano in ogni città, che questa notte farà meno freddo, vedrai. ““ECCOMI QUI –dice subito- “È come tornare sul luogo del delitto. Il 14 marzo è stata una seratina così, per me”, dice a fine concerto Ligabue. Quella sera di sei mesi fa, proprio al Forum di Assago, Ligabue era rimasto quasi afono, per poi scoprire di avere un polipo alle corde vocali. Molte voci, molti rumors, moli dubbi lasciati scivolare da una concorrenza penosa. “ECCOMI QUI” .Sei mesi dopo Liga si è preso una rivincita tornando al Forum e uscendone da vincitore: due ore di musica con l’accompagnamento di una band di otto elementi, 24 canzoni, palazzetto pieno ed entusiasta. Da quel 14 marzo è successa una cosa importante: Ligabue ha girato il film “Made in Italy”, come il suo ultimo album, con Stefano Accorsi e Kasia Smutmiak. È la storia di Riko, che la sinossi descrive come “un uomo onesto che vive di un lavoro che non ha scelto nella casa di famiglia che riesce a mantenere a stento”, “un uomo molto arrabbiato con il suo tempo, che sembra scandito solo da colpi di coda e false partenze”. 

A differenza delle date interrotte, il concept non viene presentato nella sua interezza, le canzoni sono inserite qua e là in scaletta e accompagnate dalle immagini in anteprima del film, che uscirà nel gennaio 2018. La storia di Riko si confonde con quella di altri protagonisti delle canzoni di Ligabue e nella prima parte il concerto assume toni springsteeniani, e non per l’accompagnamento modello E Street Band di “È venerdì, non mi rompete i coglioni”, ma per la carrellata di personaggi che fanno i conti con il loro tempo, cercando di vivere in modo dignitoso. È un concerto sull’eroismo del quotidiano. Liga ora il palco se lo mangia, lo divora piano piano alternando le canzoni, senza mai rompere il filo che lo lega al suo pubblico, con cui dialoga anche senza parlare. A Liga il palco deve essere mancato tantissimo, perché ci troviamo di fronte a un artista felice, sorridente e finalmente libero di nutrirsi dell’affetto dei suoi fan, che non hanno mai un cedimento: poche volte ho visto un Forum così pieno e così partecipe, così esigente e nello stesso tempo riconoscente. Ligabue, del resto, sa come ‘abbracciare’ gli amanti della sua musica: sul LED alle sue spalle spesso appaiono i volti in tempo reale delle persone accorse ed è lui stesso, a un certo punto, a riprendere la platea con lo smartphone, trasmettendo le immagini sul grande schermo.

 È un live totalmente fatto dalle persone, più che dall’artista. La scaletta è identica a quella delle date precedenti, con un giusto mix dei brani contenuti nell’album Made in Italy e successi imprenscindibili, come Quella che non sei e Tra palco e realtà. Il filmato introduttivo mette nello stato d’animo giusto. I personaggi del film rispondono alle domande “Come sono arrivato qui?” e “Che cosa ci faccio qui?”. Le risposte a quest’ultimo quesito vanno da “Evito gli schizzi di merda” e “La mia parte”. Ligabue è accompagnato dai due chitarristi Federico Poggipollini (il più acclamato a fine concerto) e Max Cottafavi, Luciano Luisi (tastiere), Davide Pezzin (basso), Michael Urbano (batteria, percussioni), più occasionalmente la sezione fiati formata da Massimo Greco (tromba e flicorno), Emiliano Vernizzi (sax tenore), Corrado Terzi (sax baritono). Dietro alle sue spalle sta un grande schermo a sviluppo orizzontale, non usato in tutte le canzoni. Di fronte, una passerella che s’allunga verso il pubblico, usata per i pezzi acustici e le strette di mano. La band sembra aver preso a modello ora certo rock anni ’70, ora la E Street Band, con qualche pezzo dal riff particolarmente marcato, come quello di “Quella che non sei”.

Alcuni canzoni hanno code aggiunte per permettere di intonare nuovamente i cori. Il pubblico accoglie con entusiasmo quasi tutti i pezzi, anche i più recenti, e intanto sullo schermo scorrono le immagini di Riko/Accorsi con gli amici in Segway per le strade di Roma o in una ex fabbrica dismessa, a chiedersi forse dov’è finito quel mondo. “Sogni di rock’n’roll”, fatta da Ligabue da solo sulla passerella, inaugura un parte più intimista, con lo schermo che durante “A modo tuo” trasmette le immagini dello smartphone usato dal cantante per riprendere il pubblico. Inizia la parte finale. “È un viaggio nel millennio scorso”, spiega Ligabue, “quando un giovane ragazzo di provincia si avventurava sui palchi così così di tutta Italia e c’era il momento acustico. Adesso voi vi ribeccate, nel 2017, il momento acustico”. Arrivano “Non è tempo per noi” e “Lambrusco e pop corn” con certi cori che all’epoca in cui il giovane ragazzo di provincia eccetera eccetera erano riservati a Baglioni. Tutti in piedi, infine, per “Ballando sul mondo”.

Quando Ligabue torna per i bis, si siede a bordo palco e attacca “Certe notti”. Chi ha assistito al live di Milano deve avere avuto proprio l’impressione di venire preso per mano da Ligabue e portato sulla soglia di questo ‘mondo’ coloratissimo e multiforme, che il cantautore sembrava non vedere l’ora di condividere. E chissà quale sarà il futuro della ‘storia’ di Made in Italy, fatta di tanti piccoli capitoli che guardano al futuro senza mai dimenticare il passato: tra parentesi acustiche e multimedialità, l’universo live di Ligabue si mantiene in equilibrio tra nostalgia ed entusiasmo e tra canzoni che furono e quelle che saranno, senza mai perdere coerenza né forza stilistica. Del resto, al centro di tutto questo universo c’è Luciano Ligabue, un burattinaio che tiene le fila di un racconto che può a tratti sembrare anche ostico, ma mai incomprensibile: lui e il suo pubblico si capiscono – si sono sempre capiti – e la storia di Made in Italy, probabilmente, la stanno scrivendo insieme.Cantano tutti, ma proprio tutti, dal settantenne con la fascia del Liga in testa alla ragazza che si scatta selfie facendo la duck face. Si replica.

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