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ECO4, COSENTINO, GIGINO, PANZONE & CAPAGROSSA

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C’è un altro Paese al mondo dove il sistema pubblico si prende come soci «Panzone », «Capagrossa» e «Gigino ‘o drink»?  Il fascicolo dell’inchiesta su Nicola Cosentino, riassunto ieri da Marco Imarisio, toglie il fiato.  E fa venire in mente, forse per quei nomi che sembrano imparentati con Macchia Nera e Gambadilegno, il modo in cui furono dipinte qualche anno fa, quando dilagarono da Vipiteno a Capo Passero, le società miste.  Ricordate? Pareva fossero dotate della bacchetta magica della fata Smemorina capace di trasformare la zucca di Cenerentola in una carrozza e i topolini in cavalli.  Formula magica: la forza del sistema pubblico più l’efficienza imprenditoriale del privato. Come sia finita si è visto: i ratti si sono mangiati spesso la bacchetta, la carrozza e anche la zucca. 

Il caso della «Eco4», l’azienda mista in cui tutti i cittadini italiani hanno messo i soldi senza immaginare che fosse, per usare le parole del gip, una «pura espressione della criminalità organizzata» che se ne infischiava dei rifiuti e della realizzazione di un termovalorizzatore ma aveva come unico obiettivo una montagna di assunzioni che, raccontò l’«imprenditore » Michele Orsi prima di essere assassinato, erano per il 70% «inutili» e «motivate per lo più da ragioni politico-elettorali», non è purtroppo un’eccezione. Anzi.  Nel Lazio è sotto processo una società mista, la «Aser», che con l’aiuto di sindaci e amministratori era riuscita a ottenere ad Aprilia e in altri comuni (quelli che dicono di non vedere i soldi da anni sarebbero 128, quelli coinvolti 400) un accordo che prevedeva non solo una percentuale del 30% sui tributi riscossi (quella precedente del Monte dei Paschi e quella attuale di Equitalia sono intorno all’1,5%) ma che la quota del socio privato, su quel 30%, fosse del 70%. 

In Sicilia i tribunali sono alle prese col caso di «Messinambiente», in cui il comune aveva il 51% ma riconosceva al partner privato, la chiacchierata «Altecoen » di Enna, il 118% (avete letto bene: il centodiciotto) degli incassi.  Un affare sconcertante. Sul quale l’allora procuratore Luigi Croce disse in Parlamento che «tanto per l’appalto quanto per la costituzione della società mista vi fu certamente un’influenza della criminalità» e che la «Altecoen » era arrivata perché spinta «dal boss Nitto Santapaola ».  Potremmo andare avanti.  Sia chiaro: alcuni problemi, quale l’ingordigia dei partiti che si servono delle società miste per assumere gente senza concorso o piazzare trombati e reggicoda, sono generali.  Vedi il caso dell’autostrada Padova- Venezia: un consigliere d’amministrazione ogni due chilometri e mezzo.  C’è tuttavia una specificità meridionale che dovrebbe allarmare soprattutto chi ha a cuore il Mezzogiorno.  Sono anni, infatti, che la magistratura, le inchieste giornalistiche, i rapporti come quello di Sos Impresa segnalano una progressiva penetrazione della mala economia in tutto il Paese ma in particolare nel Sud.  È una questione non solo morale.  Ma economica, se è vero che dall’estero, anche prima della grande crisi, la volontà di investire era così bassa che secondo il Rapporto Svimez «le regioni del Mezzogiorno hanno ricevuto nel 2006 appena lo 0,66% degli investimenti esteri entrati in Italia».  Forse non vogliono come socio, loro, «Gigino ‘o drink»… 

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