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ENNIO MORRICONE PATRIMONIO NAZIONALE

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Chiunque abbia avuto un minimo a che fare con lui ne racconta da sempre i modi bruschi, sbrigativi, tipici di chi sa di non avere neanche un minuto di tempo da perdere, che vanno di pari passo con l’educazione e il grande rispetto che ha per chiunque lavori con lui. Il due volte premio Oscar ha attraversato da protagonista sei decenni di storia della musica: il percorso accademico, la musica alta, le avanguardie, la canzone italiana e ovviamente la composizione per il cinema. Ha cambiato le regole del gioco e influenzato centinaia di musicisti a venire (non solo per quanto riguarda la musica applicata): il pop, il rock, l’underground e persino l’hip hop hanno più di un debito da saldare nei confronti di Ennio Morricone. E lui, in qualche modo e ostentando pure un sincero distacco, ne è sempre stato consapevole e contento. E nei rari momenti in cui si apre al dialogo con le persone dello staff racconta inediti e inaspettati. E incontri e collaborazioni con musicisti di tutto il mondo. E ogni volta è una sorpresa.  Il tour in corso “The 60 years of music world tour” – sempre sold out – è forse il più importante, in cui celebra i suoi sessant’anni di carriera, accompagnato dalla Roma Sinfonietta, un coro (e le voci, al solito, del soprano Susanna Rigacci e della cantante portoghese Dulce Pontes. Un palco minimo, teli neri a fare da sfondo, nessuna scenografia.

D’altronde non serve nessun tipo di effetto speciale per godersi le musiche immortali del Maestro, basta chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dalle note dell’orchestra, arricchita da un coro di 75 cantanti, per un totale di 200 elementi sul palco. Ad aspettarlo sempre un pubblico molto vario per formazione, estrazione ed età: famiglie intere con bambini al seguito, veri e propri cultori e moltissimi giovani. Dopo il rituale appello ad occupare i posti a sedere, spegnere i cellulari, e il divieto di foto e video (che ignorano tutti), le luci si spengono e l’orchestra fa il suo ingresso sul palco. Tripudio generale per l’arrivo del Maestro che raramente scambia due parole col pubblico. Si complimenta con i musicisti della Roma Sinfonietta – “Abbiamo fatto proprio delle belle prove, ieri e oggi pomeriggio” – e poi ci ha tenuto a specificare che sarebbero stati rispettati gli arrangiamenti originali delle sue composizioni. “Ascolterete i brani così come li avete sentiti nei film”, e anche qui parte spontanea l’ovazione. Morricone comincia a dirigere in piedi, per poi passare quasi immediatamente a sedersi (e resterà così per tutte le due ore di concerto). Un’immagine inevitabile, quella dell’età che avanza, ma che non può non colpire. Nonostante la sua fisicità, Morricone ha sempre avuto un modo molto energico di dirigere l’orchestra: vederlo seduto è strano, ma al tempo stesso non ne intacca il carisma.

Il programma è quello giusto per un greatest hits: ci sono i classiconi amati e richiesti dal pubblico, gli estratti dalle colonne sonore dei film di Sergio Leone come Man with a Harmonica e Jill’s Theme da “C’era una volta il west”, e l’immancabile The Ecstasy of Gold; i temi composti per “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino, come L’ultima diligenza di Red Rock, e Bestiality, che era stata scritta per “La cosa”, regia di John Carpenter, ma che non era stata utilizzata nel film e che il Maestro ha “donato” proprio a Tarantino sempre per “The Hateful Eight”. Molto apprezzati dal pubblico anche i temi tratti da Mission, come anche Chi Mai, H2S, il secondo tema di “Metti una sera a cena” e le “sorprese” (non erano nel programma del tour invernale) La classe operaia va in paradiso e Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Dopo quasi ogni brano erano inevitabili le standing ovation e gli applausi finivano per raggiungere quasi la durata delle esecuzioni vere e proprie. La cosa più interessante di un concerto del genere resta comunque il pubblico: un pubblico da live pop e che accoglie i brani come in altri live si accoglie la canzone che non si vede l’ora di poter cantare in coro. Un pubblico che mentre va a via ritorna a canticchiare Despacito, mandata a tutto volume dalle casse di un baracchino che fa i panini, e nonostante tutto è giusto così.

L’anno passato il maestro Morricone è stato insignito di numerosi premi e riconoscimenti per le musiche dell’ultimo film di Quentin Tarantino, The Hateful Eight tra cui ricordiamo il Golden Globe per ‘La migliore colonna sonora originale’, il BAFTA per ‘Le musiche Originali’, il premio della New York Film Critics Association per ‘La migliore colonna sonora’ e l’Oscar nella categoria ‘Colonna sonora originale.’ Nel corso della sua carriera, Ennio Morricone ha composto più di 500 colonne sonore per il cinema e la televisione e più di 100 composizioni di musica assoluta. Tra le sue opere più conosciute ricordiamo le musiche per il film C’era una volta il West, C’era una volta in America, Per un pugno di dollari, The Untouchables e Mission. Le musiche di Morricone per il film Il buono, il brutto e il cattivo occupano la seconda posizione in una classifica delle 200 migliori colonne sonore per il cinema della storia. La musica di Morricone è un bene comune. È popolare pur essendo “alta”. Appartiene a tutti.

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