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“ET IN TERRA PAX”

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Neanche il tempo di uscire in sala giusto a ridosso della massima vetrina nazionale,  che le storie scomode di “Et in terra pax”, un film indipendente  girato nel palazzone di Corviale a Roma sud, sbarca oggi a Venezia. E’ finito alle Giornate degli autori di Venezia ed è già pronto per essere sezionato dalla Valigia dei sogni di Alberto Crespi, il programma alla scoperta dei set e delle location di film nazionali. Il film indipendente di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, si svolge  in gran parte a Corviale. Ha un titolo volutamente raffinato, tratto da un “Gloria” di Vivaldi, quanto ironico per contrappasso, ed è girato interamente in digitale con la Red One, la stessa camera del Che di Soderbergh e dell’ Antichrist di Von Trier. In tutto è costato meno di 100mila euro. Se qualcuno prendesse esempio? Le riprese sono state fatte un anno fa, lontano dai proclami di demolizione di questi giorni.

E’  un film sulla periferia e sull’isolamento in generale, chiunque potrebbe riconoscersi. “Corviale è la metafora di quello che volevamo dire” spiegano i due amici  che definiro “filmaker” romani. Raramente in questi anni i registi del cinema italiano hanno scelto Corviale come location.  Oggi paradossalmente diventa una location cult per videoclip e fotografi. Ma Roma non è mica solo il Gazometro, oppure solo Prati, Garbatella, Ponte Milvio. Raccontare una realtà come Corviale non è comoda nè accomodante. Quelle del film sono tre storie in parallelo di droga e criminalità. Non è comodo che si vedano Tanti sceneggiatori preferiscono parlare di realtà da salotto. Ovviamente quello raccontata non è puramente la realtà di Corviale, ma una  visione frutto di esperienze e sopraluoghi. Non a caso è descritta come sceneggiatura iperreale. La location è pazzesca. Il Serpentone ha una struttura e una architettura incredibile. C’è una sola strada che porta al palazzone, Corviale si staglia da solo, intorno solo campagna e dei cantieri.

Il posto permette diverse geometrie di inquadratura, ha il suo fascino per i fotografi, è un’utopia costruita, una città nella città. Scampia, Zen. Paragoni che sono stati fatti non sempre cogliendo nel segno. Corviale potrebbe venire demolito un giorno? Qualche abitante  è stato anche coinvolto nelle comparse, cosa che non capita spesso in periferia. Perché  il Serpentone non è il posto più pericoloso dove uno può andare. C’è un disagio molto forte. Si sentono molto lontani dalle istituzioni e cercano di fare funzionare le cose alla romana. C’è una bella palestra pugilistica, autogestita, c’è una biblioteca. Invita alla riqualificazione del luogo. Penso che la riqualificazione del territorio con le borgate vada fatta. Ma poi quali saranno le reazioni degli oltre diecimila abitanti di Corviale? Parliamo di una una piccola cittadina. Inoltre tutte le persone che vivono nella borgata sono molto legate al loro luogo di nascita. Pur criticandolo, comunque lo difendono, malgrado tutto, non intendono demolire quest’aria familiare, da piccolo paese dove si conoscono tutti.  Ora c’è la difficoltà della distribuzione del film. Come si fa a fare uscire un film indipendente in Italia nel 2010/11  dopo tutti i tagli ai fondi. Sono stati chiesti  i finanziamenti statali ma sono stati negati. Il produttore Gianluca Arcopinto ha messo gran parte del budget. Poi sono arrivati fondi privati, pochi ma ottimi per la postproduzione. Dove quel poi deve essere tradotto con Venezia, la vetrina che serviva.  

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