You are currently viewing “FACCIAMOCI I FATTI NOSTRI”

“FACCIAMOCI I FATTI NOSTRI”

  • Autore dell'articolo:
  • Commenti dell'articolo:0 Commenti

Nell’ambito  del progetto nazionale contro il bullismo  gli studenti di un Liceo  mi hanno cortesemente invitato  a presentare il mio libro  “Solo un ricordo”  che racconta storie di periferia, di disagio, di violenza, di quotidiana lotta per la vita, di disgregazione sociale. Che racconta storie vere che ho visto e vissuto e che sono sotto gli occhi di ognuno di noi. Li ho incontrati. E non è stato un  bell’incontro: ciò che li accomuna è lo slogan “Facciamoci i fatti nostri”  e il fatto che non vogliono più vivere il sociale ne tantomeno collaborare con i partiti. Ne incontro tutti i giorni  di giovani così nell’Italia di questi giorni. Sfibrata, sfiduciata, disincantata. Stufa marcia dei partiti, che si è sentita presa in giro dai suoi slogan fasulli, che ha visto consegnare ad un manipolo di forcaioli la questione morale o della legalità, e si chiede con fastidio e con rassegnazione perché mai vorrebbe votare o addirittura militare per qualcuno. Come si può ristabilire la democrazia in un Paese se i suoi giovani non sono interessati alla partecipazione, alla libertà, all’informazione, alla moralità, alla serietà.

Certo questo è il berlusconismo. Vero! Ma abbiamo delle colpe  anche noi. Il centro sinistra un giorno tutto cuore, un giorno integralista, un giorno con Vendola un giorno con Fini, un giorno malata di torcicollo, un giorno rivoluzionaria, il giorno dopo accoccolata sulle spalle del padrone, ora si scopre scettica e senz’anima. Specchio, suo malgrado, dell’apparato dei partiti senz’anima, dei partiti TTB,  ultimo approdo di un centrosinistra in disarmo morale e culturale. Centro sinistra, incapace di parlare sia al cuore sia alla testa della maggioranza del popolo del centro sinistra. Che esiste. Ma è in cerca di autore. L’idea che “non ne vale la pena” ha messo radici solo apparentemente fulminee; in realtà viene dalle lacerazioni e dagli egoismi che hanno strozzato lentamente Prodi, dall’imbroglio delle “primarie sempre”, dalla nausea per il partito delle tessere e delle troppe clientele, dall’irritazione per la gestione giuliva delle candidature, dal rigetto per un ectoplasma zeppo di primedonne senza seguito.

Giorgio Galli, il politologo inventore del “Bipartitismo imperfetto”, lo ha scritto da tempo: non è Berlusconi che ha vinto, è la sinistra che ha perso voti nell’astensionismo. Allora che dire a questi ragazzi. Cosa posso dire io a questi giovani. Cosa posso dire non avendo le capacità, la credibilità, la notorietà di chi riesce a farsi ascoltare. Come sgretolare il muro che hanno alzato attorno a loro, tra birre, canne, veline, grandi fratelli, tronisti, il vuoto a tutte le ore e mai un volo per andare aldilà. Per sfondare i muri che si alzano, rialzano e riproducono continuamente nella società fluida e globalizzata. Muri ovunque. Come macigni che schiacciano la fantasia. Come minacce alla libertà di dialogo o di incontro. Non solo quelli fisici tra i popoli e le nazioni. Ma anche quelli invisibili tra le idee o le parole. Tra le persone. Tra i sentimenti. O tra le generazioni. Ci vorrebbe un nuovo Pasolini. Un nuovo Pasolini capace di dire le cose che nessuno più sa dire. Capace di parlare di umanità e di antropologia, di civiltà e di politica, ma anche di sport e di pallone. E capace di usare su ogni fronte la parola che intriga, il pensiero che urtica. Di mettere in difficoltà le autorità costituite ma anche i loro oppositori.

Scomodo per tutti finchè è vivo, idolo per tutti dopo che e’ morto. Serve qualcuno per condannare un mondo che vive ogni giornata con lo spirito pagano di chi nulla sa e nulla vuole sapere. Che vuole consumi e ancora consumi, la gita fuori porta, il regalo, il pensiero e l’animo piatti, la gioia più piena nel vuoto dello spirito e della mente. “Facciamoci i fatti nostri” è diventato lo slogan dominante per i giovani che incontro. Giovani dalle vite inutili, modeste, grigie, senza slanci, senza ambizioni, senza coraggio, senza voglia ne ragioni per lottare. Che tristezza. Serve qualcuno, anche, per condannare senza inchini una religione che pretende di farsi potere temporale. Serve un Pasolini per dire di nuovo: “Io so. Io so i nomi. Io so i nomi dei responsabili della strage”. Uno che non si faccia scrupoli di passare per giustizialista o antigarantista se fa funzionare i vincoli e le connessioni della storia oltre le dichiarazioni dei tribunali, se sa andare oltre le loro pavidità e i loro opportunismi, oltre il quieto vivere dei magistrati scrupolosamente attenti agli umori del potere. Serve un nuovo Pasolini per tornare alla franchezza della provocazione e alla immaginazione che solca cielo e mare per ridare un senso a tutto. Per rompere questo quieto vivere che sta uccidendo in silenzio i nostri giovani.

Lascia un commento