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FESTIVAL DI TORINO: L’IMPORTANZA DI UN LIBRO

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L’equazione non torna.  Giro e rigiro per Torino in una Domenica assolata. Ma potrei essere ovunque. Giro e rigiro dopo aver presentato il mio libro in una manifestazione importante. Piena di bella gente. Di giovani sorridenti. Ma appena fuori giro e rigiro. E quel che balza alla mente è che nel vissuto dei più , la vita contemporanea è poco promettente e non corrisponde una buona vita ma una diversa forma d’indigenza.  L’equazione non torna. Promettente. Forse è questa la parola adatta. Dalle nostre parti, la vita contemporanea è poco promettente. Intendiamoci: non si vive male. Anzi. Nessuno ha vissuto meno male di noi.  Eppure, in tutta onestà, non si può dire che ci sia benessere.  Alla penuria del male conclamato nel vissuto non corrisponde una buona vita ma una diversa forma d’indigenza. L’equazione, insomma, non torna.

  Noi – ce lo sentiamo ripetere a ragione fin dall’infanzia – siamo dei privilegiati.  L’equazione, insomma, non torna.  Noi siamo dei privilegiati. Noi, le donne e gli uomini venuti al mondo nel prospero e pacificato Occidente, apparteniamo al pezzetto di umanità più agiato, nutrito, longevo, sano e protetto che abbia mai calcato la faccia della Terra. Il confronto vale con qualsiasi altra area del pianeta e con qualsiasi altro momento della storia. A meno che si dia credito al mito dell’età dell’oro, in un’ipotetica classifica assoluta della quantità della vita, basandoci su tutti i parametri oggettivi – aspettative di vita, ricchezza procapite, disponibilità di cibo, incidenza delle malattie, rischi di morte violenta ecc. ecc. – le tre generazioni del secondo dopoguerra europeo e nordamericano risulterebbero le favorite di sempre.  Nessuno ha vissuto meno male di noi. Eppure, in tutta onestà, non si può dire che ci sia benessere. 

Nessuno ha vissuto meno male di noi. Eppure viviamo a stento.  Per molti aspetti sembriamo essere i rampolli di una stirpe insicura, vaga, incerta.  Stiamo gracili nell’esistenza storica, con l’aria sempre un po’ disgustata ci muoviamo malfermi sulla superficie viscida delle cose come su di un pavimento reso scivoloso dalla rottura di una fogna.  Anche in una bella domenica di sole, anche nei giorni di vento largo e di cielo terso, c’è una polvere sottile che ci impaccia i polmoni. A malapena avanziamo nel nostro giorno, con gli occhi a terra, l’espressione nauseata, il fiato corto.  Nessuno ha vissuto meno male di noi. Eppure, in tutta onestà, non si può dire che ci sia benessere. Quasi non abbiamo più desideri che non si riducano a bisogni.  Raramente azzardiamo un programma di vita che vada oltre l’orizzonte del week end. Pochi, pochissimi, si avventurano in pensieri a lunga gittata, in prospezioni di archi temporali che abbraccino l’intera esistenza. Quasi nessuno si azzarda oltre questa misura. 

Lamentiamo spesso l’altrui incapacità di progettare il futuro ma tendiamo a dimenticare, al di là di ogni differenza individuale e culturale, la vistosa, clamorosa, e per questo ignorata, evidenza della nostra ingenerosità, il nostro braccino corto con la vita.  Anche per questo sono felice di poter restare alla finestra in attesa di veder apparire il libro di cui poter dire a me stesso: Eccolo.  Dei libri, di certi libri, resta per sempre qualcosa. A volte, cambiano la vita. Quando li hai letti dimentichi il libro e la scintilla del cambiamento. Ma a distanza di anni, nominandone autore e titolo, si riaccende la scintilla.  Meraviglioso è attendere, fino al termine della notte, che il libro decisivo, il libro messia scopra se stesso.  I “miei” libri di salvataggio sono un certo numero; ma un gran leggitore e consumalibri non sono mai stato. Anzi da anni, leggo pochissimo. Ma posso dire, come Mallarmé, di “aver letto tutti i libri importanti e in questo affaticato la carne” .  Intendendo: tutti i libri eletti per governare la mia scialuppa di naufrago nel buio: e nello stesso tempo resto alla finestra in attesa di veder apparire il libro di cui poter dire a me stesso: eccolo.  Il libro segna e contrassegna le vite predestinate a questo genere di mistero d’iniziazione: di libri che hanno assecondato il mio sforzo di essere, cambiato il mio modo di esistenza, ne ho incontrati parecchi.  Gli stessi su innumerevoli altri lettori non avranno prodotto nulla o piccoli effetti superficiali.  Ma ciascuno è monade, di fronte al libro. 

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