FIAT: L’UOMO NON E’ UNA MERCE

FIAT: L’UOMO NON E’ UNA MERCE

Democrazia è la possibilità di avere voce nelle decisioni che toccano la propria vita. Partecipare in qualche misura ad esse, poter discutere del proprio destino; magari per accettarlo, alla fine, anche se ingrato. Si dirà: che c’entra la democrazia con le vicende Fiat e l’ultimatum del marchese marchionne? La risposta sta nelle lotte dei lavoratori in tutta Italia, nelle centinaia di lavoratori che occupano la loro fabbrica, che fanno lo sciopero della fame, bloccano per qualche ora l’autostrada. A modo loro, quei lavoratori ripropongono un detto che ebbe peso agli esordi stessi della democrazia: siamo tanti, non contiamo niente, vorremmo contare qualcosa. La vicenda Fiat ci ricorda pure che c’è qualcosa di profondamente distorto in un sistema economico e politico che separa il lavoro dalla persona. Il primo è considerato una merce che un’impresa ha pieno diritto di comprare al prezzo che le conviene, o buttare da parte perché non serve più. La seconda è un essere umano che ha una storia, sentimenti, rapporti familiari, desideri, amicizie, un senso di dignità. Dobbiamo chiederci se è possibile che dinanzi al rischio di restare senza lavoro, che significa anche perdere gran parte dell’identità di persona perché la società intera è stata costruita attorno all’idea di lavoro retribuito, nessuno in pratica abbia il diritto riconosciuto di discutere se ci sono soluzioni possibili, altre strade meno impervie, di affermare che una razionalità economica che non lascia nessuna voce agli interessati al di fuori degli azionisti è una forma di irrazionalità che sta minando alle radici la democrazia. C’è un problema generale di rapporto tra capitale e democrazia. Tra una puntata e l’altra dei grandi fratelli famosi sull’isola la realtà ci costringerà a parlarne.  

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