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FIORELLA MANNOIA IN CONCERTO CANTA E DANZA PER TUTTI

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Fa molto freddo in questo periodo per la nostra penisola anche se la neve è andata via. E c’è bisogno di una coperta in più per prender calore; talvolta quel calore lo può dare però, anche un buon concerto. E’ il caso di “Sud”, il nuovo lavoro di una delle regine dell’interpretazione canora, Fiorella Mannoia da cui il suo ultimo concerto in tour dedicato a Thomas Sankara, presidente del Burkina Faso dal 1984 al 1987, un politico che si schierò contro la Banca mondiale, che sfidò le grandi potenze rifiutandosi di pagare un debito che non gli apparteneva e che per questo è stato ucciso all’età di 38 anni. Al Palalotto sold out giusto un paio di minuti di attesa e, con incredibile puntualità, le luci si spengono. E, di lì in poi, non conta più nulla: il viaggio, il temporale, gli spettatori famosi. Nella mente e nel cuore c’è posto solo per lei, Fiorella. Una di cui dovreste trovare la foto, se cercate sul vocabolario alla voce “artista”. E come la stessa parola invoca, è lecito pensare subito al caldo quando si pensa al sud, anche se poi non ovunque è così.

E’ così però in questo lavoro, dove convivono canti latini, e ritmi africani, un brano in napoletano, ed uno stupendo tango di Piazzolla, il tutto intriso di testi che evocano la saggezza popolare, che spesso è a sud del mondo, meno attento al gozzovigliare di potenti e più arreso attorno ad un focolare.  E Fiorella stavolta scrive pure di suo pugno diverse liriche, tra cui la stupenda “Dal tuo sentire al mio pensare”, su musica di Bungaro, mai troppo osannato autore, ma decisamente meritevole, dove ci si implora di rimanere stretti, perchè il tempo prima o poi dovrà arrivare ed a volte è nemico. Bungaro firma anche il singolo di lancio, quella “Io non ho paura” in cui lo stesso autore vocalizza tra le pause del grido veritiero di Fiorella; un brano questo, che cattura attenzione quasi come un nervo scoperto, una ferita aperta che non puoi far finta che non ci sia. Molti i nomi importanti tra i musicisti che ivi hanno suonato, e tanti come sempre gli autori, dal fido Fossati, che firma insieme a Paolo Buonvino la musica di “Se solo mi guardassi”, a Luca Barbarossa che invece regala un’intensa “Luce” alla corde vocali della nostra, fino a Frankie Hi Nrg, che firma il testo di “Non è un film”, in cui la Mannoia si veste di abiti rap, che qualcuno critica, ma che in fin dei conti, ci sembra operazione ben riuscita.

Si, “Sud” è un album che riscalda, da cui lasciarsi coccolare nel tepore casalingo, proprio quando, come adesso, fuori c’è solo gelo. “Sud”, è un concept-album dedicato alla voglia di riscatto di quella parte di mondo “saccheggiata, violata, tenuta lontana dal progresso, dall’America latina all’Africa, terra di conquista per eccellenza”. Passando ovviamente per il Sud Italia, con un omaggio a Napoli rappresentata qui da un brano che mette in musica “Quanne vuò bene”, una poesia scritta da Titina De Filippo. Molto toccanti le interpretazioni di “Se solo mi guardassi”, “Luce” e “In viaggio” dedicata a una figlia immaginaria, un tour dedicato al Sud del mondo, agli emigrati che vengono in Europa, ma anche al Sud d’Italia ed ai giovani italiani che vanno altrove in cerca di un futuro migliore. Un Tour all’insegna dell’incontro con l’altro e con il diverso, della fratellanza e della compassione, arricchito dalla collaborazione con il rapper italiano Frankie HiNrg nella canzone “Non è un film” e da un gruppo di giovani brasiliani che hanno partecipato al progetto Axè per il recupero dei ragazzi di strada. Ballerini, musicisti, caporeisti che si esibiranno nelle prime otto date nei palasport. Mai come in questo tour, accompagnata dalla solita band ed un imponente gruppo di ballo, la Mannoia riesce a mostrare in una sola serata tutti i suoi mille volti. La Fiorella in un insolito abito da sera e quella più consueta in jeans e maglietta (con il simbolo della pace).

La Fiorella dei suoi grandi classici, quella di “Sud”  e quella delle cover dei capolavori italiani. La Fiorella riflessiva e filosofica di “La paura non esiste” e quella dell’impegno civile, con una versione di “Clandestino” di Manu Chao dal testo rivisitato. In due ore e mezza di concerto, con lo stile e la classe che l’hanno resa famosa, la Mannoia prende per mano il pubblico e lo conduce in un viaggio affascinante attraverso la storia della musica italiana. E lo coccola nel vero senso della parola, lo accoglie nel soggiorno di casa sua, ci chiacchiera, lo saluta e alla fine lo va a trovare facendo un lungo giro tra la platea mentre canta l’immortale “Il cielo d’Irlanda”. La voce, poi, è quella calda e limpida che con gli anni abbiamo imparato a conoscere e ad amare. Che non accenna alla minima sbavatura nel corso di tutta la serata, eccezion fatta giusto per un errore nel testo sull’attacco di “Quello che le donne non dicono”, come se non si ricordasse più il testo proprio del suo pezzo più amato, cantato in coro da tutto il pubblico. Il tour acustico della Fiorella nazionale è uno spettacolo imperdibile, non solo per i suoi fan, ma per tutti gli appassionati della musica italiana. Che merita anche un folle ritorno da Barcellona. Nota a margine: all’uscita dal concerto persino la pioggia aveva smesso di cadere. Non so se mi spiego. Immancabile l’omaggio musicale a Lucio Dalla, il concerto si è poi concluso con un’incursione della cantante, piena d’energia fino alla fine, e dei ballerini in mezzo al pubblico, con tutto il palasport che ballava in piedi al ritmo di Buontempo rivista in chiave afro-brasiliana. Degna conclusione di un concerto sorprendente e capace di regalare i tanti volti artistici di una delle più importanti rappresentanti della musica italiana d’autore.

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