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FRANCESCO L’UOMO DEL ROSARIO

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Eventualmente qualcuno avesse avuto qualche dubbio, ieri Papa Francesco si è riconfermato unico leader mondiale e guida del mondo religioso. Dopo aver inchiodato 1 milardo di telespettatori due mesi fa, davanti ad una piazza vuota, ieri, ha fermato il mondo per riflettere sulla pandemia e bloccarla, recitando un rosario. Una delle cose più pallose che esista. Solo lui poteva lanciare questa sfida, osservando piazza san Pietro deserta. E vincerla. Come tutti i suoi predecessori, Francesco ha da sempre mostrato il suo amore per Maria. Lo ha fatto subito dopo l’elezione a Pontefice, affidando il suo magistero alla Salus Popoli Romani, nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, ma anche facendo conoscere al mondo l’immagine della Vergine che scioglie i nodi. Nelle numerose preghiere che il Papa ha recitato a Maria, Francesco ha sempre sottolineato l’aiuto che la Madre offre a tutti noi nel superare le difficoltà della vita. Da Papa immenso e da guida religiosa Francesco si è sempre rivolta alla Madre come donna dell’ascolto, che rende aperti i nostri orecchi; che ci aiuta ad ascoltare la Parola del  Figlio Gesù tra le mille parole di questo mondo; che ci aiuta ad ascoltare la realtà in cui viviamo, ogni persona che incontriamo, specialmente quella che è povera, bisognosa, in difficoltà. 

L’unica in grado di donarci il coraggio della decisione per portare senza indugio la carità e l’amore del  Figlio, per portare nel mondo la luce del Vangelo.  Solo lui poteva lanciare questa sfida, osservando piazza san Pietro deserta. E vincerla. E così medici, infermieri, volontari, ma anche sopravvissuti al Covid, familiari sono diventati  testimoni del “tempo della pandemia” che ieri hanno accompagnato il Rosario presieduto da papa Francesco nella Grotta di Lourdes dei Giardini Vaticani. Un appuntamento straordinario a conclusione del mese mariano di maggio per chiedere l’intercessione della Madre di Dio in mezzo alla pandemia, coinvolgendo i santuari di tutto mondo che a causa del coronavirus hanno dovuto interrompere le loro attività. In diretta e in mondovisione erano collegati i santuari più grandi dei cinque continenti tra cui Lourdes, Fatima, Lujan, Milagro, Guadalupe e per quanto riguarda l’Italia San Giovanni Rotondo e Pompei. Ma l’invito a  meditare i Misteri gloriosi naturalmente era rivolto a tutti. 

Una sfida incredibile. Il rischio dell’insuccesso. Invitare il mondo e soprattutto, a fermarsi per snocciolare un rosario e meditare. Poi di sabato pomeriggio, in una giornata di sole estiva, con i centri commerciali riaperti. Mentre sulle spiagge invitanti si mostrano le ragazze in monigonna. Una sfida difficile, lanciata in un momento difficile, in un gesto d’impeto. Scegliendo il rosario, perché  è la sua preghiera preferita. Una litenia pallosa , appare, ma in realtà una preghiera meravigliosa, nella sua semplicità e profondità. Il carattere ripetitivo, intimo, liturgico, contemplativo della preghiera del rosario può urtare la nostra spiritualità. Il nostro modo di porci davanti alla Madre.  Perché il rosario è una preghiera di purificazione.  Pregare il rosario richiede un’attenzione rilassata . Come in un mantra  la ripetizione permette alle parole di risuonare ed è come un movimento che ci porta via.

Il rosario non è una routine, ma una strada che ci porta, attraverso Maria, a Cristo. Il rosario e tutt’altro che una recita meccanica di formule – come l’intendono le nullafacenti frequentatrice delle chiesa  che tolgono la polvere ai banchi come sollievo alla noia –  è non è una riflessione. Ma è uno sguardo semplice e pacifico su un aspetto del mistero contemplato. Un’immagine può attrarre la nostra attenzione, una parola può rimanere dentro di noi, mentre recitiamo tranquillamente . In auto, a casa, passeggiando al mare, ovunque.  Io ho iniziato a farlo nel 1990 visitando la prima volta una favelas, per evitare di bestemmiare tutti i santi per paradiso, in quell’inferno. Sempre convinto che li, dietro qualche anfratto buio, in una piccola bambina con il destino segnato, in quelle scatole di ferro che chiamano case, roventi d’estate e fredde d’inverno, in quel fango che copre tutto, in mezzo a qualche cumulo d’immondizia, ci fosse Gesù Cristo con la sua croce a spargere almeno salvezza se non speranza.

Il rosario è la preghiera  di intercessione. E’ così semplice e bello intercedere per coloro che si affidano a noi attraverso questa preghiera. È la preghiera dei poveri. Ed è perché siamo troppo ricchi che ci sembra difficile. E’ la preghiera dei malati. E’ la preghiera dei disperati. Secondo me  è’ l’ultima preghiera possibile prima dell’urlo.  Questo modo di pregare accompagna le nostre esistenze da secoli nei frangenti di maggiore disagio e di sofferenza e anche nel momento della morte. Il Rosario, con la recita dei suoi Misteri , è nel suo profondo il paradigma della nostra vita fatta di gioie, di dolori e poi, speriamo, di gloria. E’ la preghiera che piace a Maria. Ovunque la Madonna appare, chiede di recitarla. Attraverso questo antico strumento di preghiera la Madonna ci dice che non abbandona il suo popolo e ci è accanto nei momenti di estrema difficoltà come in questa emergenza, proprio come accadde a Fatima nel 1917 durante la prima Guerra mondiale. Il Rosario è uno strumento efficace per raggiungere la pace interiore e l’unione con Dio. Che può portare a un’esperienza profonda di meditazione.

Usare i grani di preghiera è un’introduzione perfetta alla meditazione,  che illumina la mente, aiuta  a pensare e amare, a vincere l’egoismo,  a trasformarci in altri uomini . Tutti possiamo pregare e meditare ogni giorno dicendo semplicemente  “Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio”. E’ una delle due preghiere scritte da papa Francesco e indicate per accompagnare la recita del Rosario in questo mese di maggio. Una scelta singolare, perché il Papa con uno stile semplice, diretto, senza mediazioni, francescano, si rifà in fondo alla grande tradizione orante della Chiesa che chiede la grazia della guarigione per tutti i suoi figli. Si intravede in questa preghiera un “filo rosso” con la predicazione dello stesso papa Francesco a Casa Santa Marta.

Nel testo, come in tante delle sue omelie pronunciate durante questo mese di maggio, emerge la preoccupazione di Francesco verso tutte quelle categorie di persone che sono state più colpite e “ferite” dalla pandemia, anche dalle conseguenze economiche della crisi sanitaria. In questo breve testo affiora il tratto più personale di papa Bergoglio. Ci sono i riferimenti alla pandemia attuale e i richiami a malati, medici, famiglie. Sullo sfondo sono chiari i riferimenti a due antiche invocazioni mariane: il Sub tuumpraesidium e il Salve Regina. Cosa può aver visto Francesco in quella piazza vuota, per invitare nuovamente, per la terza volta, tutto il mondo a pregare, io non lo so. Quello che so è che ancora una volta ha aiutato il mondo a sperare. Grazie Francesco. 

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