GESÙ NASCE IN UNA MANGIATOIA : CONTENTO LUI

GESÙ NASCE IN UNA MANGIATOIA : CONTENTO LUI

Oggi, giorno di festa  del santo patrono Berardo, e di mercato nella città di Teramo, molti bambini acquistano il “bambinello” nuovo da deporre nel tradizionale presepe che è ancora molto amato nella nostra città. Come ci raccontano, con sapore quasi favolistico, i Vangeli ci narrano dell’infanzia di Gesù, Matteo ciracconta i Magi,che hanno investigato il libro della creazione e, guidati dalla stella, hanno trovato l’annuncio di una nascita misteriosa già presente nelle Scritture del popolo d’Israele. Luca ci descrive i pastori e racconta la rivelazione del Figlio ai poveri, rappresentati dai pastori.

Il testo del Vangelo dice: “mentre si trovavano in quella grotta, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio”. “Mangiatoia” deriva dalla parola latina “masticare” o “mangiare”. Si riferisce a un luogo dove cavalli, asini e mucche mangiano. Qual è il messaggio di Luca attraverso questa mangiatoia? Dio ebbe a disposizione secoli per preparare questa nascita. Il profeta Michea visse 700 anni prima della nascita di Gesù e profetizzò che il Messia sarebbe nato a Betlemme.  Dio ebbe a disposizione ben sette secoli (e più!) per pianificare i dettagli dell’incarnazione e organizzare la venuta di Suo Figlio nel posto giusto, al momento giusto e nel modo giusto. Ad esempio, avrebbe potuto semplicemente organizzare che una vergine fedele e un uomo giusto, nella linea genealogica di Davide, si trovassero a Betlemme in accordo con le profezie. Invece, Dio scelse Maria e Giuseppe che vivevano a Nazaret e non a Betlemme e progettò che Maria rimanesse incinta lontano dalla città della profezia.

Strano che il figlio di Dio che si fa uomo, potendo scegliere dove nascere, una reggia, un palazzo con piscina, scelga di nascere in una mangiatoia di una grotta. Stiamo parlando di Betlemme, non proprio il massimo del confort. Ma che strano, si sarà sbagliato ? Anche sfortunato. Certo che la fine si vede spesso dal principio. Sfigato nasci, sfigato muori. Ma che strana sta cosa. Queste le premesse. Una iniziativa del potere allora vigente, che comanda un censimento probabilmente per ragioni amministrative, conduce Giuseppe e Maria, allora prossima al parto, alla città di Davide, Betlemme. Pure sta Maria, incinta ma Vergine, non me la racconta giusta. E sto Giuseppe fosse un pò idiota a crederci ? Tutto molto strano. Non vi sembra.  Dimenticando tutte le letture, pur rispettabili, che la pietà popolare ha saputo dare di questo testo, esso dice semplicemente che la nascita di Gesù avviene in uno spazio scavato all’interno della roccia: in greco katalyma.

 Lo spazio dove sistemare gli animali, e quindi ecco la mangiatoia. Tuttavia il Vangelo non parla di asino e bue, o di altra bestia. Però resta il fatto che il figlio di Dio, nasce, sceglie di nascere in una mangiatoia. A me mi sembra strano. C’era forse una ragione ?  E’ la stessa mangiatoia che riappare nell’annuncio ai pastori come il segno dello straordinario evento “Oggi nella città di Davide è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore” (Luca 2:11). Il Salvatore è in una mangiatoia! Il segno infatti era quella mangiatoia! Viceversa, tutto questo suonerebbe come uno scandalo. Questo è il segno. Nessun altro re in nessuna parte del mondo era stato fatto coricare in una mangiatoia. Trovatela e troverete il Re dei re e capirete qualcosa, qualcosa d’estremamente cruciale intorno a questo Re.

Dunque una nascita straordinaria, che tuttavia non si svolge in mezzo alle mura di un palazzo, ne tra i costumi dei potenti di quel tempo, come lo stesso Gesù dirà di Giovanni il Battista: ”che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re, non con me!”(Mt 11,8). E questa nascita è svelata espressamente a coloro che occupano un posto infimo nella società. Comincio a pensare che una ragione per tutto questo c’era. Stò bambinello qualcosa ce la volava dire. Ed è il Vangelo di Luca che ci chiarisce il tutto in questi giorni di gran commercio, sprechi, telefonini, caviale, champagne, falsità, cose inutili, menzogne, vestiti, sorrisi come 300 euro. Luca è senza mezze misure: “Lo spirito del Signore Dio mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, ai malti, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri” (Isaia 61,1;  Luca 4,18). E del resto è su questa strada che si indirizzano anche le beatitudini evangeliche. E Gesù così risponde agli inviati del Battista: “Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia” (Luca 7,22-23). 

Ma quella mangiatoia è di più. Quella mangiatoia è il primo passo sulla via del Calvario. Questo è il modo in cui il Salvatore salva. Questo è come il Messia adempie a tutte le promesse. Questo è il modo in cui il Signore regna: dall’infinità potenza di Dio, alla mangiatoia, ai tormenti finali sulla croce. L’essere uguale a Dio, divenendo simile agli uomini, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce. È una strada da percorrere da soli, è una strada difficile, ma non esiste gioia maggiore. Non è un caso se Papa Francesco nel giorno del suo compleanno ha esortato i presenti a far rinascere Gesù “nella mangiatoia del cuore”. Bisogna sapere che quello che noi chiamiamo genericamente “il presepe” altro non è che la parola latina con cui si indica la mangiatoia: perché “mangiatoia” in latino si dice “presepe”. Gesù nasce nella mangiatoia e per trovarlo bisogna arrivare proprio alla mangiatoia: se non si arriva lì, Gesù non nasce. Lo annuncia in modo esplicito il vangelo di Luca che dice la parola “mangiatoia” ogni volta che dice la nascita di Cristo: proprio a significare che condizione necessaria per trovare Cristo è avere il coraggio di ritornare alla propria mangiatoia, a quella vera ed esistenziale. Potete comprare tutto quello che volete. Ma la condizione unica , necessaria, per trovare Cristo è avere il coraggio di ritornare alla propria mangiatoia.

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