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GIANNA NANNINI TORNA IN TOUR: E LA VOCE NON MOLLA

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Sono passate le 21.30 al Palalotto di Roma:  il concerto si apre in perfetto ritardo. E’ la prima delle tre tappe romane dell’ “Io e te tour 2011″ di Gianna Nannini. Lo show inizia a luci spente, con il battito di mani dei fan che si confondono con il battito del cuore di Penelope: gli ultimi suoni che chiudono il nuovo disco sono i primi a dare il benvenuto al pubblico. I primi suoni che arrivano sono presi proprio da «Io e te». Scelta azzardata che rallenta la tensione.  La scenografia si svela poco alla volta. Un sipario alle spalle della band si apre e fa entrare l’ orchestra d’ archi. La sua voce è forte e precisa. Il sipario viene raccolto in drappeggi attorno al megaschermo. «Meglio di una Scala dentro a un palasport», spiega la rocker. In effetti quando le scontate riprese live lasciano il posto a suggestive immagini sembra di essere a teatro. Un passaggio acustico mostra una artista  delicata, con una sorprendentemente morbida «Profumo». Poi il rock di Gianna si scatena con un grido acuto dando inizio alle danze. Un ingresso decisamente rock, in tutti i sensi dal momento che la prima canzone è proprio “Rock 2″. C’è un’atmosfera da festa, la Nannini corre da una parte all’altra, cercando di coinvolgere tutto il palazzetto.

Lo sprint iniziale non si esaurisce man mano che il concerto procede, ma si affievolisce assumendo toni più calmi con l’apertura del sipario e il conseguente ingresso dell’orchestra. A questo punto tutto cambia: dalla scenografia alla giacca della Nannini, tutto concorre a conferire un’atmosfera romantica alla scena. Il contesto si fa più delicato grazie a un luminoso cielo stellato che avvolge la cantante mentre pronuncia quattro parole all’apparenza semplici e banali,  urlate a gran voce: “ti voglio tanto bene”. Si chiude il sipario e tutto cambia un’altra volta: inizia la terza parte dello show, quella acustica, introdotta da qualche giro di chitarra dal gusto vagamente gitano per permettere un ulteriore cambio d’abito alla star, che sbuca con  giacca blu dotata di code. A far ripartire le danze è la canzone “Io”.

L’unico momento in cui Gianna smette di cantare è per introdurre la cover di Domenico Modugno, “Volare”, che chiudeva l’ultimo disco: “Questa è una canzone che tutti conoscono sin dall’infanzia. Ma come la si fa noi, non la fa nessuno”, afferma con sicurezza. Così sul palco salgono in perfetta sincronia le due differenti parti di Gianna Nannini, ovvero quella più legata alla tradizione del suo paese e quella più amante del rock puro. Inesorabili passano i brani poi, quando tutto ormai sembra aver preso un certo assetto, un altro cambiamento: la cantante scende dal palcoscenico e sparisce tra la folla; corre – mentre le fanno da scudo gli uomini della sorveglianza – fino al mixer  dove già da tempo -e chi se n’era accorto?- la attende un pianoforte. Gianna si siede e, sola col suo piano,  intona “Notti senza cuore”. Si avvicina il termine dello spettacolo e molti dei pezzi forti non si sono ancora sentiti. Finale e bis trascinanti con i pezzi del passato, molti sacrificati, «Fotoromanza», «Bello e impossibile», «I maschi», «America». I desideri dei fan vengono salvati in corner con un concentrato delle maggiori hit dell’artista. Altri grossi successi in pillole. Gianna è un bagno di sudore ma con la voce che non molla

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