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GIOVANNI PAOLO II: L’UOMO CHE CAMBIO’ LA STORIA DEL MONDO

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Chi fa veramente la storia? La risposta ce l’ha data il pontificato di Giovanni Paolo II, la cui straordinaria vicenda si è realizzata nell’arco temporale tra il conclave dell’ottobre 1978 e la sua morte dell’aprile 2005. Giovanni Paolo II fù l’uomo che cambio la storia degli uomini. È questo il criterio interpretativo della figura e dell’opera di Giovanni Paolo II che sta alla base del libro  che sarà presentato questa sera  a Roma “Giovanni Paolo II. La biografia” monumentale ricostruzione storiografica compiuta da Andrea Riccardi, storico, studioso dagli orizzonti vastissimi come quelli che ha saputo spalancare all’impegno umanitario ed ecclesiale della Comunità di Sant’Egidio, di cui è fondatore. A dire il vero il libro è molto più di una biografia, è l’affresco di un’epoca piena di colpi di scena.

Nel descrivere la personalità di Karol Wojtyla, grande figura del Novecento e personaggio decisivo agli albori del Duemila, l’autore ci porta nel cuore delle vicende che hanno cambiato la storia. Andrea Riccardi, che ha conosciuto da vicino Giovanni Paolo II, ci ripropone l’immensa energia spirituale della sua figura e del suo ministero, insieme con gli effetti dirompenti che ne scaturirono per la Chiesa e per il mondo. Lo fa con l’accuratezza e la puntigliosità dello storico di solido mestiere, sulla base di una mole impressionante di documenti ma anche di testimonianze raccolte dalla viva voce di chi ha avuto a che fare quotidianamente con Giovanni Paolo II. Fra tutti spiccano i colloqui, commoventi e significativi, che l’autore ha avuto con Benedetto XVI sulla figura del suo predecessore. In questo modo Riccardi getta una nuova luce su un personaggio di cui ci sembra di sapere ormai tutto, in realtà un tesoro inesauribile che ci è stato donato e che riscopriamo giorno dopo giorno nell’imminenza della sua beatificazione. Siamo così riportati al mistero di Dio che agisce nella storia degli uomini. Quando Wojtyla viene eletto al soglio di Pietro la Chiesa appariva come una nave in tempesta, c’era la sensazione diffusa di uno stato di crisi. Il libro ci conduce alla sua conoscenza scavando dentro i legami profondi d’amicizia e di collaborazione che Wojtyla intratteneva con molte persone. Rapporti di devozione filiale, come quelli che lo legavano al «Primate del Millennio», l’austero cardinale Wyszynski. Ma anche rapporti spesso descritti come conflittuali. È il caso del segretario di Stato cardinale Casaroli, l’artefice dell’ Ostpolitik così invisa alle Chiese perseguitate dai regimi comunisti.

Se Giovanni Paolo II lo volle come suo stretto collaboratore fu perché, pur mantenendo un giudizio molto negativo sull’ Ostpolitik , condivideva con il cardinale Wyszynski una grande stima nei confronti di Casaroli, «un uomo di preghiera e di fede viva, sinceramente dedito alla Chiesa». Il punto di forza che sorregge la visione wojtyliana della storia è una sorta di «teologia delle nazioni», come la definisce suggestivamente Riccardi alludendo al patrimonio di cultura e di religiosità che costituisce l’identità di un popolo. Non è solo un grimaldello per scardinare il comunismo. È un concetto che Papa Wojtyla ha fatto valere anche nei confronti dell’Occidente, a cominciare dall’Italia cui il libro dedica un’analisi molto interessante. Giovanni Paolo insiste sulla nuova evangelizzazione, ma al tempo stesso è convinto che il cattolicesimo non debba smettere di essere una religione di popolo, il che sconcerta buona parte del mondo ecclesiale degli anni Ottanta. Papa Wojtyla è stato un leader globale che ha toccato le fibre di tanti mondi. Ma questo non significa che il suo sia stato un pontificato politico. Era convinto che il cristianesimo rappresentasse una forza di liberazione dell’uomo e dei popoli. È lungo questa traiettoria che si può giungere a modificare il corso della storia. Sì, noi possiamo cambiare il corso degli eventi», sono le parole che Giovanni Paolo II. Un messaggio di grande fiducia nell’uomo che è al tempo stesso un inno alla potenza misteriosa di Dio.

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